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L'Io Come Pronome, Non Sostantivo

Scritta blu su fondo arancio grigio con scritta blu che recita: ANGELO #36 MaNaDeʼeL מנדאל Il Centuplo delle Muraglie Trasformate. Quando il riconoscimento dei limiti diventa chiave per superarli, il coraggio di vedere le muraglie invisibili apre la liberazione e la forza di vivere autenticamente trasforma ogni prigionia in abbondanza centuplicata.

L'Io Come Pronome, Non Sostantivo


Il problema linguistico:

In italiano, quando vuoi riferirti a te stesso, puoi solo dire "Io". Ma "Io" è un pronome, non un sostantivo - cioè non descrive COSA sei, ma funziona solo come un dito puntato verso di te.


La trappola:Siccome non abbiamo una parola per dire "la mia essenza autentica", finiamo per completare la frase "Io sono..." con ruoli e etichette:

  • "Io sono ingegnere"

  • "Io sono madre"

  • "Io sono timido"

Il problema di questa identificazione:

Quando dici "Io sono ingegnere", stai dicendo che TU e il ruolo di ingegnere siete la stessa cosa. Ma tu puoi cambiare lavoro - significa che non sei più tu?

Se dici "Io sono timido", stai dicendo che la timidezza È te stesso. Ma le persone possono diventare più sicure - significa che diventano qualcun altro?


La differenza sana:

Invece di "Io sono timido" → "In questo momento tendo a essere timido" Invece di "Io sono ingegnere" → "Attualmente lavoro come ingegnere"


Perché è importante:

Quando ti identifichi totalmente con ruoli e caratteristiche, diventa terrificante cambiarli perché senti che perderesti te stesso. Ma in realtà, tu sei qualcosa di più ampio e fluido di qualsiasi etichetta.

Il punto di Sibaldi: non abbiamo le parole per descrivere questa "essenza dinamica" che siamo veramente, quindi ci accontentiamo di definirci tramite quello che facciamo o come ci comportiamo.

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