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Verbi Servili modali

Scritta blu su fondo arancio grigio con scritta blu che recita: ANGELO #36 MaNaDeʼeL מנדאל Il Centuplo delle Muraglie Trasformate. Quando il riconoscimento dei limiti diventa chiave per superarli, il coraggio di vedere le muraglie invisibili apre la liberazione e la forza di vivere autenticamente trasforma ogni prigionia in abbondanza centuplicata.

Verbi Servili


Categoria di verbi analizzata da Igor Sibaldi (volere, potere,  dovere, bisogna) non per la loro funzione grammaticale, ma per il loro  ruolo psicologico nel limitare o liberare l'azione individuale. Secondo  Sibaldi, questi verbi rivelano il rapporto dell'individuo con l'autorità  esterna, il conformismo e la propria autenticità, fungendo da  indicatori del grado di libertà o servitù interiore.


Scheda tecnica grammaticale

Verbi modali/servili in italiano


I principali verbi modali (servili) in italiano sono:

  • dovere

  • potere

  • volere

  • sapere (quando significa "essere capace" o "essere in grado")

Caratteristiche principali

  • Si chiamano "modali" perché modificano il modo d'essere dell'azione espressa dal verbo che li segue

  • Si chiamano anche "servili" perché servono (accompagnano) un altro verbo all'infinito, da cui dipendono:Es: devo studiare
    Es: puoi uscire
    Es: voglio dormire
    Es: so nuotare

Funzione grammaticale

Indicano:

  • dovere – obbligo, necessità

  • potere – possibilità, permesso, capacità

  • volere – volontà, desiderio

  • sapere – capacità, abilità

Nota:  "Sapere" è grammaticalmente un verbo modale, ma Sibaldi non lo include  nella sua analisi psicologica perché, a differenza di  dovere/potere/volere, non veicola un rapporto con l'autorità o la  libertà, ma una semplice capacità tecnica.

Altri verbi modali (meno comuni)

  • preferire

  • desiderare

  • gradire

Questi ultimi non sono "servili" in senso stretto perché non sempre si usano con l'infinito.

Coniugazione

I verbi modali si coniugano normalmente, ma il verbo che li segue resta sempre all'infinito:

  • posso andare

  • devi mangiare

  • vuole parlare

  • sappiamo cantare

Definizione

e approccio di Sibaldi


Sebbene non definiti come  categoria grammaticale specifica nei suoi testi, i concetti veicolati  dai verbi servili sono fondamentali nell'esplorazione dell'Io e  dell'evoluzione personale. Sibaldi esorta l'individuo a riappropriarsi  della propria volontà e capacità, e a rinegoziare completamente i  concetti di dovere e limite imposti dalla società.


La scelta di questi verbi non è casuale o meramente culturale, ma storica - figlia di consuetudini millenarie che Sibaldi reputa superabili e di  cui è necessario acquisire consapevolezza per poter evolvere. Questi  pattern linguistici si sono sedimentati nei secoli come strumenti di  controllo sociale e auto-limitazione.

Questi verbi funzionano come termometro della libertà interiore:  rivelano se l'individuo agisce mosso da impulsi autentici ("mi piace",  "voglio") o da condizionamenti esterni ("devo", "bisogna", "posso" come  concessione).


Nota: Sebbene "sapere" sia grammaticalmente un verbo modale, l'analisi psicologica di Sibaldi si concentra quasi esclusivamente su dovere, potere, volere e bisogna come i più psicologicamente limitanti e significativi per la trasformazione personale.

"Bisogna"  è un verbo impersonale, non coniugabile in prima persona, e quindi non  rientra nella categoria grammaticale dei verbi servili. Tuttavia,  Sibaldi lo include nella sua analisi per il suo peso simbolico come  espressione della necessità collettiva.


1. DOVERE -

Il verbo della servitù


Natura del condizionamento


Il verbo "dovere" è identificato da Sibaldi come il più dannoso per l'evoluzione personale. È strettamente legato alla Coscienza Collettiva (CSC) - il "mondo" delle aspettative e limitazioni sociali.


Meccanismo di acquisizione

  • Innesto precoce: Viene impiantato "in tenerissima età" (devi mangiare, devi dormire, non devi gridare)

  • Completamento in giovinezza: L'apprendistato si completa ripiegando sulla prima persona: "devo, devo, devo"

  • Estensione al mondo: Il "lifting" del dovere si estende all'intero mondo percepito

Effetti distruttivi


Il lifting esistenziale

Il dovere è paragonato a un lifting della mente, del cuore e dell'esistenza che:

  • Toglie il volto autentico rendendo l'io artificioso

  • Elimina la gioia sostituendola con il sollievo che "qualcosa sia andato come doveva"

  • Spegne l'intuizione facendo apparire la realtà solo come "deve" apparire nella CSC

Come osserva Sibaldi: "Il  verbo dovere è paragonato a un lifting della mente, del cuore e  dell'esistenza. Sebbene possa riuscire bene o male, toglie sempre  all'individuo il suo volto autentico, rendendo l'io artificioso."


Distorsione percettiva

  • Limita la visione a "cosa deve o non dovrebbe esserci intorno"

  • Contamina i media: "Ogni quotidiano, libro di storia o pubblicità è costruito sul dovere e il non dovere"

  • Blocca l'interpretazione dei sogni quando contrastano con ciò che "avrebbero dovuto dirci"

L'esercizio di liberazione

Sibaldi propone un esercizio pratico: cancellare il verbo servile dalle frasi e dai pensieri:

  • "Devo fare la tal cosa oggi" → "Faccio la tal cosa oggi"

  • "Dovevo telefonarti ma..." → "Non ti ho telefonato, e..."

Questa purificazione apre la via a idee, sentimenti e intenti che la CSC vuole mantenere nascosti.


2. VOLERE -

Il verbo della trasformazione


Distinzione fondamentale: Volere vs Desiderare


Desiderare (de-siderare)

  • Etimologia: "Distogliere lo sguardo dalle stelle/autorità"

  • Natura: Nostalgia per l'irraggiungibile

  • Funzione: Avere il coraggio di scorgere ciò che è momentaneamente impossibile secondo il destino o la CSC

Volere

  • Natura: Sensazione concreta come fame o sete

  • Frequenza: "Mediamente una o due volte al giorno"

  • Manifestazione: "Viene su come un vento" che indica dove andare

  • Funzione: Trasformare l'impossibile in possibile

Le caratteristiche del volere autentico


Forza impersonale

Il volere è descritto come "impersonale, simile all'appetito, alla sete, al sonno". Si manifesta come un vento che dice: "Fidati  di me! Sono più grande di te, posso muovere la tua intelligenza, il tuo  intuito, posso muovere tutta la tua vita e tantissime circostanze  intorno a te".


La Volontà come forza abbondante

  • Primo segreto: La Volontà non è uno sforzo, ma è abbondantissima in noi

  • Secondo segreto: La volontà agisce sempre e in tutto - nella vita capita solo ciò che si è voluto "in un lampo di chiarezza"

  • Sede spirituale: Collegata alla sfera Kether ("la Corona"), sede della suprema Volontà

Formula trasformativa

Dire "Io voglio" è il momento preciso in cui si smette di desiderare e si comincia a volere, assumendosi la responsabilità di far scendere il desiderio sulla terra.


3. POTERE -

Il verbo delle possibilità


Distinzione cruciale: Potere DI vs Potere SU


Potere SU (dominio)

  • Natura: "Una fatica disastrosa"

  • Effetti: Rende "ottusi, stupidi, insensibili, stressati"

  • Limitazione: Basato sul controllo degli altri

Potere DI (capacità)

  • Natura: "Bellissimo" e "generoso"

  • Caratteristiche: Il potere di fare, dire, scoprire qualcosa

  • Potenziale: "Non ha limiti" - quando si impara a usarlo, "il desiderio fende la realtà"

Il potere dell'Io superiore

Quando l'individuo si accorge di essere il proprio Io grande, scopre di avere un potere che supera l'Io piccolo e razionale. Questo potere implica:

  • Autosuperamento: Essere "imperatore e papa di te stesso"

  • Utilizzo del potere proiettato: Usare su di sé il potere che normalmente si proietta negli altri

  • Accesso condizionato: "I poteri dell'Io sono molto più grandi di quelli che si conoscono, ma finché non se ne ha bisogno, non si possono chiedere"

"Posso" come concessione limitata

Il verbo "posso" è descritto come "un'ora d'aria che la CSC concede solo ogni tanto",  non quotidianamente. Il verbo "potere" non è intrinsecamente limitante:  diventa servile solo quando esprime dipendenza da un'autorità esterna  ("Posso uscire, mamma?"), anziché la consapevolezza delle proprie  capacità ("Posso creare la mia vita"). Rappresenta una falsa libertà  controllata dal sistema quando usato come richiesta di permesso  piuttosto che come affermazione di capacità.


4. BISOGNA -

Il verbo della necessità collettiva


Caratteristiche distintive

  • Devo: Definito come "roba tua" (qualcosa di interiore)

  • Bisogna: "Condiviso con altri" (imposizione sociale)

Funzione nel controllo sociale

Il "bisogna" rappresenta le  necessità imposte dalla collettività, spesso in contrasto con i desideri  autentici. È uno strumento di omologazione che impedisce l'espressione  individuale.

Necessità spirituali autentiche

Sibaldi distingue tra il "bisogna" imposto e le vere necessità evolutive:

  • Necessità di forza: "Bisogna avere la forza, lo slancio, l'irruenza" per superare le resistenze alla crescita

  • Necessità di violenza evolutiva: Usando il verbo greco biazetai per indicare la forza necessaria per l'evoluzione

  • Necessità di superamento: "Bisogna superare una serie tremenda di resistenze" per entrare nel "regno dei cieli"

La triade della depressione

Quando una persona è avviata verso la depressione, le sue decisioni non sono dettate dal "mi piace", ma dalla triade limitante:

  • DEVO (imposizione interna)

  • POSSO (concessione esterna)

  • BISOGNA (obbligo sociale)

"L'intera giornata passa tra queste tre cose", mentre il verbo vitale "mi piace" viene dimenticato.


I due tipi di doveri


Sibaldi distingue due categorie di doveri:


Doveri regressivi

  • Verso ciò che esisteva prima di noi

  • Natura: Possono essere vissuti come prigionia

  • Effetto: Mantengono ancorati al passato e alle strutture ereditate

Doveri evolutivi

  • Verso ciò che può prendere forma soltanto attraverso di te

  • Natura: Spingono verso la manifestazione del potenziale unico

  • Tensione: Per chi si accosta alla sapienza, la tensione tra questi due tipi è "intensissima"

Contrapposizione con "Mi piace"


Il comando del piacere autentico

  • "Il 'mi piace' comanda, non il bisogno o il devo"

  • Criterio di autenticità: Se a uno piace costruire case, "studia 20 ore al giorno per farlo"

  • Liberazione dalla paura: "Non bisogna aver paura di fare quello che piace per timore di non studiare o lavorare"

Desideri "servili"

I desideri contaminati dal dovere diventano:

  • Falsi desideri: "Dover scegliere tra le opzioni proposte dalla CSC"

  • Attese deludenti: "Finiscono con il disincanto perché esprimono ciò che si doveva volere"

  • Auto-inganno: "Addirittura doveva voler volere"

La libertà autentica


Definizione di libertà

La libertà è definita come "la possibilità di fare quello che vuoi (se sei timido) oppure quello che desideri (se sei coraggioso)".

Percorso di liberazione

  1. Riconoscimento: Accorgersi della propria servitù ai verbi limitanti

  2. Purificazione: Eliminare dalle frasi e dai pensieri i verbi servili

  3. Sostituzione: Sostituire con formule di volontà autentica

  4. Pratica: Allenare quotidianamente il "mi piace" e "io voglio"

Applicazioni pratiche


Esercizio di riconoscimento


Monitorare per una giornata la frequenza di utilizzo di:

  • DEVO (quanto spesso pensi in termini di obblighi?)

  • POSSO (quanto spesso chiedi permessi impliciti?)

  • BISOGNA (quanto spesso ti conformi alle aspettative?)

  • VOGLIO (quanto spesso esprimi volontà autentica?)

Trasformazione linguistica

  • Da: "Devo lavorare" A: "Lavoro"

  • Da: "Non posso permettermelo" A: "Scelgo di non farlo ora"

  • Da: "Bisogna essere educati" A: "Mi piace essere gentile"

  • Da: "Dovrei essere felice" A: "Voglio essere felice"

Criterio del piacere

Prima di ogni decisione, chiedersi:

  • "Mi piace davvero?"

  • "Lo voglio autenticamente?"

  • "È un mio desiderio o un dovere mascherato?"

Conclusione


I verbi servili, nell'analisi di Sibaldi, rappresentano molto più di semplici costruzioni grammaticali: sono strumenti di diagnostica psicologica che rivelano il grado di libertà o servitù interiore dell'individuo.


La liberazione dai verbi servili non è un gioco linguistico, ma un percorso di decolonizzazione mentale che permette all'Io autentico di emergere dalle sovrastrutture imposte  dalla società. Solo attraverso questa purificazione linguistica e  concettuale l'individuo può accedere alla propria volontà autentica e  manifestare il proprio potenziale evolutivo.


Il passaggio dai verbi servili  ai verbi di libertà ("voglio", "mi piace", "scelgo") segna la  transizione dall'Io piccolo condizionato all'Io grande libero, capace di  creare la propria realtà invece di subirla passivamente.


Riferimenti bibliografici: Queste interpretazioni sono sviluppate in vari testi e seminari di Igor Sibaldi, in particolare ne Il Libro degli Angeli, Il mondo dei desideri e Ribellarsi al destino.

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