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Sipuouscirnecrescendo è un percorso che unisce psicologia antica e angelologia, secondo il metodo di Igor Sibaldi,
per trasformare convinzioni limitanti e ritrovare libertà interiore.
Dettagli di...
Verbi Servili modali
Verbi Servili
Categoria di verbi analizzata da Igor Sibaldi (volere, potere, dovere, bisogna) non per la loro funzione grammaticale, ma per il loro ruolo psicologico nel limitare o liberare l'azione individuale. Secondo Sibaldi, questi verbi rivelano il rapporto dell'individuo con l'autorità esterna, il conformismo e la propria autenticità, fungendo da indicatori del grado di libertà o servitù interiore.
Scheda tecnica grammaticale
Verbi modali/servili in italiano
I principali verbi modali (servili) in italiano sono:
dovere
potere
volere
sapere (quando significa "essere capace" o "essere in grado")
Caratteristiche principali
Si chiamano "modali" perché modificano il modo d'essere dell'azione espressa dal verbo che li segue
Si chiamano anche "servili" perché servono (accompagnano) un altro verbo all'infinito, da cui dipendono:Es: devo studiare
Es: puoi uscire
Es: voglio dormire
Es: so nuotare
Funzione grammaticale
Indicano:
dovere – obbligo, necessità
potere – possibilità, permesso, capacità
volere – volontà, desiderio
sapere – capacità, abilità
Nota: "Sapere" è grammaticalmente un verbo modale, ma Sibaldi non lo include nella sua analisi psicologica perché, a differenza di dovere/potere/volere, non veicola un rapporto con l'autorità o la libertà, ma una semplice capacità tecnica.
Altri verbi modali (meno comuni)
preferire
desiderare
gradire
Questi ultimi non sono "servili" in senso stretto perché non sempre si usano con l'infinito.
Coniugazione
I verbi modali si coniugano normalmente, ma il verbo che li segue resta sempre all'infinito:
posso andare
devi mangiare
vuole parlare
sappiamo cantare
Definizione
e approccio di Sibaldi
Sebbene non definiti come categoria grammaticale specifica nei suoi testi, i concetti veicolati dai verbi servili sono fondamentali nell'esplorazione dell'Io e dell'evoluzione personale. Sibaldi esorta l'individuo a riappropriarsi della propria volontà e capacità, e a rinegoziare completamente i concetti di dovere e limite imposti dalla società.
La scelta di questi verbi non è casuale o meramente culturale, ma storica - figlia di consuetudini millenarie che Sibaldi reputa superabili e di cui è necessario acquisire consapevolezza per poter evolvere. Questi pattern linguistici si sono sedimentati nei secoli come strumenti di controllo sociale e auto-limitazione.
Questi verbi funzionano come termometro della libertà interiore: rivelano se l'individuo agisce mosso da impulsi autentici ("mi piace", "voglio") o da condizionamenti esterni ("devo", "bisogna", "posso" come concessione).
Nota: Sebbene "sapere" sia grammaticalmente un verbo modale, l'analisi psicologica di Sibaldi si concentra quasi esclusivamente su dovere, potere, volere e bisogna come i più psicologicamente limitanti e significativi per la trasformazione personale.
"Bisogna" è un verbo impersonale, non coniugabile in prima persona, e quindi non rientra nella categoria grammaticale dei verbi servili. Tuttavia, Sibaldi lo include nella sua analisi per il suo peso simbolico come espressione della necessità collettiva.
1. DOVERE -
Il verbo della servitù
Natura del condizionamento
Il verbo "dovere" è identificato da Sibaldi come il più dannoso per l'evoluzione personale. È strettamente legato alla Coscienza Collettiva (CSC) - il "mondo" delle aspettative e limitazioni sociali.
Meccanismo di acquisizione
Innesto precoce: Viene impiantato "in tenerissima età" (devi mangiare, devi dormire, non devi gridare)
Completamento in giovinezza: L'apprendistato si completa ripiegando sulla prima persona: "devo, devo, devo"
Estensione al mondo: Il "lifting" del dovere si estende all'intero mondo percepito
Effetti distruttivi
Il lifting esistenziale
Il dovere è paragonato a un lifting della mente, del cuore e dell'esistenza che:
Toglie il volto autentico rendendo l'io artificioso
Elimina la gioia sostituendola con il sollievo che "qualcosa sia andato come doveva"
Spegne l'intuizione facendo apparire la realtà solo come "deve" apparire nella CSC
Come osserva Sibaldi: "Il verbo dovere è paragonato a un lifting della mente, del cuore e dell'esistenza. Sebbene possa riuscire bene o male, toglie sempre all'individuo il suo volto autentico, rendendo l'io artificioso."
Distorsione percettiva
Limita la visione a "cosa deve o non dovrebbe esserci intorno"
Contamina i media: "Ogni quotidiano, libro di storia o pubblicità è costruito sul dovere e il non dovere"
Blocca l'interpretazione dei sogni quando contrastano con ciò che "avrebbero dovuto dirci"
L'esercizio di liberazione
Sibaldi propone un esercizio pratico: cancellare il verbo servile dalle frasi e dai pensieri:
"Devo fare la tal cosa oggi" → "Faccio la tal cosa oggi"
"Dovevo telefonarti ma..." → "Non ti ho telefonato, e..."
Questa purificazione apre la via a idee, sentimenti e intenti che la CSC vuole mantenere nascosti.
2. VOLERE -
Il verbo della trasformazione
Distinzione fondamentale: Volere vs Desiderare
Desiderare (de-siderare)
Etimologia: "Distogliere lo sguardo dalle stelle/autorità"
Natura: Nostalgia per l'irraggiungibile
Funzione: Avere il coraggio di scorgere ciò che è momentaneamente impossibile secondo il destino o la CSC
Volere
Natura: Sensazione concreta come fame o sete
Frequenza: "Mediamente una o due volte al giorno"
Manifestazione: "Viene su come un vento" che indica dove andare
Funzione: Trasformare l'impossibile in possibile
Le caratteristiche del volere autentico
Forza impersonale
Il volere è descritto come "impersonale, simile all'appetito, alla sete, al sonno". Si manifesta come un vento che dice: "Fidati di me! Sono più grande di te, posso muovere la tua intelligenza, il tuo intuito, posso muovere tutta la tua vita e tantissime circostanze intorno a te".
La Volontà come forza abbondante
Primo segreto: La Volontà non è uno sforzo, ma è abbondantissima in noi
Secondo segreto: La volontà agisce sempre e in tutto - nella vita capita solo ciò che si è voluto "in un lampo di chiarezza"
Sede spirituale: Collegata alla sfera Kether ("la Corona"), sede della suprema Volontà
Formula trasformativa
Dire "Io voglio" è il momento preciso in cui si smette di desiderare e si comincia a volere, assumendosi la responsabilità di far scendere il desiderio sulla terra.
3. POTERE -
Il verbo delle possibilità
Distinzione cruciale: Potere DI vs Potere SU
Potere SU (dominio)
Natura: "Una fatica disastrosa"
Effetti: Rende "ottusi, stupidi, insensibili, stressati"
Limitazione: Basato sul controllo degli altri
Potere DI (capacità)
Natura: "Bellissimo" e "generoso"
Caratteristiche: Il potere di fare, dire, scoprire qualcosa
Potenziale: "Non ha limiti" - quando si impara a usarlo, "il desiderio fende la realtà"
Il potere dell'Io superiore
Quando l'individuo si accorge di essere il proprio Io grande, scopre di avere un potere che supera l'Io piccolo e razionale. Questo potere implica:
Autosuperamento: Essere "imperatore e papa di te stesso"
Utilizzo del potere proiettato: Usare su di sé il potere che normalmente si proietta negli altri
Accesso condizionato: "I poteri dell'Io sono molto più grandi di quelli che si conoscono, ma finché non se ne ha bisogno, non si possono chiedere"
"Posso" come concessione limitata
Il verbo "posso" è descritto come "un'ora d'aria che la CSC concede solo ogni tanto", non quotidianamente. Il verbo "potere" non è intrinsecamente limitante: diventa servile solo quando esprime dipendenza da un'autorità esterna ("Posso uscire, mamma?"), anziché la consapevolezza delle proprie capacità ("Posso creare la mia vita"). Rappresenta una falsa libertà controllata dal sistema quando usato come richiesta di permesso piuttosto che come affermazione di capacità.
4. BISOGNA -
Il verbo della necessità collettiva
Caratteristiche distintive
Devo: Definito come "roba tua" (qualcosa di interiore)
Bisogna: "Condiviso con altri" (imposizione sociale)
Funzione nel controllo sociale
Il "bisogna" rappresenta le necessità imposte dalla collettività, spesso in contrasto con i desideri autentici. È uno strumento di omologazione che impedisce l'espressione individuale.
Necessità spirituali autentiche
Sibaldi distingue tra il "bisogna" imposto e le vere necessità evolutive:
Necessità di forza: "Bisogna avere la forza, lo slancio, l'irruenza" per superare le resistenze alla crescita
Necessità di violenza evolutiva: Usando il verbo greco biazetai per indicare la forza necessaria per l'evoluzione
Necessità di superamento: "Bisogna superare una serie tremenda di resistenze" per entrare nel "regno dei cieli"
La triade della depressione
Quando una persona è avviata verso la depressione, le sue decisioni non sono dettate dal "mi piace", ma dalla triade limitante:
DEVO (imposizione interna)
POSSO (concessione esterna)
BISOGNA (obbligo sociale)
"L'intera giornata passa tra queste tre cose", mentre il verbo vitale "mi piace" viene dimenticato.
I due tipi di doveri
Sibaldi distingue due categorie di doveri:
Doveri regressivi
Verso ciò che esisteva prima di noi
Natura: Possono essere vissuti come prigionia
Effetto: Mantengono ancorati al passato e alle strutture ereditate
Doveri evolutivi
Verso ciò che può prendere forma soltanto attraverso di te
Natura: Spingono verso la manifestazione del potenziale unico
Tensione: Per chi si accosta alla sapienza, la tensione tra questi due tipi è "intensissima"
Contrapposizione con "Mi piace"
Il comando del piacere autentico
"Il 'mi piace' comanda, non il bisogno o il devo"
Criterio di autenticità: Se a uno piace costruire case, "studia 20 ore al giorno per farlo"
Liberazione dalla paura: "Non bisogna aver paura di fare quello che piace per timore di non studiare o lavorare"
Desideri "servili"
I desideri contaminati dal dovere diventano:
Falsi desideri: "Dover scegliere tra le opzioni proposte dalla CSC"
Attese deludenti: "Finiscono con il disincanto perché esprimono ciò che si doveva volere"
Auto-inganno: "Addirittura doveva voler volere"
La libertà autentica
Definizione di libertà
La libertà è definita come "la possibilità di fare quello che vuoi (se sei timido) oppure quello che desideri (se sei coraggioso)".
Percorso di liberazione
Riconoscimento: Accorgersi della propria servitù ai verbi limitanti
Purificazione: Eliminare dalle frasi e dai pensieri i verbi servili
Sostituzione: Sostituire con formule di volontà autentica
Pratica: Allenare quotidianamente il "mi piace" e "io voglio"
Applicazioni pratiche
Esercizio di riconoscimento
Monitorare per una giornata la frequenza di utilizzo di:
DEVO (quanto spesso pensi in termini di obblighi?)
POSSO (quanto spesso chiedi permessi impliciti?)
BISOGNA (quanto spesso ti conformi alle aspettative?)
VOGLIO (quanto spesso esprimi volontà autentica?)
Trasformazione linguistica
Da: "Devo lavorare" A: "Lavoro"
Da: "Non posso permettermelo" A: "Scelgo di non farlo ora"
Da: "Bisogna essere educati" A: "Mi piace essere gentile"
Da: "Dovrei essere felice" A: "Voglio essere felice"
Criterio del piacere
Prima di ogni decisione, chiedersi:
"Mi piace davvero?"
"Lo voglio autenticamente?"
"È un mio desiderio o un dovere mascherato?"
Conclusione
I verbi servili, nell'analisi di Sibaldi, rappresentano molto più di semplici costruzioni grammaticali: sono strumenti di diagnostica psicologica che rivelano il grado di libertà o servitù interiore dell'individuo.
La liberazione dai verbi servili non è un gioco linguistico, ma un percorso di decolonizzazione mentale che permette all'Io autentico di emergere dalle sovrastrutture imposte dalla società. Solo attraverso questa purificazione linguistica e concettuale l'individuo può accedere alla propria volontà autentica e manifestare il proprio potenziale evolutivo.
Il passaggio dai verbi servili ai verbi di libertà ("voglio", "mi piace", "scelgo") segna la transizione dall'Io piccolo condizionato all'Io grande libero, capace di creare la propria realtà invece di subirla passivamente.
Riferimenti bibliografici: Queste interpretazioni sono sviluppate in vari testi e seminari di Igor Sibaldi, in particolare ne Il Libro degli Angeli, Il mondo dei desideri e Ribellarsi al destino.
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