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Angeli degli Artisti

Scritta blu su fondo arancio grigio con scritta blu che recita: ANGELO #36 MaNaDeʼeL מנדאל Il Centuplo delle Muraglie Trasformate. Quando il riconoscimento dei limiti diventa chiave per superarli, il coraggio di vedere le muraglie invisibili apre la liberazione e la forza di vivere autenticamente trasforma ogni prigionia in abbondanza centuplicata.

Angeli degli Artisti


Le forze che ampliano il mondo attraverso la bellezza e la visione


Angeli degli Artisti — 

Gruppo angelico formato da tre potenze luminose (HaQaMiYaH, LeWuWiYaH, YeYaSeʼeL) che ispirano chi sente il bisogno di trasformare la realtà in linguaggio, bellezza o conoscenza. 


Secondo Igor Sibaldi, questi angeli non sostengono chi intrattiene o decora la realtà esistente, ma chi la amplia attraverso l'atto creativo autentico. Essi operano ogni volta che un essere umano sente il mondo troppo stretto e decide di aumentarlo con un atto d'amore, di arte o di conoscenza, sussurrando all'anima del creatore: "Non limitarti a vedere. Aumenta."


L'arte come atto di ampliamento


L'etimologia di arte e artista

La parola arte ha la sua radice nel sanscrito AR, che significa aderire. Essere artista non è esercitare un mestiere, ma aderire a ciò che si scopre, restare fedeli a una visione che si rivela oltre i limiti del mondo così com'è.


L'artista sente che la realtà, nella sua forma attuale, non gli basta: percepisce spazi più ampi e vuole renderli visibili. Non è soddisfazione intellettuale ma necessità esistenziale - un impulso che non può essere ignorato senza tradire la propria natura.


Il verbo latino augere – da cui viene autore – significa aumentare: e l'artista è proprio questo, colui che aumenta il mondo, aggiungendo alla realtà ciò che prima non esisteva. Non riproduce, non interpreta, non commenta - crea dal nulla ciò che mancava.


L'arte come linguaggio parallelo

Per Sibaldi, l'arte è un linguaggio parallelo, un'aggiunta alla realtà: non serve a rappresentarla, ma a farla crescere. Come afferma esplicitamente: "L'artista non copia il mondo, lo amplia."


Questa distinzione è fondamentale. L'artista autentico non è:

  • Un intrattenitore che distrae dalla realtà

  • Un decoratore che abbellisce l'esistente

  • Un commentatore che spiega ciò che già c'è

  • Un riproduttore che copia la natura

Ma è colui che aggiunge, che porta nel visibile ciò che prima non esisteva, che fa crescere la realtà stessa attraverso la manifestazione di possibilità inespresse.


La natura dell'artista nel pensiero di Sibaldi


Il mistico che lavora nella materia

Per Igor Sibaldi, l'artista non è chi intrattiene, ma chi crea mondi. È un mistico che lavora nella materia, un esploratore dell'invisibile che dà forma al non ancora manifestato. Non rappresenta: rivela.


La differenza tra il mistico tradizionale e l'artista è il mezzo, non la sostanza:

  • Il mistico contempla l'invisibile e lo custodisce nell'interiorità

  • L'artista contempla l'invisibile e lo manifesta nella materia

Entrambi attraversano il confine tra visibile e invisibile, ma l'artista compie il passo ulteriore di tradurre quell'esperienza in forme, gesti, parole che altri possono percepire.


L'impulso di Érōs

Ogni atto creativo nasce da un impulso di Érōs, da un desiderio profondo di generare nella bellezza. 


Non è Érōs nel senso riduttivo di attrazione sessuale, ma nel senso platonico di forza generativa che spinge verso la manifestazione del bello e del vero.


L'artista, come il mistico o l'attore, attraversa il confine fra visibile e invisibile, traducendo in forme, gesti o parole ciò che appartiene a un altrove. Questo "altrove" non è una dimensione geografica ma uno spazio di possibilità che precede la manifestazione.


L'iniziazione attraverso la creazione

Nel creare, l'artista compie un'iniziazione: non spiega, non convince, ma apre porte nell'anima. 


L'opera d'arte autentica non trasmette informazioni ma trasforma chi la incontra, creando passaggi verso dimensioni di esperienza prima inaccessibili.

Questo è il motivo per cui l'arte autentica spesso disturba, inquieta, provoca resistenza: non conferma il mondo conosciuto ma lo mette in discussione attraverso la manifestazione di alternative reali.


Libertà e responsabilità dell'artista


Un atto di libertà

Essere artista è un atto di libertà: la scelta coraggiosa di vedere oltre il dato e di dare forma a quella visione nonostante l'opposizione del conformismo, del mercato, dell'opinione comune.

Non è libertà come licenza (fare ciò che si vuole) ma libertà come fedeltà a ciò che si vede. L'artista è libero non perché non ha vincoli, ma perché il suo unico vincolo è la verità della propria visione interiore.


Un atto di responsabilità

Essere artista è anche un atto di responsabilità: ogni creazione aggiunge qualcosa al mondo, modifica la realtà condivisa, apre possibilità che prima non esistevano. L'artista risponde di ciò che porta nel mondo.


Questa responsabilità non è verso istituzioni esterne ma verso la visione stessa: il tradimento più grave per l'artista non è dispiacere al pubblico o alla critica, ma tradire ciò che ha visto, compromettere la purezza della propria intuizione per convenienza.


L'universalità della vocazione artistica

Ogni essere umano può essere artista, se vive con immaginazione, desiderio autentico e fedeltà alla propria vocazione interiore.


L'immaginazione è la facoltà di vedere oltre - non fantasia come evasione, ma visione di possibilità reali non ancora manifestate.


Il desiderio autentico è la forza che permette a quella visione di farsi realtà - non capriccio o ambizione ma Érōs generativo che spinge alla manifestazione.


La fedeltà alla vocazione interiore è la costanza nel seguire la propria chiamata specifica, anche quando è più facile conformarsi o rinunciare.


Il triangolo della creazione

HaQaMiYaH → Libertà
LeWuWiYaH → Grazia
YeYaSeʼeL → Manifestazione

I tre angeli operano in sequenza dinamica per permettere l'atto creativo completo.


HaQaMiYaH (#16) - Il Custode della Libertà e della Bellezza


Periodo: 6-11 giugno


Funzione: Liberare dalla schiavitù del consenso


Insegnamento: Fedeltà alla propria visione


HaQaMiYaH insegna all'artista la fedeltà alla propria visione, la forza di non adattarsi al consenso. È la voce della libertà creativa che dissolve i vincoli del conformismo e protegge chi sceglie la verità della propria ispirazione.

Questo angelo opera quando l'artista deve scegliere tra:

  • Creare ciò che vede veramente o ciò che è commercialmente sicuro

  • Seguire la propria intuizione o le aspettative del pubblico

  • Restare fedele alla bellezza percepita o scendere a compromessi

HaQaMiYaH conferisce il coraggio di dire "no" a tutto ciò che vorrebbe piegare la visione artistica a scopi estranei. Non è capriccio o ribellione adolescenziale, ma protezione sacra dell'integrità creativa.


LeWuWiYaH (#19) - L'Angelo della Grazia Creatrice


Periodo: 22-26 giugno


Funzione: Trasformare la ferita in bellezza


Insegnamento: L'arte come guarigione e ampliamento


LeWuWiYaH è l'energia della bellezza che cura. Guida l'artista a trasformare la ferita in canto, a trovare armonia dove c'era dolore. Ogni opera ispirata da LeWuWiYaH diventa un atto di guarigione per chi la crea e per chi la contempla.


Questo angelo rivela una dinamica fondamentale: la guarigione del dolore interiore è funzionale all'espansione della realtà esterna. L'energia che non viene trasformata attraverso l'atto creativo può rivolgersi contro se stessa, causando disagi, blocchi, malattie. Al contrario, quando il dolore viene elaborato attraverso l'arte, non solo guarisce chi lo trasforma ma amplia effettivamente il mondo, aggiungendo alla realtà forme di bellezza che prima non esistevano.


Il processo è questo:

  • Il dolore vissuto senza trasformazione rimane energia bloccata, distruttiva

  • Il dolore elaborato artisticamente diventa materiale generativo

  • La bellezza che nasce da questa trasformazione porta guarigione anche ad altri

  • Il mondo si amplia: c'è ora una forma di bellezza che prima non esisteva

LeWuWiYaH insegna che:

  • Il dolore può diventare materiale per la creazione senza essere negato

  • La bellezza non è fuga dal tragico ma sua trasformazione

  • L'arte autentica guarisce non nascondendo ma elaborando

  • Ogni ferita trasformata in opera amplia le possibilità del mondo

LeWuWiYaH insegna l'alchimia fondamentale: prendere ciò che ferisce e trasformarlo in ciò che illumina. Non è negazione del dolore ma sua sublimazione - elevazione a una forma che può essere condivisa e che porta sollievo anche ad altri che soffrono.


La grazia di questo angelo si manifesta quando l'artista scopre che la propria ferita personale, una volta trasformata in opera, diventa medicina universale e, simultaneamente, contributo concreto all'ampliamento della realtà condivisa.


YeYaSeʼeL (#40) - L'Angelo degli Artisti che Lancia la Freccia del Futuro


Periodo: 9-13 ottobre


Funzione: Manifestare il non ancora esistente


Insegnamento: L'arte come profezia del possibile


YeYaSeʼeL è il simbolo dell'atto creativo puro: "l'Angelo degli Artisti che lancia la freccia del futuro." La sua energia si compone di due Yod, che indicano il "vedere oltre il vedere", e di una Zayin, la freccia che attraversa il tempo per portare nel presente ciò che appartiene al domani.


Chi è toccato da YeYaSeʼeL sente che il mondo esistente non basta. È un annunciatore del possibile, colui che percepisce le forme prima che esistano e deve lanciarle nella realtà.


I due compiti di YeYaSeʼeL


Creare - dare forma a ciò che si vede in più, manifestare nel visibile ciò che prima esisteva solo come possibilità nell'invisibile.


Ribellarsi all'oppressione - liberarsi da ciò che impedisce la manifestazione del nuovo, opporsi a tutte le forze che vorrebbero mantenere la realtà limitata al già noto.

Questi due compiti sono inseparabili: non si può creare autenticamente senza liberarsi dai vincoli del conformismo, e non si può liberare senza creare alternative concrete al sistema oppressivo.


I due errori opposti


La superbia - che rifiuta il dono dell'idea per paura di non esserne degna. L'artista che si sente troppo piccolo per la grandezza della visione e la respinge invece di servirla.


La viltà - che accetta l'oppressione e rinuncia al coraggio creativo. L'artista che vede ma non osa manifestare, che percepisce ma si autocensura per paura del giudizio o della fatica.

Entrambi gli errori nascono dalla stessa radice: la mancanza di fiducia nel processo creativo. La superbia dice "non sono abbastanza grande per questo", la viltà dice "è troppo rischioso". Entrambe tradiscono la visione.


L'artista yeyaseliano come outsider

L'artista yeyaseliano è spesso un outsider, più vicino al futuro che al presente. Vive nello scarto tra il "non ancora" e il "già stato", e da quel vuoto trae la materia delle sue opere.


Non è integrato nel presente perché vede ciò che il presente non vede ancora. La sua contemporaneità è con il futuro, non con l'attualità. Questo crea necessariamente una tensione, spesso un conflitto con chi è perfettamente adattato al mondo così com'è.


L'incomprensione non è accidente ma conseguenza necessaria: chi porta nel presente ciò che appartiene al futuro viene inevitabilmente frainteso da chi vive solo nel presente. Questo non significa che l'artista debba compiacersi dell'incomprensione, ma che deve accettarla come parte del proprio compito.


La dinamica del triangolo


Libertà, Grazia, Manifestazione

I tre angeli operano in sequenza dinamica:


HaQaMiYaH libera - dissolve i vincoli che impedirebbero la visione autentica, crea lo spazio di libertà necessario perché l'intuizione possa emergere senza censure.


LeWuWiYaH armonizza - trasforma il materiale grezzo dell'esperienza (incluso il dolore) in bellezza utilizzabile, trova la forma che permette alla visione di essere comunicabile.


YeYaSeʼeL manifesta - lancia nel mondo visibile ciò che è stato liberato e armonizzato, completa l'atto creativo portando nel presente ciò che apparteneva al futuro.


La formula completa della creazione

L'atto creativo completo richiede tutte e tre le energie:


Senza libertà (HaQaMiYaH), l'artista rimane prigioniero delle aspettative esterne e non può accedere alla propria visione autentica.


Senza grazia (LeWuWiYaH), l'artista può vedere ma non sa come trasformare la visione in bellezza comunicabile; il dolore rimane distruttivo invece di diventare generativo.


Senza manifestazione (YeYaSeʼeL), l'artista può essere libero e armonioso ma la visione rimane non realizzata, potenziale non attualizzato.


Riconoscere la chiamata artistica


I segnali della vocazione

Chi porta l'impronta degli Angeli degli Artisti spesso sperimenta:


Insoddisfazione cronica con la realtà data - non depressione ma percezione chiara che il mondo potrebbe essere più ampio, più luminoso, più ricco di significato.


Visioni spontanee di possibilità - immagini, forme, suoni, strutture che appaiono alla mente senza essere stati cercati deliberatamente.


Impulso irresistibile a manifestare - non si può non creare; l'energia si accumula fino a diventare intollerabile se non trova espressione.


Sensazione di essere messaggeri - l'opera non appartiene completamente all'artista ma arriva "attraverso" lui da una fonte più grande.


Conflitto con il conformismo - difficoltà naturale ad accettare "così si è sempre fatto" come argomento sufficiente per non cambiare.


I blocchi comuni

Gli ostacoli tipici per chi ha questa vocazione:


Paura di non essere degni - "chi sono io per creare questo?" La superbia mascherata da umiltà che respinge il dono.


Bisogno di approvazione - dipendenza dal consenso esterno che paralizza la libertà creativa. Si cerca conferma invece di manifestazione.


Perfezionismo paralizzante - l'idea deve essere perfetta prima di essere manifestata, ma la perfezione viene solo attraverso la manifestazione e il perfezionamento.


Confusione tra arte e intrattenimento - credere che l'arte debba piacere, divertire, essere immediatamente comprensibile invece di ampliare e trasformare.


Mancanza di disciplina - avere visioni ma non la costanza di portarle a compimento. Il talento senza lavoro rimane potenziale non realizzato.


Applicazioni pratiche


Coltivare la visione artistica


Per chi sente la chiamata degli Angeli degli Artisti:


Proteggere spazi di solitudine - la visione emerge nel silenzio, non nel rumore delle opinioni altrui. 


L'artista ha bisogno di tempo non contaminato da input esterni.


Praticare l'immaginazione attiva - non aspettare passivamente l'ispirazione ma coltivare deliberatamente la capacità di vedere oltre il dato. Chiedere costantemente: "Cosa potrebbe esserci di più?"


Sviluppare la fedeltà alla visione - quando arriva un'intuizione autentica, servirla con dedizione totale anche se comporta sacrifici. La visione merita fedeltà assoluta.


Accettare l'incomprensione - se l'opera amplia veramente il mondo, sarà necessariamente fraintesa da chi è perfettamente adattato al mondo com'è. L'incomprensione non è fallimento ma conferma.


Distinguere critica costruttiva da proiezione - ascoltare chi può aiutare a raffinare la manifestazione, ignorare chi vorrebbe semplicemente che l'opera fosse diversa per adattarsi alle proprie preferenze.


Professioni e ambiti di manifestazione

Gli Angeli degli Artisti non supportano solo le "belle arti" tradizionali ma ogni ambito dove si amplia la realtà. Come Sibaldi sottolinea, i processi di scoperta nella grande filosofia e nella scienza sono molto simili all'arte: utilizzano concetti e formule per aderire a ciò che si sta scoprendo, manifestando visioni che ampliano autenticamente la comprensione del mondo. 


L'ampliamento autentico trascende i confini delle categorie accademiche.


Arti visive - pittura, scultura, fotografia, cinema quando manifestano visioni autentiche non mere riproduzioni.


Arti performative - teatro, danza, musica quando aprono spazi di esperienza prima inaccessibili.


Scrittura creativa - narrativa, poesia, saggistica visionaria che crea mondi o rivela dimensioni nascoste del reale.


Architettura e design - quando creano spazi che trasformano l'esperienza umana, non solo che la contengono.


Scienza visionaria - quando scopre possibilità che ampliano radicalmente la comprensione del mondo, utilizzando formule matematiche come linguaggio per aderire a ciò che si sta scoprendo.


Filosofia creatrice - quando elabora concetti che permettono di vedere la realtà in modi prima impensabili, ampliando le categorie stesse attraverso cui comprendiamo il mondo.


Innovazione tecnologica - quando manifesta strumenti che permettono esperienze prima impossibili, aumentando concretamente le capacità umane.


Educazione trasformativa - quando apre menti a possibilità che non potevano concepire prima, ampliando gli orizzonti di comprensione degli studenti.

In tutti questi ambiti, l'energia degli Angeli degli Artisti opera quando c'è ampliamento autentico, non solo riproduzione o variazione dell'esistente. Il criterio non è la categoria professionale ma l'atto di aumentare il mondo.


La pratica quotidiana dell'artista

Per mantenere viva la connessione con gli Angeli degli Artisti:


Mattina - Proteggere le prime ore per la visione prima che la mente venga riempita dagli input del mondo. Chiedere: "Cosa vuole nascere attraverso me oggi?"


Durante la creazione - Servire l'opera, non l'ego. Chiedersi costantemente: "Questo amplia il mondo o semplicemente decora l'esistente?"


Quando bloccati - Verificare quale dei tre angeli è stato trascurato. Manca libertà? Manca grazia? Manca coraggio di manifestare?


Sera - Gratitudine per ciò che è stato permesso di creare. Riconoscimento che l'opera viene "attraverso" l'artista, non "da" lui.


Conclusione


Gli Angeli degli Artisti rappresentano la forza cosmica che spinge verso l'ampliamento continuo della realtà. Non sono lusso o decorazione ma necessità evolutiva: il mondo cresce attraverso chi osa vedere oltre il dato e manifestare quelle visioni.


L'artista è la freccia del futuro: vede ciò che non esiste ancora e lo rende visibile, perché il mondo possa finalmente accorgersi di sé. Non vive per decorare la realtà, ma per rivelarla. Quando accoglie un'idea come un dono e la lancia nel visibile come una freccia, egli compie il gesto più divino dell'essere umano: creare.


I tre angeli sussurrano costantemente all'anima di ogni potenziale creatore:


HaQaMiYaH: "Liberati dai vincoli del consenso"


LeWuWiYaH: "Trasforma la ferita in bellezza"


YeYaSeʼeL: "Non limitarti a vedere. Aumenta."


Chi ascolta queste voci e le serve con fedeltà diventa strumento attraverso cui il mondo si espande, si illumina, si conosce meglio. Questa è la vocazione suprema dell'artista: essere il punto attraverso cui l'invisibile diventa visibile e il possibile diventa reale.


E così il mondo cresce, ogni volta che un'anima osa creare.

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