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Parabola dei Talenti

Scritta blu su fondo arancio grigio con scritta blu che recita: ANGELO #36 MaNaDeʼeL מנדאל Il Centuplo delle Muraglie Trasformate. Quando il riconoscimento dei limiti diventa chiave per superarli, il coraggio di vedere le muraglie invisibili apre la liberazione e la forza di vivere autenticamente trasforma ogni prigionia in abbondanza centuplicata.

La Parabola dei Talenti

e la Legge dell’Espansione Interiore


Se ti va di ascoltare l'audio ragionato su Spotify


(Secondo Igor Sibaldi e la psicologia antica:

da servo obbediente a creatore consapevole)


L’inizio di ogni viaggio: 

quando la Vita ti affida qualcosa


C’è un momento nella vita in cui sembra che qualcosa “parta”: un’occasione, una relazione, un desiderio, un’intuizione. È come se un padrone interiore, misterioso e potente, ci consegnasse qualcosa di prezioso e poi partisse — lasciandoci soli con quel dono.


È esattamente ciò che racconta Gesù nella Parabola dei Talenti *  (Matteo 25, 14–30): un uomo, prima di partire, affida ai suoi servi una somma diversa a ciascuno — cinque, due e un talento — “secondo la loro capacità”. Al suo ritorno, chiede conto di come l’hanno usata.


Due di loro fanno fruttare i talenti; il terzo, per paura, li nasconde sotto terra. Quando il padrone torna, loda i primi due e punisce l’ultimo.


Apparentemente è una parabola sulla produttività, ma come spesso accade, il messaggio evangelico parla dell’anima, non dell’economia.


Non si tratta di denaro, ma di energia vitale.

“Nei Vangeli, ciò che sembra un racconto di lavoro o di colpa parla sempre di espansione o di paura.” — Igor Sibaldi

Il padrone e i talenti: 

un dialogo fra la tua anima e la tua coscienza


Nel linguaggio simbolico, il padrone rappresenta la Coscienza superiore — la parte più alta, divina, del nostro essere. I servi sono le funzioni della personalità, i nostri diversi aspetti psichici. 


E i talenti non sono monete, ma possibilità: poteri, intuizioni, desideri, occasioni di crescita.


Come spiega Sibaldi,

“Ogni talento è una porzione di Io che la Vita ti consegna, perché tu la trasformi in qualcosa di più grande.”

La parabola comincia, dunque, quando la Vita — o il Sé — ci mette alla prova con un dono. Il “padrone” parte, lasciandoci soli con ciò che abbiamo ricevuto: ed è lì che la libertà diventa il vero esame.


Il viaggio del padrone: la libertà come prova


Il padrone parte. Ecco il primo segreto della parabola: l’assenza del divino. Quando Dio “se ne va”, quando la vita non dà più segni chiari, quando ti senti solo con le tue decisioni — è lì che nasce la libertà.

“Dio si ritira per vedere se sai creare da solo.” — Igor Sibaldi

Quel momento in cui non hai certezze, ma solo la possibilità di agire — quello è il viaggio del padrone. È il punto in cui la paura può paralizzarti o liberarti.

La solitudine non è abbandono, ma la chiamata a usare ciò che hai ricevuto.

I tre servi: 

tre modi di vivere la propria energia


1. Il primo servo – Il Creatore


Chi riceve cinque talenti “subito li fa fruttare”: è chi agisce, rischia, osa, crea. Non aspetta permessi né garanzie. È colui che riconosce la legge dell’espansione: più dai, più cresce.

“Il servo fedele non è chi obbedisce, ma chi osa.” — Igor Sibaldi

Il padrone gli dirà:

“Bene, servo buono e fedele. Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto. Entra nella gioia del tuo padrone.”

In termini psicologici, significa: hai imparato a usare la tua energia per creare. Ora puoi vivere nella “gioia del padrone”, cioè nella coscienza dell’Io divino che agisce.


2. Il secondo servo – L’Anima che si muove


Anche il secondo moltiplica i talenti, sebbene in misura minore. È chi non osa tutto, ma comunque si mette in moto. Ha ancora un po’ di paura, ma non lascia che la paura diventi paralisi. La sua ricompensa è la stessa: perché non conta quanto produci, ma quanto ti espandi rispetto a te stesso.

“L’universo non chiede perfezione, chiede movimento.” — Igor Sibaldi

3. Il terzo servo – L’Uomo che ha paura

“Signore, so che sei un uomo duro… per paura andai a nascondere il tuo talento sottoterra.”

Ecco la frase chiave della parabola: per paura. È la voce del servo che crede che la vita sia giudicante, che Dio sia “duro”, che il mondo sia un esame da non fallire. Allora si blocca, conserva, trattiene. Fa quello che tanti fanno: “non perdo nulla, così almeno sono al sicuro.”

Ma in realtà, così si perde tutto. Il talento sotterrato è un’energia vitale non usata, un potenziale che marcisce. Il terreno — la materia, la sicurezza, la routine — diventa tomba del possibile.

Il terzo servo parla con la voce dell'io piccolo — quello che ha paura del mondo e del giudizio, che cerca sicurezza e approvazione. I primi due servi agiscono dall'Io grande — quello che crea senza chiedere permesso, che sa di essere autore della propria realtà.

La differenza non sta nella quantità di talenti ricevuti, ma nella qualità della coscienza con cui li si usa.

“Il male non è la cattiveria, è la contrazione.” — Igor Sibaldi

A chi ha sarà dato


Questa frase — spesso letta come ingiusta — è in realtà una legge di coscienza:

“A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.”

Nel linguaggio interiore significa: chi agisce da Io espande la realtà, chi agisce da paura la restringe. Chi sa usare l’energia ne riceve di più; chi la trattiene, la perde. È la legge del movimento vitale: l’energia si rigenera solo se scorre.

“Ogni volta che non usi ciò che hai, dichiari che non vuoi ricevere di più.” — Igor Sibaldi

In termini sibaldiani, chi fa fruttare i talenti pratica il metanoein — il "pensare oltre" i propri limiti, superare la vecchia idea di sé. Ed entra nell'Aldilà, non un luogo dopo la morte, ma quel territorio della coscienza dove l'Io crea senza confini, dove le possibilità diventano infinite perché hai smesso di credere nell'impossibile. I talenti, in fondo, sono energie angeliche specifiche del tuo periodo di nascita: doni che se non usi, si rivoltano contro di te. (Vedi nel Corpus Sibaldianum: Energia T, Metanoein, Aldilà)


Il padrone che 

“miete dove non ha seminato”


Il servo pauroso accusa il padrone di essere ingiusto:

“So che mieti dove non hai seminato.”

Ma quel "padrone duro" esiste davvero?


No: è la voce del Noi proiettata sul divino


— quella voce interiore collettiva che ti ripete ciò che gli altri si aspettano da te, che ti giudica con gli occhi della massa.


Il servo pauroso non vede Dio com'è, ma come lo immagina il conformismo: severo, punitivo, impossibile da soddisfare.


È il guardiano del Noi che sussurra: "Non osare, non rischiare, non è per te".

Il vero padrone non è mai stato duro: è il servo che ha seppellito il talento a pensarlo tale, per giustificare la propria immobilità.


Sibaldi spiega che questa frase contiene il punto più rivoluzionario del messaggio evangelico: il padrone è così. 


La Coscienza divina “miete” dove non ha seminato perché tutto ciò che tu espandi diventa suo. È la vita che cresce attraverso di te.

“Quando cresci, Dio cresce con te.” — Igor Sibaldi

In altre parole: la tua crescita personale è il modo in cui Dio continua a creare il mondo.


Le tenebre e la gioia


Quando il padrone dice:

“Gettate il servo nelle tenebre esteriori, là sarà pianto e stridore di denti,”

non parla di punizione, ma di regressione.


Chi non agisce torna nell’inconsapevolezza, nel meccanismo, nel “Noi” di cui parlava Sibaldi: la massa che ripete, obbedisce, conserva. Chi invece agisce entra nella “gioia del padrone”: la luce della coscienza creativa, dove l’Io scopre di essere autore della realtà.

“Il paradiso non è un luogo: è l’espansione di chi ha osato.” — Igor Sibaldi

Applicazione psicologica: 

cosa fai dei tuoi talenti?


Puoi leggere questa parabola come un test interiore:

  • In quali aspetti della mia vita sto facendo fruttare ciò che ho ricevuto?

  • E in quali sto ancora sotterrando i miei doni per paura di sbagliare o di essere giudicato?

Ogni volta che scegli la sicurezza invece della creazione, sei il terzo servo. Ogni volta che provi, rischi, ti espandi, sei il primo.

“Il vero giudizio finale avviene ogni giorno: ogni volta che scegli se crescere o restare piccolo.” — Igor Sibaldi

Dalla teoria al fare: 

la Tecnica dei 101 Desideri


La parabola dei talenti non si comprende davvero finché non la si vive. Per questo, come suggerisce la psicologia antica e il metodo di Sibaldi, ogni comprensione deve diventare azione: il talento deve essere usato.


Uno degli strumenti più efficaci per “mettere in circolo” la propria energia è la Tecnica dei 101 Desideri, creata per scuotere l’animo adulto dalla sua atrofia spirituale.


Come iniziare:

  1. Prendi un quaderno e scrivi 150 desideri, da cui sceglierai 101.

  2. Ogni desiderio deve iniziare con “Io voglio…” – non vorrei, non mi piacerebbe.

  3. Nessuna negazione: scrivi in positivo.

  4. Devono essere desideri che ti accendono, che ti fanno vibrare.

  5. Fallo in silenzio, come se rispondessi al tuo padrone interiore che ti chiede: “Cosa vuoi creare, ora?”

Scrivendoli, scoprirai dove la tua voce è ancora muta — dove il tuo talento aspetta solo di essere liberato.


📘 Le regole complete della tecnica sono nella voce dedicata del Corpus Sibaldianum: 👉 Tecnica dei 101 Desideri


Conclusione: la legge dell’espansione


Ogni talento che ricevi è una sfida della vita che ti dice:

“Vediamo cosa sai creare con questo.”

Se lo accogli e lo trasformi, la tua realtà si moltiplica. Se lo nascondi, si spegne.

Così, ogni giorno, si ripete la parabola dentro di te:il padrone parte, ti affida qualcosa, e tu decidi se restare servo o diventare creatore.

A chi ha sarà dato” non è una minaccia: è la promessa che la vita cresce solo attraverso chi osa dire Io.


Nota finale per il lettore


La Parabola dei Talenti non parla di fede o di merito, ma di espansione dell’essere: la capacità di agire come Dio agirebbe, dentro la tua vita.


"Questo 'dire Io' senza paura è ciò che Sibaldi chiama autentia: l'Io autentico che non ha più bisogno del Noi per esistere.


Ogni volta che usi ciò che hai per creare, sei tu a “moltiplicare i talenti” del mondo.


Nota:
Le citazioni attribuite a Igor Sibaldi sono tratte e rielaborate fedelmente da varie fonti — libri, conferenze e seminari — e adattate al contesto ermeneutico e divulgativo del presente articolo.



Parabola dei talenti

14 Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. 16 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. 20 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21 Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 22 Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. 23 Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 24 Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. 26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 30 E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

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