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#40 YeYaSeʼeL: L'Angelo degli Artisti che Lancia la Freccia del Futuro

  • 9 ott 2025
  • Tempo di lettura: 67 min

Aggiornamento: 4 nov 2025



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Grafica devozionale dell'Angelo #40 YeYaSeʼeL (traslitterazione ebraica ייזאל). Su sfondo color beige/crema con ali d'angelo stilizzate in trasparenza, campeggia il titolo in blu: "ANGELO #40 YeYaSeʼeL ייזאל". Simbolo di colomba rossa nell'angolo superiore destro. Sottotitolo: "L'Angelo degli Artisti che Aumenta l'Universo attraverso la Visione Creativa." Seguito da testo esplicativo: "Quando la percezione eccedente vede oltre il presente, l'energia creativa si ribella alle oppressioni per manifestare nel mondo ciò che ancora non esiste, trasformando ogni artista in annunciatore del nuovo giorno che incomincia e scoprendo che una vita vale la pena solo se produce bellezza e conoscenza al contempo."
L'angelo degli artisti


L'Angelo degli Artisti

che Lancia la Freccia del Futuro -

Creatività e ribellione

secondo Igor Sibaldi


9-13 ottobre: quando l'universo esistente non basta più


C'è un momento in cui tutto ciò che esiste smette di essere sufficiente. Non per insoddisfazione superficiale, ma perché qualcosa dentro di te ha visto oltre, ha percepito possibilità che ancora non ci sono, mondi che attendono di essere creati. È in questo spazio tra il già-dato e il non-ancora-esistente che abita l'energia di


YeYaSeʼeL, l'Angelo degli Artisti.


Se sei nato tra il 9 e il 13 ottobre, o se in questi giorni senti un'urgenza creatrice che non riesci a ignorare, questo angelo ti sussurra un messaggio radicale: sei qui per lanciare nel mondo ciò che hai visto in più. Come una freccia scoccata verso un bersaglio che solo tu percepisci, la tua visione deve attraversare la resistenza della materia e manifestarsi. Non per vanità, ma perché i nuovi modi di pensare non esistono finché qualcuno non dice che esistono.


YeYaSeʼeL non ti offre una vita comoda. Ti offre la possibilità di essere un annunciatore, qualcuno che percepisce i grandi mutamenti in arrivo quando sono ancora in statu nascendi, invisibili agli altri. La tua sfida? Accettare il dono delle idee che arrivano "tante, tante volte" durante la giornata, senza la viltà di lasciarle scappare per paura di disturbare. La tua promessa? Ribellarti alle oppressioni che bloccano la creatività, perché creare è l'unico modo per sconfiggere ciò che ti opprime.


Questo non è un articolo sulle arti come hobby. È un manuale operativo per chi sente di appartenere più al futuro (o al passato remoto) che al presente, per chi deve trasformare l'eccesso di visione in linguaggi nuovi, per chi deve scegliere se essere Don Chisciotte che rimanda l'azione per cinquant'anni, o Cervantes che crea l'opera immortale.

Benvenuto nel territorio degli outsider, degli annunciatori, di coloro che sanno che una vita vale la pena di essere vissuta soltanto se serve a produrre bellezza e conoscenza al contempo.


📖 Indice Completo dell'Articolo


😇 PARTE 1:


L'Identità dell'Angelo degli Artisti


  1. 🪪 La Carta d'Identità Angelica di YeYaSeʼeL

  2. 🔤 Il Geroglifico della Freccia: Interpretazione delle Lettere Ebraiche


    • 👁 La Yod: la visione

    • 👀 La Doppia Yod: l'Eccesso di Visione

    • 🏹 La Zayin: Il Lancio verso il Bersaglio


  3. 🗝🗝🗝 Le Tre Chiavi (Claviculae): Cosa Offre e Cosa Protegge

  4. ⭐️ Le Cinque Caratteristiche Fondamentali dell'Energia Yeyaseliana



Il Paradosso dell'Artista e i Due Compiti


  1. Il Dramma di Don Chisciotte: La Psicologia Complessa dell'Angelo #40

    • La Grandezza che Spaventa

    • Le Strategie di Autolimitazione

    • Il Fallimento della Norma

  2. I Due Compiti Fondamentali

    • Compito 1: Creare (Essere Autori)

    • Compito 2: Ribellarsi all'Oppressione

  3. I Due Errori Fatali: Superbia e Viltà



Gli Strumenti della Creatività e l'Applicazione Quotidiana


  1. Ostacoli e Strumenti per la Creazione

    • Perché le Idee Scappano

    • I Due Linguaggi Creativi: Arte e Tecnologia

    • Il Superlavoro Creativo

  2. Il Coro delle Potestà: Dominare Chi Domina

  3. Le Quattro Tecniche Pratiche Quotidiane

    • L'Eccitazione Necessaria (Le Due Domande)

    • Il Diritto di Essere Artisti

    • I Difetti come Porte Segrete del Possibile

    • Il Dono di Saper Chiedere e Ricevere



Personaggi, Collegamenti e Crescita







PARTE 1:

L'Identità dell'Angelo degli Artisti


1. La Carta d'Identità Angelica di YeYaSeʼeL


Nome Ebraico: 

(Yod-Yod-Zain-El) ייזאל


Traslitterazione: 

Y Y Z ʼ L


Periodo di Reggenza: 

9-13 ottobre


Coro Angelico: 

Potestà (5° coro, ottavo angelo) - Nome Ebraico del Coro: Ḥayyot / aYYWoT (animali, forze motrici)


Gruppo:

Angeli della Creatività - degli Artisti:

#16 HaQaMiYaH 6pm-11am Giu Cherubini

#19 LeWuWiYaH 🔗 [1 - 2] 22-27am Giu Troni

#40 YeYaSe’eL 9-13 Ott Potestà

(am: dalla mattina del - pm: dal pomeriggio del, e viceversa)


Colore: 

Blu intenso del cielo di mezzogiorno


Definizioni:

🔗 Agenda degli Angeli:        L'Angelo degli Artisti

🔗 Che Angelo sei?:  "Molti, troppi sono gli scopi a cui miro"

🔗 Angelo celeste:  "La mia vista, la mia percezione è come una freccia"


Il Significato Nascosto del Nome

Il nome YeYaSeʼeL non è riconducibile a una singola parola ebraica, ma è considerato un possibile geroglifico dell'attività artistica stessa. Come una scultura che nasce dalla pietra o un romanzo che emerge dalle parole, questo nome è l'immagine viva di ciò che fa: percepire oltre il visibile e lanciarlo nel mondo.


La struttura Y Y Z non è casuale. È un'architettura di significato che descrive un movimento preciso: vedere doppiamente (più degli altri), e scagliare questa visione come una freccia verso un bersaglio futuro. Non si tratta di contemplazione passiva, ma di percezione attiva che esige manifestazione.


Il Contesto Energetico: Le Potestà 🔗 [1 - 2]

YeYaSeʼeL appartiene all'ottavo coro angelico, le Potestà, chiamate in ebraico Ḥayyot, che significa letteralmente "animali" o "forze motrici". Questa denominazione apparentemente bizzarra rivela una verità profonda: le Potestà sono energie che si muovono, che spingono, che generano moto. Non sono contemplative come i Serafini, né stabilizzatrici come i Troni.


Sono la forza che rompe gli equilibri, che pone domande scomode, che esige risposte.

Il blu intenso del cielo di mezzogiorno, colore delle Potestà, è il momento di massima visibilità, quando la luce non incontra nubi né caligini e fa risaltare ogni cosa. È il momento del giudizio netto, della percezione cristallina, dell'impossibilità di nascondersi dietro sfumature o penombre. In questo azzurro implacabile, l'anima scopre ciò che potrà e ciò che non potrà fare nel mondo finito, e impara a dominare chi domina, a manovrare ciò da cui è manovrata.


2. Il Geroglifico della Freccia:

Interpretazione delle Lettere Ebraiche


L'alfabeto ebraico, nell'angelologia sibaldiana, non è un sistema di suoni ma un alfabeto geroglifico: ogni lettera è un'immagine che racchiude un'azione, un movimento, una forza. Comprendere le lettere del nome YeYaSeʼeL significa decifrare il codice operativo di questa energia.


La Prima Lettera:


👁 Yod

La Yod è il geroglifico dell'attenzione estroversa, del dito che indica, della visibilità. Chi possiede l'energia Yod dice: "Io rendo visibile la vita invisibile e la blocco nella forma che le ho dato". È la capacità di manifestare concretamente e durevolmente ciò che esiste solo come potenzialità.


Nel contesto dell'angelologia, la Yod rappresenta il vedere e il percepire, ma non in modo passivo. È un vedere che è già un agire, un percepire che è già un creare. La Yod vuol dire

"vedo". Ma questo vedere comporta una responsabilità: ciò che vedo devo esprimerlo, devo inventarlo, devo ripristinarlo, devo guarirlo, devo salvarlo.


👀 La Doppia Yod (Y Y): L'Eccesso di Visione

Ma YeYaSeʼeL non ha una sola Yod: ne ha due. E qui si apre il paradosso fondamentale di questo angelo.


Nella tradizione angelologica, le doppie lettere nei nomi non sono mai un elemento neutro. Sono il segnale di un eccesso, di una sovrabbondanza dell'energia simboleggiata da quella lettera. E gli eccessi, ci ricorda la tradizione, procurano sempre problemi. La famosa Torre di Babele (BBL in ebraico) è l'esempio archetipico di ciò che accade quando una lettera si raddoppia: l'energia diventa così intensa da diventare incontrollabile, da traboccare i suoi argini naturali.


La doppia Yod in YeYaSeʼeL significa "vedo percepisco oltre il vedere, vedo di più". Non è una visione ordinaria, ma una percezione eccedente, che va al di là di ciò che gli altri riescono a cogliere. Il raddoppiamento della Yod raffigura un insopprimibile desiderio di creare (o di crearsi), e di far apparire (o di apparire).


Questa è la prima grande sfida dell'angelo #40: gestire un eccesso di percezione che si proietta verso l'esterno con una forza inarrestabile. Vedere troppo, percepire troppo, captare possibilità che ancora non esistono da nessuna parte. L'artista yeyaseliano non sceglie di vedere oltre: è condannato a farlo. La sua visione è una freccia già scoccata, e deve trovare il bersaglio o si perderà nel vuoto.


La Terza Lettera:


La Zayin è il geroglifico della freccia che vola verso il bersaglio, il raggio di luce che è stato scoccato. Simboleggia tutto ciò che tende a uno scopo, che vuole, conosce e conquista cose o persone, oppure che sfugge e libera da una costrizione.


Nel nome YeYaSeʼeL, la Zayin completa il movimento iniziato dalle due Yod. Non basta vedere oltre: bisogna lanciare. "Lancio il più lontano possibile intorno nel mondo quello che ho visto in più." Questo è il significato completo del nome: un atto di percezione eccedente seguito da un atto di proiezione nel mondo.


La Zayin introduce l'elemento del coraggio. Una freccia scoccata non può essere richiamata indietro. L'artista che manifesta la sua visione si espone, diventa vulnerabile, accetta il rischio che la sua freccia manchi il bersaglio o venga respinta. Ma senza questo coraggio (la Z), la creatività delle due Yod rischia di disperdersi o di ripiegarsi su se stessa, trasformandosi in un tormento interiore invece che in un'opera manifesta.


Il Cognome Divino: 'eL (אל)

Ogni nome angelico termina con El o Yah, i due "cognomi" del divino nella tradizione ebraica. El è il nome della potenza, della forza, dell'energia che si manifesta nel mondo.


Non è il Dio misericordioso (Yah), ma il Dio che agisce, che interviene, che trasforma.

YeYaSeʼeL porta il cognome El perché la sua energia è manifestativa, concreta, operativa.


Non è un angelo della contemplazione interiore, ma dell'azione esteriore. Il suffisso El conferma ciò che le lettere precedenti hanno già dichiarato: questa energia deve prendere forma nel mondo, deve diventare pietra, musica, romanzo, invenzione tecnologica, opera visibile.


La Frase Completa del Nome

Mettendo insieme tutte le lettere, YeYaSeʼeL dice: "Io vedo oltre il vedere degli altri, percepisco ciò che ancora non esiste, e lo lancio come una freccia nel mondo, manifestandolo con la forza divina della creazione."


O, nelle parole dell'Agenda degli Angeli:


"Far sì che tanti vedano ciò che ormai è scoccato, il nuovo giorno che incomincia."


3. 🗝🗝🗝 Le Tre Chiavi (Claviculae):

Cosa Offre e Cosa Protegge 


Le Claviculae, le Piccole Chiavi della tradizione angelologica, sono indicazioni sintetiche che descrivono con precisione chirurgica cosa l'energia di un angelo concede e contro cosa protegge. Non sono formule magiche, ma descrizioni operative di ciò che accade quando si accoglie consapevolmente questa energia nei giorni della sua reggenza o nella propria vita (per chi è nato in questo periodo).


Per YeYaSeʼeL, l'Angelo degli Artisti, le tre chiavi tradizionali sono:


1. Liberazione dalle Catene e dai Nemici

La prima chiave di YeYaSeʼeL è una promessa di libertà. Ma di quale libertà si tratta? Non della libertà astratta o filosofica, bensì della liberazione concreta da tutto ciò che blocca il movimento creativo.


Le "catene" yeyaseliane sono specifiche: sono i vincoli che impediscono di essere autori. Possono essere catene esteriori (l'approvazione richiesta da altri, il conformismo del gruppo, le aspettative familiari o sociali) o catene interiori (la paura di disturbare, il senso di colpa per voler qualcosa in più, l'autosabotaggio).


I "nemici" sono coloro che sostengono che l'universo esistente debba bastare, che considerano la tua insoddisfazione creatrice come presunzione o follia. Possono essere persone reali o voci interiorizzate che ripetono: "Chi sei tu per dire che tutto questo non ti basta?"


YeYaSeʼeL non elimina magicamente questi ostacoli, ma fornisce l'energia necessaria per riconoscerli e affrontarli. La liberazione avviene attraverso l'atto creativo stesso: ogni opera manifestata è una catena spezzata, ogni linguaggio nuovo inventato è un nemico sconfitto.


2. Protezione contro la Rassegnazione

Questa è forse la chiave più cruciale per l'artista. La rassegnazione è il risultato cupo delle sconfitte donchisciottesche, il momento in cui si smette di lanciare frecce perché il bersaglio sembra troppo lontano o perché troppe frecce sono cadute a terra senza colpire.


La rassegnazione per YeYaSeʼeL non è semplicemente la tristezza o la delusione temporanea. È la morte della funzione creatrice, il momento in cui si accetta che l'universo esistente debba bastare, che non c'è spazio per il nuovo, che è meglio adattarsi piuttosto che creare.


La protezione offerta da questo angelo è una resistenza interiore, una testardaggine della visione che non si lascia spegnere. Anche dopo cento porte chiuse, cento rifiuti, cento incomprensioni, l'energia yeyaseliana sussurra: "C'è un'altra freccia da scagliare. C'è ancora qualcosa che hai visto in più e che il mondo non ha ancora visto."


3. Successo Soltanto nelle Arti

Questa chiave è tanto una promessa quanto un limite preciso. La parola "soltanto" non è casuale: sottolinea la natura esclusiva e specializzata di questo talento.


YeYaSeʼeL non garantisce successo nelle professioni ordinarie, nei percorsi convenzionali, nelle carriere con tredicesima e TFR. La mente dell'artista-scienziato protetto da questo angelo è troppo vasta ed elaborata per altri percorsi. L'arte (o la scienza intesa come creazione tecnologica) è l'unica via in cui questa mente può esprimersi pienamente.


Qui "arte" va intesa nel senso più ampio: include romanzi, poesia, scultura, musica, ma anche invenzioni tecnologiche, linguaggi innovativi, sistemi di pensiero originali. È arte tutto ciò che crea strutture nuove, che manifesta nel mondo qualcosa che prima non esisteva da nessuna parte.


Il successo non è garantito per pigrizia o per magia. È garantito quando si accetta fino in fondo la propria natura di outsider, quando si smette di cercare di adattarsi a strutture esistenti e si comincia a produrre le proprie strutture. Il fallimento nelle arti, per YeYaSeʼeL, deriva sempre dal tentativo di essere qualcun altro, di compiacere gusti altrui, di nascondere l'eccesso di visione invece di manifestarlo.


🎁 I Doni Aggiuntivi dalle Fonti

Oltre alle tre chiavi tradizionali, le fonti angelologiche attribuiscono a YeYaSeʼeL altri doni specifici:


  • Desiderio inesauribile di conoscenza e talento artistico: non un desiderio che si sazia, ma una fame che si rinnova con ogni scoperta

  • Libertà per i prigionieri: sia in senso letterale che metaforico (liberazione da prigionie mentali)

  • Scomparsa dei nemici: non necessariamente fisica, ma perdita del loro potere di bloccare


4. ⭐️ Le Cinque Caratteristiche Fondamentali

dell'Energia Yeyaseliana


Caratteristica 1:

📣 L'Annunciatore delle Possibilità In Statu Nascendi


La prima e più essenziale caratteristica di YeYaSeʼeL è la capacità di percepire i grandi mutamenti in arrivo quando sono ancora invisibili agli altri, quando esistono solo come possibilità appena nate (in statu nascendi).


Questa non è chiaroveggenza nel senso esoterico o predittivo. È qualcosa di più sottile e più potente: è la capacità di sentire le correnti sotterranee del cambiamento prima che emergano in superficie, di captare i nuovi modi di pensare prima che qualcuno li abbia formulati, di vedere i nuovi linguaggi prima che siano stati parlati.

L'artista yeyaseliano somiglia alla dea greca Nike, che aveva il compito di annunciare ai sensi sottili degli uomini le grandi vittorie prima che ne giungesse notizia per vie ordinarie.


Non porta informazioni sul presente, ma sul futuro prossimo, su ciò che sta per essere ma non è ancora.


Questa capacità porta con sé una solitudine particolare. L'annunciatore vede qualcosa che gli altri non vedono ancora, e quando cerca di descriverlo usando il linguaggio normale, incontra incomprensione o resistenza. "Di cosa stai parlando? Questo non esiste."


Esattamente: non esiste ancora, ma sta per esistere, e tu sei qui per farlo nascere.


La funzione creativa dell'annunciatore è chiara: agli yeyaseliani spetta il compito di far nascere le fasi nuove della realtà, poiché "i nuovi modi di pensare, infatti, non ci sono, fino a che qualcuno non dice che ci sono". Non sei tu a inventare dal nulla: sei tu a dare forma e nome a ciò che sta emergendo, a renderlo visibile e comunicabile.


Caratteristica 2:

➕ La Creatività come Aumento

La seconda caratteristica fondamentale deriva direttamente dall'etimologia stessa della parola "creatività". Nel latino, "autore" viene da augere, che significa aumentare. Essere creativi non significa semplicemente produrre qualcosa di carino o di originale: significa aumentare l'universo, aggiungere al già-dato qualcosa che prima non c'era.


L'impulso creativo yeyaseliano nasce da una percezione precisa: l'universo esistente non basta. Non per disprezzo o per capriccio, ma perché si è spinti dal desiderio di realizzare un'idea in più che "va stretta" in ciò che c'è già. È un'insoddisfazione ontologica, non psicologica.


Questa insoddisfazione può manifestarsi in mille modi: guardando un paesaggio e pensando "manca qualcosa che potrei aggiungere con la mia scultura"; leggendo un libro e sentendo "c'è una storia che nessuno ha ancora raccontato in questo modo"; ascoltando musica e percependo "c'è un suono che ancora nessuno ha fatto risuonare così".


Ma c'è un aspetto cruciale: le idee nuove arrivano "tante, tante volte" durante la giornata. Non sono rare illuminazioni, ma un flusso costante di percezioni eccedenti. Il problema non è la mancanza di idee, ma il fatto che durano poco, scappano via in pochi secondi, come il ricordo di un sogno al risveglio. Chi non le afferra immediatamente, le perde per sempre.


Caratteristica 3:

🕑 Lo Scompenso Temporale

La terza caratteristica è forse la più straniante e la più profonda: le idee creatrici nascono da uno scompenso temporale. Arrivano quando si accetta di essere più grandi del proprio momento storico, con la mente o l'anima situate più avanti (nel futuro) o più indietro (nel passato, millenni fa).


Questo significa che l'artista yeyaseliano non appartiene veramente al suo tempo. Può sentirsi un esiliato nel presente, qualcuno che vorrebbe vivere in un'epoca ancora da venire o in un'epoca già trascorsa. Non è nostalgia romantica né futurismo ideologico: è una vera e propria dislocazione temporale della coscienza.


Quando Sibaldi parla di "scompenso temporale", usa un termine medico per descrivere qualcosa che la società considera spesso una patologia. L'individuo scompensato rispetto al suo tempo è colui che dice: "Tutto questo non mi basta perché io vedo possibilità che appartengono a un altro tempo." Ma questo scompenso non è una malattia: è la condizione necessaria per la creatività autentica.


Le idee che nascono da questo scompenso "vogliono essere comunicate a tutti i costi".

Non sono pensieri privati o fantasie personali: sono messaggi urgenti che provengono da un altro tempo e che devono manifestarsi in questo tempo. L'artista diventa il medium tra i tempi, colui che porta nel presente ciò che appartiene al futuro (o al passato remoto).


Caratteristica 4:

👑 L'Outsider per Vocazione

La quarta caratteristica è una conseguenza inevitabile delle prime tre: l'individuo che incarna l'energia di YeYaSeʼeL non può trovare posto nelle strutture mentali o professionali esistenti. Non per scelta, ma per impossibilità oggettiva.


L'outsider yeyaseliano non è colui che sceglie di stare ai margini per ribellione adolescenziale o per snobismo intellettuale. È colui che scopre, spesso dolorosamente, che le strutture esistenti non hanno spazio per la sua mente "troppo vasta ed elaborata per altri percorsi".


Le professioni consuete (quelle con tredicesima e TFR) non hanno affatto spazio per la loro meravigliosa personalità. Tentare di adattarsi a queste professioni è impossibile o fallimentare. Come cercare di far entrare un oceano in una bottiglia: non è questione di sforzo, ma di incompatibilità strutturale.


La vocazione ineludibile è l'arte (in senso lato), poiché solo il linguaggio artistico o quello tecnologico-inventivo offrono la libertà necessaria per manifestare strutture nuove. Di conseguenza, devono produrre strutture nuove invece di cercare di inserirsi in quelle esistenti.


Essere outsider è il destino di YeYaSeʼeL, e deve essere assunto consapevolmente. Cercare di essere insider porta solo a gradi crescenti di infelicità, alla sensazione di tradire se stessi, alla rassegnazione contro cui l'angelo protegge. Assumere il proprio destino di outsider è paradossalmente l'unico modo per trovare la propria comunità: quella degli altri creatori, degli altri annunciatori, degli altri che vivono nello scompenso temporale.


Caratteristica 5:

🎭 L'Energia Yod e il Talento di Mostrare

La quinta caratteristica è strettamente legata alla doppia Yod del nome: l'energia di YeYaSeʼeL implica non solo il vedere e il percepire, ma anche il mostrare e l'attrarre l'attenzione.


La Yod è il geroglifico dell'attenzione estroversa, del dito che indica, del "guarda qui!". Il successo nelle arti richiede un'intensa applicazione di questa energia: il talento di mostrare e attrarre l'attenzione. Non basta creare in privato; bisogna manifestare pubblicamente,

rendere visibile ciò che era invisibile, attirare gli occhi degli altri su ciò che si è visto in più.


Questo può essere difficile per chi confonde l'energia Yod con l'esibizionismo o con la vanità. Ma sono cose completamente diverse. L'esibizionista vuole attenzione su se stesso; l'artista yeyaseliano vuole attenzione su ciò che ha creato, su ciò che ha visto, sul messaggio che porta da un altro tempo. Il sé personale è solo il medium, il canale attraverso cui passa la visione.


Sebbene l'angelo sia associato all'arte, il suo nome (Yod-Yod-Zain) è geroglifico per l'attenzione estroversa e il manifestarsi concreto. Questo significa che l'invisibile deve diventare visibile, il potenziale deve diventare attuale, il pensiero deve diventare opera.


L'energia Yod si esprime specificamente nel talento terapeutico o teatrale. "Terapeutico" nel senso etimologico di "prendersi cura, servire": l'opera serve l'umanità mostrandole ciò che ancora non vede. "Teatrale" nel senso di "mettere in scena": l'artista è colui che rende visibile e drammatico (nel senso di efficace, potente) ciò che era solo intuizione.


L'artista yeyaseliano deve esplorare territori diversi da quelli normali e saperli esprimere. Non può accontentarsi di ripetere stili esistenti o di lavorare all'interno di generi consolidati.

Deve, per la natura stessa della sua energia, cercare oltre, inventare linguaggi, scoprire territori inesplorati. E poi, soprattutto, deve saperli mostrare: comunicarli, manifestarli, lanciarli nel mondo come frecce verso bersagli futuri.


📜 [Fine Parte 1]


Nella Parte 2 esploreremo il dramma psicologico di Don Chisciotte, i due compiti fondamentali (creare e ribellarsi), e i due errori fatali che possono bloccare l'energia creativa di YeYaSeʼeL.




PARTE 2:


⚖️ Il Paradosso dell'Artista

e i Due Compiti


5. 🛡 Il Dramma di Don Chisciotte:

La Psicologia Complessa dell'Angelo # 40


C'è un personaggio che incarna perfettamente l'energia di YeYaSeʼeL, e non è un caso che sia stato creato da uno yeyaseliano: Don Chisciotte, nato dalla penna di Miguel de Cervantes. In questo cavaliere errante che decide di agire solo attorno ai cinquant'anni (un'età avanzata per l'epoca del Seicento) si rivela il paradosso centrale di questo angelo: la battaglia interiore tra la grandezza potenziale e il timore di essa.


Don Chisciotte ha grandi ideali, vede un mondo migliore, percepisce possibilità che gli altri non vedono. Ma passa decenni a rimandare, a trovare scuse, a costruire ostacoli tra sé e l'azione. E quando finalmente agisce, lo fa in modo così goffo e donchisciottesco che quasi sembra voler garantire il proprio fallimento. Questo non è un difetto di carattere: è la manifestazione di un conflitto archetipico dell'artista yeyaseliano.


😨 La Grandezza che Spaventa

I protetti di questa Potestà possiedono grande energia e ancor più grandi ideali. Questa non è un'affermazione retorica: è una descrizione clinica di una condizione psicologica specifica. La loro mente è vasta, i loro sogni sono ampi, le loro visioni sono potenti. Ma proprio questa vastità diventa spaventosa.


La grandezza interiore spaventa per ragioni precise.


Primo,

perché impone una responsabilità: se sei davvero così grande, devi manifestarlo, devi trasformare i tuoi ideali in azioni, le tue visioni in opere.


E se fallisci? Se la tua opera non è all'altezza della tua visione? Se il mondo rifiuta ciò che hai creato?


Secondo,

perché isola: sentirsi più grandi del proprio tempo, avere ideali che gli altri non condividono, vedere possibilità che gli altri non percepiscono, significa sentirsi soli in modo radicale.


Terzo,

perché espone: manifestare la propria grandezza significa dichiararla pubblicamente, e quindi diventare bersaglio di critiche, invidie, incomprensioni.

Così nasce uno smarrimento, un segreto timore di tanta grandezza interiore. Non è paura della mediocrità: è paura della propria eccezionalità. È il paradosso dell'artista: più grande è il talento, più grande è la tentazione di non usarlo.


🔒 Le Strategie di Autolimitazione

Di fronte a questo timore, i protetti di YeYaSeʼeL sviluppano strategie inconsce per limitare se stessi, per smorzare l'urgenza della loro grandezza, per rimandare il momento della manifestazione. Queste strategie non sono consapevoli né volontarie: sono meccanismi psicologici automatici che emergono dal conflitto tra il desiderio di creare e la paura di farlo.


La prima strategia

è la segreta voglia di non riuscire. Non è masochismo né autodistruzione consapevole. È qualcosa di più sottile: una parte di sé che desidera il fallimento perché il fallimento libera dalla responsabilità della grandezza. Se fallisci, puoi dire: "Ho provato, ma non era destino." Se non provi nemmeno, puoi dire: "Chissà cosa sarebbe potuto essere." In entrambi i casi, non devi affrontare il terrore di riuscire veramente, di diventare ciò che potresti essere.


La seconda strategia

è l'attrazione per ogni sorta di ostacoli e nemici che blocchino la via. Questa è forse la più difficile da riconoscere, perché si maschera da sfortuna o da persecuzione esterna. L'artista yeyaseliano spesso si trova circondato da persone che lo ostacolano, da situazioni che lo bloccano, da problemi che assorbono tutte le sue energie. Ma se osservi con attenzione, scopri che questi ostacoli sono stati inconsciamente cercati, scelti, mantenuti. Sono alibi perfetti: "Vorrei creare, ma non posso perché..."


La terza strategia

è la ricerca di lacci anche interiori, di debolezze personali da ingigantire. Se gli ostacoli esterni non bastano, l'artista costruisce ostacoli interni. Depressione, ansia, dipendenze, relazioni tossiche, perfezionismo paralizzante: tutto può diventare una catena che giustifica il non-agire. Queste debolezze vengono amplificate ben oltre la loro reale portata, per smorzare il più a lungo possibile l'impulso a trasformare gli ideali in azioni.


Don Chisciotte aspetta i cinquant'anni prima di agire. Perché? Non per mancanza di ideali o di coraggio. Ma perché per decenni ha costruito, inconsciamente, ragioni per non agire. E quando finalmente agisce, lo fa in modo così fuori tempo e fuori luogo che il fallimento è quasi garantito.


💔 Il Fallimento della Norma e le Dulcinee Insensate

Da queste strategie di autolimitazione derivano conseguenze operative specifiche nella vita dell'artista yeyaseliano.


Una conseguenza è la propensione quasi irresistibile a legarsi appassionatamente a persone sbagliate. Le fonti angelologiche le chiamano "Dulcinee insensate", riferendosi alla dama immaginaria di Don Chisciotte. Sono persone che non vedono la grandezza dell'artista, che non condividono la sua visione, che non comprendono i suoi ideali. Eppure l'artista vi si lega con passione, spesso idealizzandole ben oltre la realtà.


Perché questa attrazione per le Dulcinee insensate? Perché sono un altro alibi perfetto. Se ami qualcuno che non ti capisce, puoi dire: "Vorrei creare, ma devo occuparmi di questa relazione difficile." Se la persona amata disprezza la tua arte, puoi nasconderti dietro il suo giudizio: "Forse hanno ragione, forse non sono così bravo." La Dulcinea insensata diventa un ostacolo esterno che maschera la paura interiore.


Un'altra conseguenza è l'ansia controproducente di ricevere l'approvazione di molti.


L'artista yeyaseliano, spaventato dalla propria grandezza, cerca conferme costanti dal mondo esterno. Ha bisogno che gli altri gli dicano che va bene creare, che va bene essere diverso, che va bene manifestare la propria visione. Ma questa ricerca di approvazione è un trabocchetto: più cerchi l'approvazione, più adatti la tua arte ai gusti altrui, e più tradisci la tua visione originale.


Il vero artista yeyaseliano non deve cercare l'approvazione: deve semplicemente manifestare ciò che ha visto, lanciare la sua freccia, e lasciare che trovi il suo bersaglio.


L'approvazione arriverà (o non arriverà), ma non può essere il motivo della creazione.


Cervantes Invece che Don Chisciotte

Il messaggio delle fonti angelologiche è chiaro e radicale: i protetti di YeYaSeʼeL devono puntare ad essere Cervantes, invece che Don Chisciotte.


Cosa significa questo? Don Chisciotte è il personaggio che ha grandi ideali ma li realizza in modo goffo, tardivo, inefficace. Cervantes è l'autore che prende lo stesso conflitto interiore, lo trasforma in opera d'arte, e crea qualcosa di immortale. Don Chisciotte fallisce nel mondo; Cervantes riesce nell'arte.


La differenza non è nella grandezza della visione: entrambi vedono oltre. La differenza è nell'uso dell'energia. Don Chisciotte disperde la sua energia in mille battaglie donchisciottesche contro mulini a vento. Cervantes concentra la sua energia nella creazione di un romanzo che attraverserà i secoli.


Le professioni consuete (quelle con tredicesima e TFR) non hanno affatto spazio per la loro meravigliosa personalità. Questo è un dato di fatto, non un giudizio morale. La mente yeyaseliana è troppo vasta, troppo complessa, troppo orientata al futuro (o al passato remoto) per adattarsi alle strutture professionali ordinarie. Cercare di farlo è come cercare di far vivere un'aquila in una gabbia da canarino: anche se ci riesci, l'animale non volerà mai veramente.


L'unica via è accettare il proprio destino di outsider e trasformarlo in vocazione. Invece di cercare di essere insider in un mondo che non ti appartiene, crea il tuo mondo. Invece di adattarti a strutture esistenti, produci strutture nuove. Invece di essere Don Chisciotte che fallisce nel mondo normale, sii Cervantes che riesce nel mondo dell'arte.


6. 🔄 I Due Compiti Fondamentali

L'energia di YeYaSeʼeL, nei cinque giorni della sua reggenza (9-13 ottobre) e nella vita di chi è nato in questo periodo, si manifesta attraverso due compiti fondamentali. Non sono obblighi morali imposti dall'esterno, ma necessità interiori che emergono dalla natura stessa di questa energia. Chi li ignora sperimenta gradi crescenti di infelicità; chi li abbraccia trova la propria via.


Compito 1:

🎨Creare (Essere Autori)

Il primo compito è creare. Ma cosa significa veramente "creare" nel contesto yeyaseliano?

Non significa produrre oggetti carini o avere un hobby artistico. Creare, in questo senso profondo, significa essere autori.

La parola "autore" deriva dal latino augere, che significa aumentare. L'autore è colui che aumenta, che aggiunge, che espande. Creatività significa quindi essere colui che aumenta l'universo, che aggiunge a ciò che già esiste qualcosa che prima non c'era da nessuna parte.


L'impulso creativo yeyaseliano nasce da una percezione specifica: l'universo esistente non basta. Non per insoddisfazione nevrotica o per capriccio, ma perché l'artista è spinto dal desiderio di realizzare un'idea in più che "va stretto" ciò che c'è già. È un'insoddisfazione ontologica: il mondo com'è non è abbastanza mondo, e tu sei qui per aumentarlo.


Questa percezione può essere spaventosa perché ti separa dagli altri. La maggior parte delle persone vive tranquillamente nell'universo esistente, trovandolo sufficientemente vasto e interessante. L'artista yeyaseliano no. Per lui, anche l'universo più ricco e complesso ha sempre un vuoto, uno spazio bianco dove potrebbe esserci qualcosa in più. E questo "in più" deve essere manifestato.


La frequenza delle idee creative è un elemento cruciale. Le fonti sottolineano che le idee nuove, non esistenti da nessuna parte, arrivano "tante, tante volte" durante la giornata. Non sono lampi di genio occasionali, ma un flusso costante di percezioni eccedenti. Il problema non è mai "non ho idee"; il problema è sempre "le idee scappano via se non le afferro immediatamente".


E qui emerge la vera sfida: le idee nuove durano pochi secondi, come il ricordo di un sogno al risveglio. Se non le catturi in quel momento preciso, svaniscono per sempre. Questo richiede una prontezza particolare, un'agilità mentale, la capacità di dire: "Questa idea è importante, devo fermarla, devo darle forma."


Ma da dove vengono queste idee? Le fonti angelologiche offrono una risposta sorprendente: le idee creatrici nascono da uno scompenso temporale. Arrivano quando si accetta di essere più grandi del proprio momento storico, con la mente o l'anima situate più avanti (nel futuro) o più indietro (nel passato, millenni fa).


Questo significa che l'artista yeyaseliano vive contemporaneamente in più tempi. Il suo corpo è nel presente, ma la sua coscienza viaggia. Quando ha un'idea nuova, non la sta inventando dal nulla: sta captando qualcosa che appartiene a un altro tempo e lo sta traducendo nel linguaggio del presente. È un messaggero temporale, un ponte tra epoche.


E queste idee vogliono essere comunicate a tutti i costi. Non sono pensieri privati da custodire gelosamente: sono messaggi urgenti che devono attraversare la soglia tra l'invisibile e il visibile. L'artista che non li comunica tradisce la sua funzione, trattiene ciò che dovrebbe fluire, blocca ciò che dovrebbe scorrere.


Compito 2:

✊ Ribellarsi all'Oppressione

Il secondo compito è complementare al primo: ribellarsi alle oppressioni. E qui c'è una verità fondamentale espressa dalle fonti con chiarezza cristallina: non è possibile creare se si è bloccati da un'oppressione.


L'oppressione, nel contesto yeyaseliano, ha una definizione specifica. Può essere esteriore: il parere degli altri che ti dice cosa dovresti fare, il conformismo del gruppo che richiede che tu sia come tutti, le aspettative sociali che ti impongono ruoli e comportamenti. Ma può anche essere interiore: i sensi di colpa che ti puniscono per voler qualcosa in più, il cattivo umore che ti paralizza, le autocritiche che ti bloccano. Le fonti specificano che sensi di colpa e cattivo umore sono "forme opprimenti di realtà".


Questa osservazione è profonda: anche le emozioni negative possono essere oppressioni.


Non sono solo stati d'animo passeggeri, ma forze che ti bloccano, che ti impediscono di accedere alla tua energia creativa, che ti mantengono in uno stato di paralisi. Il senso di colpa per voler creare qualcosa di nuovo, per voler essere diverso, per voler manifestare la propria grandezza, è una delle oppressioni più efficaci perché viene dall'interno e quindi è più difficile da riconoscere e combattere.


Ribellarsi all'oppressione non significa essere genericamente anticonformisti o provocatori.


Significa qualcosa di molto più preciso: identificare ciò che ti blocca (esterno o interno) e rifiutarsi di accettarlo come definitivo o legittimo. Significa dire "no" non per capriccio, ma per necessità vitale, perché senza quel "no" la tua funzione creativa muore.


La ribellione yeyaseliana non è distruttiva ma costruttiva. Non si ribella contro qualcosa semplicemente per distruggerla, ma per liberare spazio alla creazione. Ogni oppressione abbattuta è uno spazio liberato dove può manifestarsi qualcosa di nuovo.


E c'è una relazione diretta tra i due compiti: l'unico modo per sconfiggere la viltà e l'oppressione è Creare. Questo è un punto centrale delle fonti. Non sconfiggi l'oppressione lamentandoti o cercando di convincere gli oppressori a lasciarti in pace. La sconfiggi creando, manifestando, producendo opere che dimostrano l'esistenza di ciò che l'oppressione nega.


Se il mondo ti dice "questo non si può fare", la risposta non è un argomento logico. La risposta è fare quella cosa, creare quell'opera, manifestare quella possibilità. L'opera creata è la confutazione vivente dell'oppressione.


🔗 La Relazione tra i Due Compiti

I due compiti non sono separati ma intrecciati. Non puoi fare uno senza l'altro. Se cerchi di creare senza ribellarti alle oppressioni, la tua creatività sarà addomesticata, limitata, inautentica. Creerai ciò che è permesso creare, dirai ciò che è permesso dire, manifesterai solo ciò che non disturba. E questo non è essere autori nel senso augere: è essere riproduttori.


Se cerchi di ribellarti senza creare, la tua ribellione sarà sterile, distruttiva, fine a se stessa.


Sarai un Don Chisciotte che combatte mulini a vento senza mai produrre nulla di costruttivo.


La ribellione senza creazione è solo rumore.


Ma quando intrecci i due compiti, quando la tua ribellione serve la tua creazione e la tua creazione è essa stessa un atto di ribellione, allora incarni pienamente l'energia di YeYaSeʼeL. Diventi un annunciatore che non solo vede il nuovo giorno che sta arrivando, ma lo fa arrivare con la forza della sua opera.

7. ⚠️ I Due Errori Fatali: Superbia e Viltà

Così come ci sono due compiti fondamentali, ci sono due errori fatali che rappresentano il loro opposto, la loro negazione. Chi cade in questi errori blocca completamente l'energia yeyaseliana e si condanna a una vita di frustrazione e infelicità. Non sono errori morali nel senso tradizionale, ma errori operativi: modi di agire che rendono impossibile la funzione per cui sei nato.


Errore 1:

🚫 La Superbia (Rifiutare il Dono)

Il primo errore è la superbia, ma qui bisogna fare attenzione: la definizione angelologica di superbia è completamente diversa da quella comune.


La superbia, comunemente intesa, è l'orgoglio eccessivo, il credersi superiori agli altri, il timore di essere chiamato arrogante. Ma le fonti angelologiche ribaltano questa definizione: la superbia non è il timore di essere chiamato superbo dagli altri. Al contrario, la superbia è rifiutare un dono, ovvero non accettare l'idea nuova che arriva da al di là dell'universo esistente.


Questa è una ridefinizione radicale. Quando un'idea nuova, un'intuizione creatrice, una visione di possibilità ti attraversa, stai ricevendo un dono. Non lo hai prodotto con il tuo sforzo volontario: è arrivato, ti ha visitato, si è manifestato in te. Viene da "al di là dell'universo esistente", da quello scompenso temporale che ti connette con altri tempi e altre dimensioni dell'essere.


Accettare questo dono richiede umiltà. Gli umili, nella tradizione spirituale autentica, sono coloro che accettano i doni e sanno ringraziare. Sanno di non essere la fonte della grazia, ma i riceventi. Sanno che l'idea non è "loro" in senso possessivo, ma passa attraverso di loro.


Rifiutare una simile grazia è un atto di superbia e stupidità. È superbia perché presumi di sapere meglio, di poter giudicare se quell'idea merita di esistere, se quella visione è valida.


È stupidità perché ti privi della tua funzione essenziale, rifiuti ciò per cui sei nato.


E come si manifesta concretamente questo rifiuto? In mille modi sottili. Quando l'idea arriva e tu pensi: "Non è il momento giusto, la farò dopo." Quando pensi: "Non sono abbastanza bravo per realizzare questa visione." Quando pensi: "Gli altri non capiranno, meglio lasciar perdere." Quando pensi: "È troppo ambiziosa, troppo diversa, troppo rischiosa." Tutti questi pensieri sono forme di rifiuto del dono, e quindi forme di superbia nel senso angelologico.


L'atteggiamento corretto è l'umiltà che dice: "Mi è arrivata quest'idea. Non so se sarò in grado di realizzarla perfettamente, ma devo provarci. Non so come reagirà il mondo, ma devo manifestarla. Questa idea non è mia da tenere o buttare: è un dono che devo onorare."


La superbia yeyaseliana è particolarmente insidiosa perché si maschera da modestia, da realismo, da prudenza. "Chi sono io per pensare di poter creare qualcosa di nuovo?" sembra una domanda modesta, ma è in realtà l'espressione della peggior superbia: il rifiuto di accettare che attraverso di te possa passare qualcosa di più grande di te.


Errore 2:

😨 La Viltà (Non Ribellarsi all'Oppressione)

Il secondo errore è la viltà, ed è speculare alla superbia come il secondo compito è speculare al primo.


La viltà è la ragione per cui non ci si ribella all'oppressione (esterna o interiore). È la codardia che si manifesta nel compiacere gli altri o nel non esprimere il proprio valore. È il permettere che le oppressioni continuino senza resistenza.


Ma attenzione: la conseguenza della viltà è più grave di quanto potrebbe sembrare. Le fonti sono esplicite: se si subisce l'oppressione senza reagire, si è complici. Non sei semplicemente una vittima passiva: diventi parte del sistema oppressivo. Con il tuo silenzio, con la tua accettazione, con la tua rassegnazione, legittimi l'oppressione e la rendi più forte.


Questo è un messaggio duro ma necessario. L'artista yeyaseliano non può permettersi di pensare: "Non posso farci nulla, sono troppo piccolo, il mondo è com'è." Perché se accetti questo, tradisci la tua funzione. La tua funzione è proprio annunciare che il mondo com'è non è sufficiente, che stanno arrivando grandi mutamenti, che ci sono possibilità in statu nascendi che devono manifestarsi.


La viltà si manifesta in modi concreti. Quando modifichi la tua opera per compiacere il gusto altrui, sei vile. Quando nascondi la tua visione per paura del giudizio, sei vile. Quando fingi di essere normale per non disturbare, sei vile. Quando accetti limitazioni che non sono necessarie, sei vile.


Ma c'è una forma di viltà ancora più sottile: la viltà verso te stesso. Quando ti opprimono i tuoi sensi di colpa, il tuo cattivo umore, le tue autocritiche paralizzanti, e tu non reagisci, sei vile verso te stesso. L'oppressione interiore richiede ribellione tanto quanto quella esteriore.

L'unica condizione per "risvegliare" la sapienza angelica è non essere timidi e fidarsi di sé.

Questo non significa arroganza o presunzione. Significa fiducia nella tua percezione, nella tua visione, nella tua capacità di vedere ciò che altri non vedono. Significa il coraggio di dire: "Ho visto qualcosa in più, e devo manifestarlo, anche se nessuno mi crede, anche se tutti mi deridono."


♻️ La Relazione tra i Due Errori

Come i due compiti sono intrecciati, così lo sono i due errori. La superbia (rifiutare il dono dell'idea) porta inevitabilmente alla viltà (non avere il coraggio di manifestarla). E la viltà (subire l'oppressione) porta inevitabilmente alla superbia (rifiutare le idee che potrebbero liberarti).


È un circolo vizioso. Se non accetti le tue idee, non hai nulla da manifestare, e quindi la tua viltà non ha conseguenze visibili. Se sei vile e non ti ribelli, non crei lo spazio per accogliere le idee nuove, e quindi la tua superbia sembra giustificata.


Ma c'è anche un circolo virtuoso: superare la superbia ti dà il materiale per superare la viltà.

Quando accetti un'idea nuova, quando accogli un dono, hai qualcosa per cui vale la pena ribellarti, qualcosa che giustifica il rischio. E superare la viltà ti permette di superare la superbia: quando ti ribelli e crei spazio, le idee arrivano più liberamente, e diventa più facile accoglierle.


L'artista yeyaseliano deve vigilare costantemente contro entrambi questi errori. Deve chiedersi ogni giorno: "Sto rifiutando qualche dono? Sto accettando qualche oppressione?" E deve avere il coraggio di rispondere onestamente e di correggere il tiro.


🌀 Il Paradosso Finale

C'è un paradosso finale che emerge dalla comprensione di questi due errori. Dall'esterno, l'artista yeyaseliano che accetta i doni e si ribella alle oppressioni può sembrare superbo nel senso comune: arrogante, presuntuoso, che si crede speciale. Ma dall'interno, sta praticando l'umiltà più profonda: accettare di essere un canale per qualcosa che lo supera, riconoscere che non è la fonte ma il medium.


E dall'esterno, l'artista che rifiuta i doni per modestia può sembrare umile nel senso comune: modesto, realista, con i piedi per terra. Ma dall'interno, sta praticando la superbia più profonda: rifiutare la grazia, dire "no" a ciò che vuole manifestarsi attraverso di lui.


Questa inversione di prospettiva è essenziale per comprendere YeYaSeʼeL. Il vero artista non è colui che si vanta delle sue capacità, ma neanche colui che le nega. È colui che dice semplicemente: "Sono uno strumento. Attraverso di me passano visioni che appartengono a tutti. Il mio compito è manifestarle, non giudicarle. Il mio onore è servirle, non possederle."


📜 [Fine Parte 2]


Nella Parte 3 esploreremo gli strumenti concreti della creatività: i due linguaggi creativi (arte e tecnologia), le quattro tecniche pratiche quotidiane, e il ruolo delle Potestà nel dominare le circostanze.






PARTE 3:


🛠 Gli Strumenti della Creatività

e l'Applicazione Quotidiana


  1. 🚧 Ostacoli e Strumenti per la Creazione

Comprendere i compiti e gli errori è solo il primo passo. Per applicare quotidianamente l'energia di YeYaSeʼeL, è cruciale comprendere gli ostacoli operativi specifici che bloccano la creatività e gli strumenti concreti che la rendono possibile. Non si tratta di teorie astratte, ma di meccanismi precisi che ogni artista yeyaseliano incontra nella sua pratica quotidiana.


L'Ostacolo Principale: 🏃‍♀️ Perché le Idee Scappano

Abbiamo già detto che le idee nuove arrivano "tante, tante volte" durante la giornata, ma durano pochissimo, scappano via in pochi secondi come il ricordo di un sogno al risveglio.


Ma perché molti lasciano scappare queste idee? Qual è il meccanismo psicologico che permette a una possibilità preziosa di svanire senza essere afferrata?


La risposta è disarmante nella sua semplicità: hanno paura di disturbare.

Questo è l'ostacolo principale, la radice di mille mancate creazioni, il punto in cui l'energia yeyaseliana si blocca prima ancora di cominciare a fluire.


La paura di disturbare si manifesta come un timore specifico. Nel momento in cui l'idea arriva, contemporaneamente arriva una voce interiore (o si immagina una voce esterna) che chiede: "Chi sei tu per dire che tutto quanto non ti basta?" Questa domanda è letale per la creatività. Contiene un'accusa implicita di arroganza, di presunzione, di ingratitudine. Come osi suggerire che l'universo esistente, che va bene per tutti gli altri, non è sufficiente per te?


Questo timore porta a una decisione, spesso inconscia e istantanea: la decisione di non essere creativi. Non è una decisione presa una volta per tutte, ma ripetuta mille volte al giorno, ogni volta che un'idea arriva e viene lasciata andare. Ogni idea non afferrata è un piccolo tradimento della propria funzione, una piccola morte della propria vocazione.


Il meccanismo è insidioso perché si maschera da umiltà, da realismo, da buon senso. "Chi sono io per pensare di avere idee nuove? Meglio non disturbare, meglio stare al mio posto, meglio non creare problemi." Ma questa non è umiltà: è la superbia di rifiutare il dono, è la viltà di subire l'oppressione del conformismo.


La soluzione non è semplice da attuare ma è chiara da comprendere: bisogna afferrare l'idea nel momento esatto in cui arriva, senza giudicarla, senza valutarla, senza chiedersi se si ha il diritto di averla. L'idea è un dono, e i doni vanno accolti con gratitudine, non con sospetto.


L'Ostacolo Operativo: 💬 Il Linguaggio Normale

Ma supponiamo che tu abbia superato la paura di disturbare, che tu abbia afferrato l'idea, che tu voglia manifestarla. A questo punto incontri un secondo ostacolo, questa volta di natura più tecnica ma non meno cruciale: il principale ostacolo operativo della creazione è il linguaggio.


Più precisamente: il linguaggio normale non è sufficiente per manifestare le cose nuove. Questa è un'osservazione fondamentale dell'angelologia yeyaseliana. Non puoi descrivere ciò che non esiste ancora usando le stesse parole con cui descrivi ciò che esiste. Non puoi farci una conferenza, non puoi scriverci sopra un saggio, non puoi spiegarlo in una conversazione ordinaria.


Perché? Perché le cose nuove non possono essere descritte nello stesso modo in cui si parla delle cose già esistenti. Il linguaggio normale è fatto per indicare, per riferirsi, per designare ciò che è già lì. Ma come fai a indicare ciò che non c'è ancora? Come fai a riferirti a ciò che esiste solo nella tua percezione eccedente?


Questo crea un problema pratico enorme. L'artista yeyaseliano vede qualcosa, sente l'urgenza di comunicarlo, ma non ha le parole. O meglio, ha le parole normali, ma quelle parole non catturano ciò che vuole dire. È come cercare di descrivere un colore mai visto usando solo i nomi dei colori conosciuti: qualsiasi cosa dici è imprecisa, riduttiva, tradisce l'esperienza originale.


Da qui nasce la necessità assoluta di linguaggi alternativi, di modi paralleli di comunicare, di sistemi espressivi che non siano vincolati dalle limitazioni del linguaggio discorsivo ordinario.


I Due Linguaggi Creativi:

🎨 Arte e 🔧Tecnologia


Le fonti angelologiche identificano con precisione i due linguaggi adatti per realizzare ciò che è nuovo e inespresso, per dare forma a ciò che ancora non esiste:


1. 🎨 L'Arte (Linguaggio Artistico)

Il primo linguaggio creativo è l'arte, intesa nel suo senso più ampio: romanzi, poesia, scultura, musica, pittura, cinema, teatro, danza, e qualsiasi altra forma espressiva che non sia vincolata alla descrizione letterale della realtà esistente.


La natura dell'arte è essere un linguaggio parallelo, un'aggiunta alla materia. Una statua è pietra, ma è anche un'altra cosa: è forma, è significato, è presenza che prima non c'era. La pietra esisteva già, ma quella particolare configurazione della pietra, quel particolare modo di farla essere, è nuovo. L'artista ha aumentato (augere) la realtà: c'è ora qualcosa in più che prima non c'era.


Un romanzo parla di persone mai esistite come se lo fossero. Crea un mondo parallelo dove accadono eventi che non sono mai accaduti, dove vivono personaggi che non hanno mai respirato, dove si svolgono dialoghi che nessuno ha mai pronunciato. Eppure questo mondo fittizio ha un potere: può commuovere, può ispirare, può cambiare il modo in cui vediamo il mondo reale. Il linguaggio artistico ha la capacità di far esistere ciò che non esiste.


Lo strumento di fascino con cui l'arte cattura l'attenzione e trasmette la sua visione è la bellezza o i suoi contrari: l'orrore, il disgusto, il sublime, lo straniante. L'arte affascina attraverso l'esperienza estetica, che può essere attraente o repellente, ma mai neutra.


Quando un'opera d'arte ti colpisce, qualcosa in te si muove, si scuote, si risveglia. E in quel momento, vedi ciò che l'artista ha visto, percepisci ciò che l'artista ha percepito.


Per l'artista yeyaseliano, l'arte non è un abbellimento della vita, un lusso, un passatempo per i ricchi. È l'unico linguaggio adeguato per manifestare lo scompenso temporale, per tradurre nel presente ciò che appartiene al futuro o al passato remoto, per lanciare la freccia della visione verso bersagli che ancora non esistono.


2. 🔧 La Tecnologia

Il secondo linguaggio creativo può sembrare sorprendente, ma è altrettanto essenziale: la tecnologia. E qui tecnologia non significa semplicemente l'uso di strumenti moderni, ma la creazione di nuovi strumenti, di nuove possibilità operative, di nuove estensioni delle capacità umane.


Gli inventori come Guglielmo Marconi o i creatori di Internet incarnano perfettamente questa dimensione yeyaseliana. Se avessero potuto esprimere ciò che sentivano con le sole parole, con saggi o conferenze, non avrebbero inventato le loro opere. Ma ciò che vedevano, ciò che percepivano come possibile, non poteva essere detto: doveva essere costruito, doveva essere fatto funzionare, doveva essere dimostrato nella sua realtà concreta.


La tecnologia è un linguaggio creativo perché crea nuove possibilità di comunicazione, di azione, di essere nel mondo. Prima dell'invenzione della radio, certe forme di comunicazione erano impossibili. Marconi non ha descritto la possibilità della radio: l'ha realizzata. E nel realizzarla, ha aumentato l'universo, ha aggiunto qualcosa che prima non c'era.


Lo strumento di fascino con cui la tecnologia cattura l'attenzione è la meraviglia: "Guarda cosa ho inventato! Guarda cosa ora è possibile fare!" È il momento in cui lo scienziato-inventore mostra la sua creazione funzionante, e gli osservatori restano stupiti perché vedono realizzarsi sotto i loro occhi qualcosa che un momento prima sembrava impossibile o non esisteva nemmeno come possibilità pensata.


La tecnologia, in questo senso yeyaseliano, non è contrapposta all'arte ma è sua sorella.


Entrambe manifestano il nuovo, entrambe aumentano l'universo, entrambe traducono visioni in realtà concrete. L'artista usa la bellezza come strumento di fascino, l'inventore usa la meraviglia, ma entrambi stanno lanciando la freccia della percezione eccedente nel mondo.


💪 Il Superlavoro Creativo

C'è un ultimo elemento che va compreso prima di passare alle tecniche pratiche: creare è molto più impegnativo che realizzare qualcosa di carino. Le fonti sono esplicite su questo punto: creare richiede un enorme investimento energetico.


Perché? Perché l'idea nuova richiede una materia adatta, e la materia oppone resistenza. Non è una metafora: è un fatto operativo che ogni artista sperimenta quotidianamente.

La pietra resiste allo scultore. Ha la sua durezza, la sua grana, le sue linee di frattura. Lo scultore deve conoscere la pietra, deve rispettare le sue proprietà, deve lavorare con essa e contro di essa contemporaneamente. Non può semplicemente imporre la sua visione alla pietra: deve negoziare, deve trovare il modo in cui quella particolare pietra può accogliere quella particolare forma.


La frase in un romanzo resiste allo scrittore. Le parole hanno i loro significati consolidati, le loro associazioni, le loro risonanze. Lo scrittore deve piegare le parole per fargli dire qualcosa che non hanno mai detto prima, deve trovare combinazioni nuove, deve creare ritmi e strutture che catturino l'inespresso. E le parole resistono, scivolano via, suonano false, non catturano l'essenza di ciò che si vuole dire.


Il codice resiste all'inventore. I materiali hanno le loro proprietà fisiche, le leggi naturali impongono limitazioni, i sistemi hanno le loro logiche interne. L'inventore deve lavorare dentro questi vincoli, deve trovare soluzioni creative ai problemi tecnici, deve iterare e sperimentare finché l'invenzione funziona davvero.


Questo richiede superlavoro. Non il lavoro ordinario, ma un investimento energetico straordinario. L'idea arriva in un lampo, ma manifestarla può richiedere anni di sforzo intenso, di tentativi falliti, di ostacoli superati, di resistenze vinte. L'artista yeyaseliano non può permettersi di essere pigro o di cercare scorciatoie. La freccia deve essere forgiata con cura, temprata nel fuoco, affilata con precisione, prima di poter essere lanciata con forza verso il bersaglio.


Ma c'è una ricompensa: quando l'opera è compiuta, quando la materia ha finalmente accolto la forma, quando la resistenza è stata vinta, l'universo è aumentato. C'è qualcosa in più che prima non c'era, e questo qualcosa può attraversare i secoli, può toccare milioni di vite, può cambiare il modo in cui l'umanità vede se stessa e il mondo.


9. 👑 Il Coro delle Potestà:

Dominare Chi Domina


Per comprendere pienamente l'energia di YeYaSeʼeL, dobbiamo approfondire il contesto del suo coro angelico: le Potestà, chiamate in ebraico Ḥayyot (che significa animali o forze motrici, dal termine aYYWoT).


Le Potestà non sono angeli della contemplazione o della stabilità. Sono energie di movimento, di trasformazione, di sfida. Appartengono alla quinta Sephirah, Geburah, che significa "la Forza dei grandi uomini". E il loro compito è preciso e radicale.


La Funzione delle Potestà:

⚖️ Il Giudizio e la Forza


Le Potestà operano sulla sfera del giudizio. Ma qui "giudizio" non ha il significato morale di condannare o assolvere. Ha il significato operativo di discernere, di distinguere, di decidere.


A livello delle Potestà, l'anima scopre ciò che potrà e ciò che non potrà fare nel mondo finito.


Questa è una conoscenza cruciale. Non tutto è possibile per te. Non perché tu sia limitato in senso assoluto, ma perché hai una funzione specifica, un talento particolare, una direzione definita. Le Potestà ti insegnano a riconoscere ciò che è nella tua natura e ciò che non lo è, ciò che puoi fare e ciò che altri devono fare.


Ma le Potestà insegnano qualcosa di ancora più potente: a dominare chi domina, a manovrare ciò da cui nel nostro mondo siamo manovrati. Questo è un insegnamento rivoluzionario. Normalmente siamo dominati dalle circostanze, dalle autorità, dalle strutture, dalle aspettative, dalle pressioni. Le Potestà insegnano a invertire questa relazione: tu domini le circostanze, tu manovali le strutture, tu decidi quali autorità meritano rispetto e quali no.


Questo non è arroganza o ribellione cieca. È l'esercizio della forza centripeta e del coraggio. Forza centripeta significa capacità di attirare a sé, di concentrare le energie, di essere il centro invece che la periferia. Coraggio significa capacità di vedere e affrontare i propri difetti, di rifiutare le illusioni su se stessi e sugli altri, di accettare la sfida di manifestare la propria immensità nel mondo.


L'Impulso Sovversivo:

❓ La Domanda "Perché?"


La forza delle Potestà genera in noi la domanda coraggiosa "Perché?" di fronte a qualsiasi stato di fatto, non importa quanto grande e consolidato, esigendo una risposta.


Questa domanda è sovversiva per natura. Quando chiedi "Perché?" non stai accettando passivamente ciò che è. Stai mettendo in discussione, stai richiedendo giustificazione, stai aprendo lo spazio per alternative. E se la risposta non è soddisfacente, la domanda diventa:

"Perché non diversamente?"


L'artista yeyaseliano, protetto da questa Potestà, incarna questa energia chiedendo, tramite la sua opera: "Perché l'universo esistente non basta?" Non è una domanda retorica: è una vera interrogazione che esige una risposta. E se la risposta è "Perché è sempre stato così" o "Perché tutti fanno così", queste risposte vengono riconosciute come insufficienti.


La domanda "Perché?" applicata alla creatività diventa: "Perché questa forma e non un'altra? Perché questo modo di fare musica e non uno nuovo? Perché questo tipo di narrazione e non una mai tentata?" È la domanda che apre lo spazio della possibilità, che libera l'energia dell'innovazione, che permette al nuovo di emergere.


Il Colore e il Momento:

🔵 Blu Intenso di Mezzogiorno


Il colore tradizionalmente associato alle Potestà è il blu intenso del cielo di mezzogiorno, o azzurro intenso quasi blu, quando la luce non incontra nubi né caligini e fa risaltare ogni cosa.


Questo non è un dettaglio decorativo ma una descrizione precisa dello stato di coscienza delle Potestà. È il momento di massima visibilità, di massima chiarezza, di massima distinzione. A mezzogiorno, quando il sole è allo zenit, non ci sono ombre lunghe dove nascondersi, non ci sono penombre ambigue. Ogni cosa appare com'è, senza veli.


L'azzurro è interpretato come la risolutezza, la decisione, l'assunzione di responsabilità. È il colore di chi ha visto chiaramente e ha deciso di agire, di chi non rimanda né tentenna, di chi sa ciò che deve fare e lo fa.


Per l'artista yeyaseliano, questo significa applicare la stessa chiarezza implacabile alla propria vocazione. Vedere senza illusioni ciò che sei chiamato a fare, vedere senza autoinganni i tuoi talenti e i tuoi limiti, vedere senza paura la grandezza che ti spaventa. E poi, con la forza di Geburah, agire su questa visione chiara.


⚖️ Compensare l'Eccesso:

La Lezione di Geburah


Un aspetto importante del coro delle Potestà è che compensa l'eccessiva generosità della Sephirah precedente, Khesed (Misericordia, Amore). Questo equilibrio è essenziale per comprendere l'energia yeyaseliana.


Khesed è la Sephirah dell'abbondanza, dell'apertura, del dare senza misura. Ma senza il contrappeso di Geburah, questa generosità diventa dispersione, debolezza, incapacità di dire "no", incapacità di giudicare, incapacità di stabilire confini.


Le Potestà insegnano che l'amore senza forza è inefficace, che la generosità senza discernimento è sprecata, che l'apertura senza limiti è vulnerabilità. L'artista deve amare la sua visione abbastanza da proteggerla, da difenderla, da insistere sulla sua manifestazione anche quando il mondo la rifiuta.


La lezione principale di Geburah per l'artista è il coraggio di vedere e affrontare i propri difetti, di rifiutare le illusioni su se stessi e sugli altri. Non puoi creare autenticamente se non hai il coraggio di vedere te stesso chiaramente, con le tue paure, le tue strategie di autolimitazione, le tue Dulcinee insensate, le tue viltà mascherate da prudenza.


E non puoi creare autenticamente se non hai il coraggio di vedere gli altri chiaramente: di riconoscere chi ti sostiene veramente e chi ti ostacola, di distinguere i critici costruttivi dai detrattori invidiosi, di identificare le oppressioni esterne per poterle combattere.


🧍‍♀️ Dominare il Proprio Corpo


Un'applicazione specifica dell'energia delle Potestà per l'artista yeyaseliano è utilizzare la forza di Geburah per dominare il proprio corpo. Questo può sembrare strano, ma ha un significato preciso.


Il corpo ha le sue esigenze, i suoi ritmi, le sue resistenze. Vuole comfort, vuole riposo, vuole gratificazione immediata. Il superlavoro creativo richiesto dall'arte entra spesso in conflitto con queste esigenze. Il corpo vuole smettere quando la mente vuole continuare. Il corpo vuole dormire quando l'idea richiede veglia. Il corpo vuole sicurezza quando l'arte richiede rischio.


Dominare il proprio corpo non significa maltrattarlo o ignorare i suoi bisogni legittimi. Significa stabilire chi comanda: l'urgenza creativa o il desiderio di comfort. Significa essere capaci di dire al corpo: "Oggi lavoreremo per dieci ore perché l'opera lo richiede." O: "Oggi digiuneremo perché la concentrazione lo richiede." O: "Oggi rischieremo perché la visione lo richiede."


Questo è particolarmente importante per l'artista yeyaseliano perché la sua sfida è accettare la sfida di manifestare la propria immensità nel mondo. L'immensità è nella mente e nell'anima, ma deve passare attraverso il corpo: attraverso le mani che scolpiscono o dipingono, attraverso la voce che canta o recita, attraverso le dita che scrivono o suonano. Se il corpo non è disciplinato, se non è al servizio della visione, l'immensità resta intrappolata nell'invisibile.


10. 📝 Le Quattro Tecniche Pratiche Quotidiane


Ora che abbiamo compreso il contesto teorico e gli strumenti concettuali, è tempo di tradurre tutto questo in tecniche pratiche quotidiane. Come si applica concretamente l'energia di YeYaSeʼeL nei giorni 9-13 ottobre, o nella vita di chi è nato in questo periodo?


Le fonti angelologiche offrono quattro tecniche specifiche, ciascuna con una funzione precisa e complementare alle altre.


Tecnica 1:

❓❓ L'Eccitazione Necessaria (Le Due Domande)


La prima tecnica è la più fondamentale perché fornisce il carburante energetico per la creatività yeyaseliana. La creatività di questo angelo richiede una grande intensità interiore, che può essere fornita solo da un alto grado di eccitazione.


Ma qui "eccitazione" non significa agitazione superficiale o entusiasmo momentaneo. Significa un'intensificazione dell'energia emotiva e percettiva, un innalzamento del livello di vibrazione interiore che permette di "spaziare oltre" il visibile immediato.

La tecnica è semplice nella sua formulazione ma potente nella sua applicazione. L'individuo che vuole assimilare l'energia di YeYaSeʼeL deve guardarsi intorno ponendosi due domande:


Domanda 1: "Cosa mi piace qui?"

Questa domanda apre lo sguardo alla bellezza, alla possibilità, a ciò che funziona. Non è una domanda retorica: richiede una risposta specifica, concreta, onesta. Guarda il luogo dove sei (fisico o metaforico) e identifica ciò che ti piace veramente. Può essere un oggetto, una persona, una luce, un'atmosfera, un'idea, una possibilità.


Domanda 2: "Cosa non mi piace qui e perché? E cosa cambierei?"

Questa domanda apre lo sguardo al migliorabile, al mancante, a ciò che potrebbe essere diverso. Di nuovo, non è retorica: richiede una risposta specifica. E soprattutto richiede la seconda parte: "E cosa cambierei?" Non basta identificare ciò che non piace; bisogna immaginare l'alternativa, visualizzare il cambiamento possibile.


Perché queste domande funzionano?

Funzionano perché fanno aumentare il livello delle emozioni, dei desideri e dell'intuizione, spingendoli a "spaziare oltre". Quando rispondi onestamente a queste domande, qualcosa in te si attiva. Le emozioni si intensificano: amore per ciò che ti piace, insoddisfazione per ciò che non ti piace, desiderio di cambiamento. I desideri diventano più chiari: vuoi più di ciò che ti piace, vuoi eliminare o trasformare ciò che non ti piace. L'intuizione si risveglia: cominci a vedere possibilità, a immaginare alternative, a percepire strade nuove.


L'eccitazione che ne deriva (sia essa amore, collera, tristezza, gioia o disperazione) si trasforma in forze motrici (aYYWoT) dell'annuncio. Ricordi che le Potestà sono chiamate in ebraico aYYWoT, che significa "animali" o "forze motrici"? Ecco come si attivano: attraverso l'intensificazione emotiva che genera movimento, energia, spinta all'azione.


Il risultato di questa tecnica è la scoperta che il nuovo c'è già, dentro di te, e si manifesta appena si raggiunge quel "sovrappiù di intensità". Non devi cercare l'idea nuova fuori: devi intensificare la tua energia interiore fino al punto in cui l'idea emerge spontaneamente, fino al punto in cui la percezione eccedente diventa visibile alla tua coscienza.


Applicazione pratica:

Fai questo esercizio ogni giorno, in diversi contesti.


  • Al mattino nella tua casa: cosa mi piace? Cosa non mi piace?


  • Al lavoro: cosa mi piace? Cosa non mi piace e cosa cambierei?


  • Nelle relazioni: cosa mi piace? Cosa non mi piace e cosa cambierei?


  • Nella mia arte: cosa mi piace? Cosa non mi piace e cosa cambierei?


Non limitarti a pensare le risposte: scrivile. Il gesto di scrivere intensifica l'energia, rende le risposte più concrete, impedisce alla mente di scivolare via in generalità. E soprattutto, quando hai identificato cosa cambieresti, fai almeno un piccolo passo concreto in quella direzione. Anche il più piccolo cambiamento è una manifestazione dell'energia yeyaseliana.


Tecnica 2:

🛡 Il Diritto di Essere Artisti


La seconda tecnica affronta direttamente la paura di disturbare, l'ostacolo principale che abbiamo identificato. Per attuare l'energia di YeYaSeʼeL è sufficiente che gli individui "annuncino innanzitutto a se stessi il loro diritto di essere artisti".


Questa è una dichiarazione radicale. Non stai chiedendo il permesso al mondo esterno. Non stai aspettando che qualcuno ti riconosca come artista. Non stai cercando credenziali o diplomi che ti autorizzino. Stai semplicemente dichiarando a te stesso: "Ho il diritto di essere artista."


Cosa implica questa dichiarazione?


Primo: Fidarsi dei propri gusti

Il tuo "mi piace" e il tuo "non mi piace" sono validi. Non hai bisogno che qualcun altro li confermi, li approvi, li condivida. Se qualcosa ti piace, questo è un dato reale, non un'opinione contestabile. Se qualcosa non ti piace, questo è un dato reale, non un capriccio ingiustificato. I tuoi gusti sono la tua bussola creativa: seguili.


Secondo: Avere il coraggio di dirli

Non basta sentire i propri gusti interiormente: bisogna esprimerli, dichiararli, manifestarli. "Mi piace questo." "Non mi piace quello." Queste affermazioni semplici sono atti di coraggio perché ti espongono al giudizio, al dissenso, al conflitto. Ma sono essenziali perché rendono pubblico il tuo punto di vista unico, la tua percezione particolare, la tua visione personale.


Terzo: Corazzarsi contro gli attacchi esterni

Quando dichiari il tuo diritto di essere artista e cominci a manifestare i tuoi gusti, incontrerai inevitabilmente resistenze. Critiche, derisioni, incomprensioni, tentativi di farti rientrare nella norma. Devi essere consapevole della necessità di corazzarti: costruire una protezione psicologica che ti permetta di continuare anche quando sei attaccato.


Questa corazza non è insensibilità o arroganza. È la capacità di distinguere tra critiche costruttive (che ti aiutano a migliorare l'opera) e attacchi distruttivi (che mirano a farti smettere di creare). È la capacità di mantenere la rotta anche quando il vento è contrario.


Quarto: Corazzarsi contro la propria sensibilità

Questo è il punto più sottile. Il nemico non è solo esterno ma anche interno. La tua stessa sensibilità può essere un'arma contro di te. Quando crei qualcosa e lo mostri al mondo, sei vulnerabile. Se l'opera viene rifiutata o criticata, soffri. Se non ottiene l'approvazione sperata, ti scoraggi. Se incontri ostacoli, sei tentato di rinunciare.


Devi corazzarti anche contro la propria stessa sensibilità. Questo non significa diventare insensibile o cinico: significa sviluppare la capacità di soffrire senza smettere di creare, di essere deluso senza rinunciare alla visione, di fallire senza cadere nella rassegnazione.


La natura sovversiva di questa dichiarazione:

Annunciare che il "mondo" attuale è solo un "pessimo sistema decrepito" e che l'umanità si accinge a superarlo equivale a mettere una "bomba a orologeria" che "fa tic-tac davvero".


Quando dichiari il tuo diritto di essere artista, stai dichiarando implicitamente che l'universo esistente non basta, che sono possibili nuove forme, che il futuro sarà diverso dal presente.


Questa è una dichiarazione sovversiva che affretta la fine della CSC (Civiltà, Società e Cultura di Massa). Non stai semplicemente creando qualcosa di carino: stai minando le fondamenta di ciò che è, stai preparando il terreno per ciò che sarà.


Tecnica 3:

🚪 I Difetti come Porte Segrete del Possibile


La terza tecnica è forse la più radicale e originale dell'angelologia yeyaseliana. È quella che Sibaldi chiama "l'esercizio della trasformazione", ed è specificamente proposta per i giorni 9-13 ottobre.


La tecnica parte da una domanda capovolta:

Non chiedersi cosa c'è che non va per correggerlo, ma per vedere se proprio lì, nelle carenze (difetti), non ci siano nuove vie da scoprire.


Questa è un'inversione completa del normale approccio ai propri difetti. Normalmente, quando identifichiamo un difetto, cerchiamo di correggerlo, di eliminarlo, di nasconderlo.


L'obiettivo è diventare "normali", conformi, privi di difetti evidenti.


Ma l'angelologia yeyaseliana propone qualcosa di completamente diverso:


Il criterio trasformativo:

Bisogna considerare i tuoi difetti come le porte segrete del possibile.


Un difetto è un punto dove tu divergi dalla norma, dove sei diverso dalla media, dove non funzioni come gli altri. Ma questa divergenza, invece di essere un problema da eliminare, può essere un'opportunità da esplorare. Può essere il segnale che sei fatto per qualcosa di diverso, che la tua strada non è quella normale, che il tuo scopo richiede esattamente quella divergenza che chiamiamo "difetto".


Esempio applicativo dalle fonti:

Se sei sovrappeso, la domanda normale è: "Come faccio a dimagrire?" Questa è la domanda causale: cerco la causa del sovrappeso (mangio troppo, mi muovo poco) per eliminarla.


Ma la domanda yeyaseliana è completamente diversa: "Perché ingrasso? Non come tecnicamente, ma perché in senso finalistico: per quale scopo?" E la risposta potrebbe essere: "Ingrasso perché non ho obiettivamente nessuna ragione per avere un fisico atletico." Cioè: il mio scopo nella vita non richiede un fisico atletico. Forse richiede altre qualità, altre capacità, altre caratteristiche.


A questo punto, invece di lottare contro il sovrappeso, cerchi la radice della carenza in termini di scopo. Qual è il mio vero scopo? Cosa sto evitando o cosa sto cercando attraverso il sovrappeso? Forse sto evitando l'attenzione fisica perché il mio talento è intellettuale. Forse sto creando una barriera protettiva perché il mio lavoro richiede concentrazione solitaria. Forse sto accumulando "massa" in senso metaforico perché sto preparando un'opera grande (o forse sto mettendo distanza tra me e gli altri).


Quando vedi il difetto in termini di scopo invece che di causa, il difetto si trasforma. Non è più qualcosa da eliminare ma qualcosa da comprendere e forse da usare.


Il risultato:

Applicare la creatività in questo modo (e non lamentarsi) trasforma i difetti in porte che si aprono, richiedendo solo pochi minuti per la trasformazione. "Pochi minuti" non significa che il difetto scompare magicamente (ma può anche succedere), ma che la percezione cambia rapidamente: in pochi minuti di riflessione finalistica, ciò che sembrava un ostacolo diventa una possibilità.


Questo esercizio è particolarmente potente per l'artista yeyaseliano perché libera energie enormi. Quando smetti di lottare contro te stesso, quando accetti i tuoi difetti come parte del tuo scopo invece che come ostacoli al tuo successo, tutta l'energia che spendevi in autocritica e autosabotaggio diventa disponibile per la creazione.


Tecnica 4:

🙏 Il Dono di Saper Chiedere e Ricevere


La quarta tecnica riguarda la prontezza nel recepire le idee nuove, tema che abbiamo già toccato ma che ora affrontiamo operativamente. Il dono specifico richiesto per cogliere l'energia yeyaseliana è il saper chiedere e di saper ricevere.


Questa tecnica si applica nel momento cruciale in cui l'idea arriva. Ricordi che le idee durano pochissimo e scappano via se non le cogli? Ecco il processo per afferrarle:


1. Arrivo dell'Idea

Le idee e le intuizioni durano poco e scappano via se non le cogli. Devi essere consapevole che in qualsiasi momento, durante qualsiasi attività ordinaria, può arrivarti un'idea. Non puoi programmare quando arriverà, ma puoi essere preparato a riconoscerla quando arriva.


2. Riconoscimento

Bisogna sentire un bisogno o una voglia nettissima di una certa cosa, che si presenta per la prima volta, perfettamente chiara. Non è un pensiero vago o una fantasia confusa: è una percezione nitida, definita, urgente. "Voglio questo. Devo fare quello. Ho bisogno di quest'altro."


3. Azione: Non temere, non scacciare, non rimandare

Questo è il momento critico. L'idea è arrivata, è stata riconosciuta. Ora hai una scelta: afferrarla o lasciarla andare. Devi afferrarla immediatamente e trasformarla in una richiesta.


Una "richiesta" significa qualcosa di concreto. Non lasciare l'idea nel vago: formalizzala. Se l'idea è per un'opera d'arte, scrivi almeno una frase che la descriva. Se è per un'azione, annota almeno il primo passo. Se è per un cambiamento, definisci almeno l'intenzione.


4. Destinatario della richiesta

La richiesta può essere rivolta a persone intorno che possono dare quella cosa, o a qualcosa o qualcuno che non vedi e che è molto più in alto (il Cielo). Non è essenziale definire esattamente a chi chiedi: l'importante è formulare la richiesta, dichiararla, metterla in movimento.


Se l'idea richiede collaborazione, puoi chiedere a persone concrete. Se richiede risorse che non hai, puoi chiedere "al Cielo" (inteso non religiosamente ma come l'insieme delle possibilità non ancora manifeste). L'atto stesso di chiedere crea un'apertura, un canale attraverso cui ciò che è richiesto può arrivare.


5. Qualità richieste: prontezza e agilità, non impazienza

Questo processo richiede prontezza e agilità. Devi essere veloce nell'afferrare l'idea, agile nel trasformarla in richiesta, pronto ad agire non appena vedi l'opportunità. Ma richiede assolutamente non impazienza.


L'impazienza è volere i risultati immediatamente, frustrarti se l'idea non si manifesta subito, arrabbiarti se le cose non vanno alla velocità che vorresti. Ma questo tradisce la natura dell'ispirazione. L'ispirazione è un dono da accogliere con gratitudine, non un diritto da pretendere. Devi essere paziente nel processo di manifestazione pur essendo pronto nell'atto di ricezione.


È un'ispirazione da afferrare, non un risultato da forzare. L'immagine è quella della caccia: devi essere immobile e paziente finché la preda appare, ma quando appare devi essere velocissimo nel colpire. Allo stesso modo con le idee: pazienza nel quotidiano, prontezza nell'attimo dell'arrivo.


📜 [Fine Parte 3]

Nella Parte 4 esploreremo i grandi annunciatori (Lennon, Verdi, Crowley), il contesto storico della creatività, il gruppo degli angeli gemelli, l'educazione del bambino yeyaseliano, gli esercizi pratici graduati, e concluderemo con affermazioni, invocazioni e una riflessione finale.





PARTE 4:

⭐️ Personaggi, Collegamenti e Crescita


11. 👥 I Grandi Annunciatori:

John Lennon, Verdi, Crowley


Per comprendere come l'energia di YeYaSeʼeL si manifesta concretamente nella vita, è illuminante osservare le biografie di alcune persone nate sotto questo angelo (9-13 ottobre).


Non sono esempi da imitare meccanicamente, ma incarnazioni viventi di come questa energia può esprimersi quando viene accolta pienamente, con tutte le sue contraddizioni, le sue sfide, le sue potenzialità.


🎸 John Lennon (9 ottobre): L'Annunciatore che Divenne Opera

John Lennon è forse l'incarnazione più perfetta dell'energia yeyaseliana del XX secolo. Nato il 9 ottobre, primo giorno di reggenza di questo angelo, ha manifestato entrambi i compiti fondamentali con una chiarezza quasi didattica.


Il linguaggio totalmente nuovo:

Lennon ha innovato la musica creando un linguaggio totalmente nuovo. Non si è limitato a scrivere belle canzoni o a suonare bene: ha inventato modi di fare musica che prima non esistevano. Con i Beatles ha esplorato territori sonori che nessuno aveva mai attraversato, combinando influenze in modi inediti, sperimentando con tecniche di registrazione rivoluzionarie, trasformando la canzone pop in un mezzo per esprimere visioni complesse.


Questo è esattamente ciò che le fonti intendono con "linguaggio artistico": non la ripetizione di forme esistenti, ma la creazione di forme nuove che permettono di dire ciò che prima non poteva essere detto. Ogni album dei Beatles, e poi ogni album solista di Lennon, era un annuncio: "Guardate cosa è possibile fare ora che prima non lo era."


La seconda parte della vita:

ribellione contro conformismo e oppressione:

Ma Lennon non si è fermato alla creatività musicale. La seconda parte della sua vita fu dedicata alla ribellione contro il conformismo e l'oppressione. Questo è il secondo compito yeyaseliano manifestato in modo radicale.


Lennon ha usato la sua fama, la sua visibilità, il suo talento dell'energia Yod (mostrare e attrarre l'attenzione) per contestare la guerra del Vietnam, per promuovere la pace, per sfidare le strutture di potere, per immaginare pubblicamente un mondo diverso. La sua canzone "Imagine" è l'esempio perfetto della visione yeyaseliana del futuro, libera dai limiti del "mondo" attuale.


Le fonti citano specificamente questa canzone come esempio di una visione del futuro che annuncia la fine della CSC (Civiltà, Società e Cultura di Massa). "Imagine no possessions", "Imagine no countries", "Imagine no religion": questi non sono semplici versi poetici, sono annunci di possibilità in statu nascendi, di grandi mutamenti in arrivo, di un nuovo giorno che incomincia.


Il paradosso e la tragedia:

Ma Lennon ha vissuto anche il paradosso donchisciottesco. Ha avuto periodi di autosabotaggio, di dipendenze, di relazioni distruttive. Ha lottato con le sue Dulcinee insensate. Ha alternato momenti di immensa creatività a momenti di paralisi. Ha conosciuto la rassegnazione e l'ha combattuta. Ha manifestato la viltà e poi l'ha superata con atti di coraggio estremo.


E alla fine, la sua vita è stata interrotta violentemente da chi non poteva tollerare l'annuncio che portava. Questo è il rischio dell'artista yeyaseliano che manifesta pienamente la sua energia: diventa un bersaglio perché la sua opera è una freccia lanciata contro lo stato delle cose, e qualcuno vorrà fermare quella freccia.


🎼 Giuseppe Verdi: Il Risorgimento come Linguaggio Musicale

Giuseppe Verdi, altro grande nato sotto YeYaSeʼeL, rappresenta un'incarnazione diversa ma complementare della stessa energia.


Super produzione e linguaggio musicale travolgente:

Verdi era caratterizzato da super produzione: un flusso inesauribile di opere, una capacità di lavorare che sembrava sovrumana, una dedizione totale alla manifestazione della sua visione. Questo è il "superlavoro creativo" di cui parlano le fonti: l'enorme investimento energetico richiesto quando l'idea nuova deve vincere la resistenza della materia.


Il suo linguaggio musicale era travolgente. Non melodie carini o composizioni eleganti, ma un'intensità emotiva e drammatica che travolgeva il pubblico, che lo costringeva a sentire, che lo faceva vibrare con frequenze che prima non conosceva. Verdi ha aumentato l'universo musicale: dopo di lui, la musica poteva fare cose che prima non poteva fare.


Il simbolo del Risorgimento: ribellione all'oppressione:

Ma Verdi divenne, suo malgrado, il simbolo del Risorgimento italiano e della ribellione all'oppressione. Il suo nome stesso diventò un acronimo sovversivo: "Verdi" significava "Vittorio Emanuele Re d'Italia", un gesto politico audace al tempo degli Austriaci che dominavano l'Italia settentrionale.


Questo è significativo: Verdi non ha scelto necessariamente di essere un simbolo politico, ma la sua energia yeyaseliana, manifestata attraverso la musica, è diventata naturalmente uno strumento di ribellione. Perché? Perché la vera arte, l'arte che annuncia possibilità nuove, è sempre sovversiva rispetto allo stato attuale. Non può non esserlo.


Le opere di Verdi raccontavano storie di ribellione, di libertà, di dignità umana che rifiuta l'oppressione. E il pubblico italiano, oppresso dal dominio straniero, vedeva in quelle storie un annuncio: "Un altro mondo è possibile. Un'altra Italia è possibile." La musica di Verdi lanciava la freccia verso un futuro che ancora non esisteva ma che stava per nascere.


🔮 Aleister Crowley: Il Linguaggio della Magia come Ribellione Totale

Aleister Crowley rappresenta forse l'incarnazione più estrema e controversa dell'energia yeyaseliana. Ma proprio per questo è istruttiva.


Linguaggio artistico particolare: la magia oltre alla letteratura:

Crowley usava un linguaggio artistico particolare che andava oltre la letteratura tradizionale: la magia. Ma qui "magia" non va intesa in senso superstizioso o occultistico semplice. Era un linguaggio simbolico complesso, un sistema di pratiche rituali, una cosmologia alternativa che permetteva di esprimere visioni che il linguaggio ordinario non poteva catturare.


Oltre alla magia, Crowley era anche poeta, scrittore, alpinista, esploratore. Ogni sua attività era un tentativo di manifestare la sua visione eccedente, di lanciare frecce verso bersagli che gli altri non vedevano nemmeno.


Culti come ribellioni al punto di vista delle persone normali:

Ma l'aspetto più yeyaseliano di Crowley era che creava culti che fungevano da altrettante ribellioni al punto di vista delle persone normali del suo periodo. Ogni suo sistema magico, ogni sua organizzazione iniziatica, ogni suo testo provocatorio era un modo di dire: "Il mondo delle persone normali, con le sue morali vittoriane, con le sue ipocrisie religiose, con le sue limitazioni mentali, non è il mondo. È solo un pessimo sistema decrepito. Io vi mostro possibilità completamente diverse."


Crowley ha spinto la ribellione yeyaseliana al suo estremo. Non si è accontentato di contestare alcuni aspetti della società: ha contestato le fondamenta stesse della visione del mondo occidentale. Ha annunciato l'inizio di un nuovo eone, una nuova era della coscienza umana.


Il rischio dell'eccesso:

Ma Crowley dimostra anche i rischi dell'energia yeyaseliana quando non è equilibrata. La sua ribellione era così totale che spesso diventava fine a se stessa. La sua creatività era così eccessiva che spesso si perdeva in mille direzioni senza completare ciò che aveva iniziato. La sua vita personale era un caos di dipendenze, conflitti, fallimenti relazionali.

Crowley è l'esempio di chi ha accettato pienamente la sua natura di outsider, ma ha forse pagato il prezzo di essere troppo lontano dal suo tempo, troppo radicale nella sua ribellione, troppo eccessivo nella sua manifestazione. Eppure, decenni dopo la sua morte, la sua influenza è ancora viva: le sue idee hanno influenzato generazioni di artisti, musicisti, pensatori. La sua freccia ha raggiunto bersagli che lui stesso probabilmente non immaginava.


📚 Miguel de Cervantes: Il Meta-Artista

Infine, Miguel de Cervantes, il creatore di Don Chisciotte, merita un posto speciale in questa galleria. Era uno yeyaseliano che ha creato l'archetipo perfetto dell'artista yeyaseliano stesso.


Cervantes ha preso il dramma interiore che conosceva intimamente - la grandezza che spaventa, le strategie di autolimitazione, il rimandare l'azione, la lotta contro mulini a vento - e lo ha trasformato in un'opera immortale. Ha fatto esattamente ciò che le fonti raccomandano: è diventato Cervantes invece che Chisciotte.


Ha usato il linguaggio artistico del romanzo per dire qualcosa che il linguaggio ordinario non poteva dire: ha mostrato la tragedia comica dell'ideale che non riesce a manifestarsi nel mondo, ma anche la dignità profonda di chi persiste nell'ideale nonostante tutto. Ha creato un personaggio che è diventato un archetipo universale, una lente attraverso cui generazioni di lettori hanno potuto vedere e comprendere il conflitto tra visione e realtà.


E così facendo, Cervantes ha lanciato una freccia che attraversa quattro secoli, che continua a colpire bersagli nuovi in ogni epoca, che annuncia sempre di nuovo la possibilità di essere più grandi del proprio momento storico.


12. 📜 Il Contesto Storico della Creatività

(Dal Seicento a Oggi)


Per comprendere pienamente il ruolo dell'angelo YeYaSeʼeL, è necessario situarlo nel contesto evolutivo della coscienza occidentale. L'azione dell'artista che contrappone la propria creatività al "mondo" non è un fenomeno eterno e immutabile, ma ha una storia precisa, un'evoluzione, una direzione.


🏰 Le Origini (XVII Secolo): Don Chisciotte e Amleto

Il contrapporre la propria creatività al "mondo" iniziò in Occidente con personaggi come il Don Chisciotte di Cervantes e l'Amleto di Shakespeare. Questa non è una coincidenza cronologica ma un momento di svolta nella storia della coscienza.


Prima del Seicento, l'insoddisfazione con lo stato delle cose veniva normalmente espressa attraverso grandi gruppi: popoli, classi sociali, partiti, movimenti religiosi. Un individuo singolo non poteva dire: "Il mondo intero mi convince meno dei miei ideali personali."


Sarebbe sembrato follia pura, hybris, peccato di superbia.


Ma nel Seicento qualcosa cambiò. Per la prima volta, personaggi letterari osavano affermare che il "mondo" intero li convinceva meno dei loro ideali. Don Chisciotte preferisce il suo mondo cavalleresco immaginario alla Spagna del suo tempo. Amleto preferisce la sua visione morale complessa al pragmatismo corrotto della corte danese.


Essi osavano affermare che il "mondo" intero li convinceva meno dei loro ideali. Questo era radicalmente nuovo. Ma nota bene: nel Seicento, questi individui apparivano inevitabilmente pazzi o tragici. Don Chisciotte è comico nella sua follia. Amleto è tragico nella sua incapacità di agire efficacemente. L'individuo che contrappone i suoi ideali al mondo è ancora visto come un'anomalia, un problema, qualcosa che non può funzionare.

Il mondo non era pronto ad accettare che un singolo "io" potesse essere una fase nuova della realtà.


Nei secoli successivi, questo processo si è evoluto. Se inizialmente l'insoddisfazione veniva espressa solo attraverso grandi gruppi (popoli, classi, partiti), gradualmente lo spazio si è aperto per l'individuo.


Le rivoluzioni liberali dei secoli XVIII e XIX hanno affermato i diritti dell'individuo. Il Romanticismo ha celebrato il genio individuale. L'arte moderna ha riconosciuto l'artista come creatore di mondi nuovi. La psicologia del XX secolo ha esplorato l'individuazione, il processo di diventare se stessi contro le pressioni del conformismo.

E oggi, secondo le fonti angelologiche, "la strada è aperta" affinché un "io" possa farsi avanti anche per proprio conto. Questa è la grande novità del nostro tempo: molti "io" sono ora forti abbastanza da essere loro stessi una fase nuova, immaginando e creando cambiamenti.


Non devi aspettare che un movimento, un partito, una classe sociale esprima la tua insoddisfazione. Puoi esprimerla tu stesso.

Non devi aspettare che un gruppo formuli la visione del futuro. Puoi formularla tu stesso.

Non devi aspettare che qualcuno ti autorizzi a creare. Puoi dare a te stesso questa autorizzazione.


Questo è il contesto in cui opera YeYaSeʼeL oggi. Non nel Seicento, quando l'artista ribelle era visto come pazzo o tragico. Ma nell'era attuale, quando l'individuo creativo può effettivamente manifestare la sua visione e cambiare il mondo.


💣 La Natura Intrinsecamente Sovversiva dell'Arte Yeyaseliana

Ma questa apertura non significa che la strada sia facile. L'attività yeyaseliana rimane intrinsecamente sovversiva: affretta la fine della CSC (Civiltà, Società e Cultura di Massa).


Cosa significa questo? Che l'arte autentica, l'arte che annuncia possibilità in statu nascendi, non può coesistere pacificamente con la cultura di massa. La cultura di massa vuole ripetizione, conformismo, prodotti prevedibili, messaggi rassicuranti. L'arte yeyaseliana offre novità, diversità, visioni disturbanti, messaggi che mettono in questione.


Annunciare che il "mondo" attuale è solo un "pessimo sistema decrepito" e che l'umanità si accinge a superarlo equivale a mettere una "bomba a orologeria" che "fa tic-tac davvero". Non è una metafora innocua: è una descrizione precisa di ciò che fa l'arte rivoluzionaria. Mina le certezze, scuote le fondamenta, prepara il terreno per il nuovo.


Quindi l'artista yeyaseliano oggi si trova in una posizione paradossale: la strada è più aperta che mai (può manifestarsi individualmente), ma il suo messaggio è più pericoloso che mai (mina il sistema dominante). Ha più strumenti e più libertà dei suoi predecessori del Seicento, ma anche più responsabilità e più rischi.


13. 👼👼👼 Il Gruppo degli Angeli della Creatività


YeYaSeʼeL non opera in isolamento. Fa parte di un gruppo di tre angeli gemelli che condividono la stessa energia, offrono la stessa occasione, danno le stesse istruzioni e pongono lo stesso tipo di prove. Questo gruppo è collettivamente chiamato gli Angeli della Creatività, si potrebbe dare loro l'acronimo comune "accompagniele", che significa "Accompagnare oltre, verso il futuro".


I Tre Angeli Gemelli


#16 HaQaMiYaH: 6-11 giugno (Cherubini)

Il primo angelo gemello appartiene al secondo coro, i Cherubini, e regna all'inizio dell'estate. L'energia di HaQaMiYaH condivide con YeYaSeʼeL il compito di accompagnare oltre, ma lo fa nel contesto cherubico della visione pura, della contemplazione che precede l'azione.

#19 LeWuWiYaH: 22-27 giugno (Troni)

Il secondo angelo gemello appartiene al terzo coro, i Troni, e regna nel cuore dell'estate. LeWuWiYaH, il Trono della Creatività, conferma l'importanza della scoperta di nuovi linguaggi, l'amore per le idee nuove e i ricordi di vite anteriori. Questi sono concetti che si applicano direttamente al bisogno di YeYaSeʼeL di guardare oltre, di accedere allo scompenso temporale, di vedere ciò che appartiene ad altri tempi.

#40 YeYaSeʼeL: 9-13 ottobre (Potestà)

Il terzo angelo gemello, quello che stiamo esplorando, appartiene all'ottavo coro, le Potestà, e regna all'inizio dell'autunno. YeYaSeʼeL porta l'energia creativa nel contesto della forza, del giudizio, della ribellione contro l'oppressione.


Le Caratteristiche Comuni

Le persone nate in questi giorni (6-11 giugno, 22-27 giugno, 9-13 ottobre) hanno, secondo l'angelologia, due compiti fondamentali comuni:

  1. Creare - essere autori nel senso di aumentare l'universo

  2. Ribellarsi alle oppressioni - non accettare ciò che blocca la creatività


Ma ciò che distingue questi tre angeli è il modo in cui manifestano questi compiti:


  • HaQaMiYaH (Cherubino) li manifesta attraverso la visione contemplativa, l'intuizione pura, la percezione delle idee archetipiche prima che prendano forma

  • LeWuWiYaH (Trono) li manifesta attraverso la stabilizzazione delle visioni, la traduzione delle intuizioni in strutture, l'amore paziente per le idee che devono maturare

  • YeYaSeʼeL (Potestà) li manifesta attraverso l'azione energica, il lancio della freccia, la manifestazione concreta che sfida e trasforma


L'Accompagnare Oltre, Verso il Futuro

L'acronimo comune accompagniele rivela la funzione condivisa: questi tre angeli sono guide che accompagnano l'anima oltre i confini dell'universo esistente, verso il futuro che ancora non c'è ma sta per nascere.


Non ti abbandonano nell'ignoto, ma ti accompagnano.

Non ti forzano, ma ti guidano.

Non ti impongono una destinazione, ma ti mostrano la direzione.


"Oltre" non significa in nessun luogo, ma più in là di dove sei ora. "Verso il futuro" non significa un tempo generico, ma il tuo futuro specifico, la tua possibilità personale, il tuo compito particolare.

Chi è nato sotto questi angeli, o chi lavora consapevolmente con la loro energia nei rispettivi periodi, sta imparando a essere un accompagnatore per gli altri: qualcuno che mostra possibilità nuove, che indica direzioni inesplorate, che annuncia l'arrivo del nuovo giorno.


14. 👩‍👩‍👧‍👧 Crescere un Bambino YeYaSeʼeL


Per i genitori di un bambino nato tra il 9 e il 13 ottobre, o per chiunque voglia comprendere come nutrire l'energia yeyaseliana in fase di crescita (anche simbolicamente, come "adulto che cresce"), le fonti angelologiche offrono indicazioni precise e preziose.


Il Principio Fondamentale: Essere Alleati, Non Ostacoli


L'approccio al bambino YeYaSeʼeL deve essere orientato all'incoraggiamento incondizionato della vocazione. Questa non è permissività o assenza di guida, ma un atteggiamento fondamentale: tu, genitore o educatore, sei l'alleato del bambino nella sua vocazione, non l'ostacolo.


È fondamentale incoraggiare la vocazione artistica. Ma attenzione: "artistica" va intesa nel senso ampio yeyaseliano. Non significa necessariamente pittura o musica (anche se può includere queste), ma significa la capacità di creare, di aumentare, di manifestare visioni, di inventare linguaggi nuovi.


Si deve essere loro alleati, lasciando ad altri (il mondo) il compito di mettere alla prova la determinazione. Il mondo metterà già abbastanza ostacoli: incomprensioni, rifiuti, critiche, pressioni al conformismo. Il genitore non deve aggiungere altri ostacoli, ma deve essere il rifugio sicuro, lo spazio protetto dove il bambino può esprimere liberamente la sua visione eccedente.


La Missione Chiara da Trasmettere


La seconda indicazione è ancora più specifica. Il compito del genitore o educatore è aiutare il bambino ad argomentare la sua innata convinzione che "una vita valga la pena di essere vissuta soltanto se serve a produrre bellezza e conoscenza al contempo".


Questa è una delle frasi più importanti di tutta l'angelologia yeyaseliana. Non è un obiettivo che il genitore impone, ma una convinzione innata che il bambino yeyaseliano già possiede e che deve essere articolata, argomentata, sostenuta.


Il bambino yeyaseliano sente già, anche se non sa ancora esprimerlo, che la vita ordinaria non basta, che una vita spesa solo a sopravvivere o ad accumulare o a conformarsi è una vita sprecata. Sente che la vita vale la pena solo se produce qualcosa di bello e di vero, qualcosa che aumenta l'universo, qualcosa che manifesta una visione.


Il compito dell'educatore è dare parole a questa intuizione, fornire esempi, mostrare vite di artisti e scienziati che hanno incarnato questo principio, aiutare il bambino a vedere che non è solo o folle nel sentire questo, ma che appartiene a una lunga tradizione di annunciatori.


Gli Strumenti Concreti

Le fonti indicano strumenti specifici per stimolare questa vocazione:


Libri illustrati: non libri qualsiasi, ma libri che mostrano bellezza, che raccontano storie di creazione, che aprono mondi nuovi. Il bambino deve vedere che i libri sono porte, non solo oggetti.


Film: cinema di qualità, film che sono opere d'arte, che mostrano visioni, che fanno vedere possibilità. Non intrattenimento passivo, ma arte cinematografica che stimola l'immaginazione.


Musei: luoghi dove si incontrano le opere dei grandi creatori del passato. Il bambino deve sentire la presenza delle opere, deve capire che quelle sculture, quei quadri, quegli oggetti sono messaggi lanciati attraverso i secoli, frecce che hanno colpito il bersaglio.


Mostre: esposizioni di arte contemporanea, dove si vede l'arte che sta nascendo ora, dove si percepisce il nuovo in statu nascendi, dove si capisce che l'arte non è solo nel passato ma è viva e attuale.


Ma c'è un elemento cruciale: il genitore deve imparare e osservare insieme al bambino, alleandosi con lui. Non sei tu l'esperto che spiega al bambino ignorante. Sei tu il compagno di viaggio che scopre insieme a lui, che si meraviglia insieme a lui, che impara insieme a lui.


Questa alleanza è fondamentale perché il bambino yeyaseliano ha bisogno di sentire che la sua percezione è valida, che ciò che vede ha valore, che non è solo nella sua visione. Se il genitore si pone come autorità che "sa" e giudica, il bambino imparerà a dubitare della propria percezione. Se il genitore si pone come alleato che esplora insieme, il bambino imparerà a fidarsi della propria visione.


I Rischi da Evitare nell'Educazione


Ci sono alcuni errori educativi particolarmente dannosi per il bambino yeyaseliano:


Non cercare di "normalizzarlo": il bambino yeyaseliano è un outsider per vocazione. Cercare di farlo diventare normale, di farlo adattare, di fargli "tenere i piedi per terra" è cercare di uccidere la sua funzione essenziale.


Non criticare i suoi "sogni impossibili": ciò che sembra impossibile al presente può essere possibile al futuro. Il bambino vede possibilità in statu nascendi. Non spegnere questa visione con il realismo cinico dell'adulto.


Non scoraggiare l'insoddisfazione creativa: quando il bambino dice "questo non mi basta", non rispondere "dovresti essere grato per ciò che hai". Quell'insoddisfazione è il motore della sua creatività.


Non imporre professioni "sicure": il bambino yeyaseliano avrà successo solo nelle arti (in senso lato). Spingerlo verso professioni ordinarie è condannarlo a una vita di frustrazione e fallimento.


15. 🔗 Collegamenti con Altri Angeli


YeYaSeʼeL non esiste in isolamento nel sistema angelologico, ma è connesso a vari altri angeli attraverso temi, energie complementari, e dinamiche di compatibilità.


Compatibilità Affettiva: #39 'Omaeʼel 🔗 [1 - 2] (18-23 agosto)


Le fonti indicano una compatibilità affettiva specifica tra i protetti di YeYaSeʼeL e quelli di 'Omaeʼel, gli Angeli della routine e del servizio altrui. Questa compatibilità può sembrare paradossale a prima vista - l'artista outsider con chi ama la routine? - ma ha una logica profonda.


La relazione suggerisce un equilibrio tra l'eccesso di creatività e il bisogno di stabilità.


L'artista yeyaseliano vive nello scompenso temporale, nel caos creativo, nell'eccesso di visione. Ha bisogno di qualcuno che porti terra, radici, routine, che si occupi degli aspetti pratici della vita mentre lui vola nel regno delle possibilità.


'Omaeʼel offre questa stabilità non come limitazione ma come supporto. Non cerca di normalizzare l'artista, ma crea le condizioni pratiche perché l'artista possa creare. È il partner che dice: "Tu vai pure a lanciar frecce verso il futuro, io terrò in ordine il presente."


Questa è una forma di compatibilità matura: non la fusione di due identici, ma la complementarità di due funzioni diverse che si sostengono reciprocamente.


Collegamenti Tematici con Altri Angeli


Angeli della Ribellione: YeYaSeʼeL condivide il tema della ribellione con vari altri angeli che insegnano a contestare l'oppressione, a non accettare lo stato delle cose, a dominare chi domina. Questi collegamenti tematici creano una rete di energie complementari.


Angeli del Giudizio (Potestà): come membro del coro delle Potestà, YeYaSeʼeL condivide con i suoi fratelli angelici dello stesso coro la funzione del giudizio, della forza, della capacità di discernere ciò che è possibile da ciò che non lo è.


Angeli della Visione: YeYaSeʼeL è collegato a tutti gli angeli che enfatizzano la capacità di vedere oltre, di percepire possibilità nascoste, di accedere a dimensioni non ordinarie della realtà.


16. 📓 Esercizi Pratici per Incarnare l'Energia di YeYaSeʼeL


Per chi desidera lavorare consapevolmente con l'energia di YeYaSeʼeL, sia nei giorni 9-13 ottobre che durante l'anno (specialmente se sei nato in questo periodo), ecco esercizi graduati dal livello base all'avanzato.


📝Esercizio Base: Il Quaderno delle Idee Fuggenti


Obiettivo: Catturare le idee prima che scappino


Durata: 5 minuti al giorno, più interventi istantanei


Pratica:


  1. Tieni sempre con te un quaderno piccolo e una penna (o app note sul telefono)

  2. Nel momento esatto in cui arriva un'idea nuova - non importa quanto sembri strana, prematura, impossibile - scrivila immediatamente. Una frase basta.

  3. Non giudicare l'idea, non valutarla, non chiederti se ha senso. Solo catturala.

  4. Alla sera, dedica 5 minuti a rileggere le idee catturate durante il giorno

  5. Scegli UNA idea (anche piccola) e fai un piccolissimo passo concreto verso la sua realizzazione


Perché funziona: Questo esercizio allena la prontezza yeyaseliana, abitua la mente ad afferrare invece che lasciare andare, e crea l'abitudine di passare dall'idea all'azione.


Variazione per i giorni 9-13 ottobre: In questi giorni, aumenta la sensibilità. Le idee arriveranno con maggiore frequenza e chiarezza. Catturale tutte, senza eccezione.


❓ Esercizio Intermedio: Le Due Domande Quotidiane


Obiettivo: Generare l'eccitazione necessaria per la creatività


Durata: 15 minuti mattina + 15 minuti sera


Pratica:


Mattina (appena sveglio, prima di iniziare la routine):

  1. Siediti in un luogo che puoi osservare (stanza, giardino, strada dalla finestra)

  2. Guarda intorno con attenzione per 2 minuti

  3. Scrivi: "Cosa mi piace qui?" Elenca almeno 5 cose specifiche

  4. Scrivi: "Cosa non mi piace qui e perché?" Elenca almeno 5 cose specifiche

  5. Per ogni cosa che non ti piace, scrivi: "Cosa cambierei?" Sii specifico e concreto

  6. Osserva come si sente il tuo corpo: l'energia è aumentata? C'è eccitazione?


Sera (prima di dormire):

  1. Ripeti lo stesso processo per la giornata appena trascorsa

  2. "Cosa mi è piaciuto oggi?"

  3. "Cosa non mi è piaciuto e perché? Cosa cambierò domani?"

  4. Scegli UNA cosa da cambiare domani e pianifica come farlo


Perché funziona: Questo esercizio aumenta sistematicamente il livello di intensità emotiva, allena la capacità di discernere (giudizio), e trasforma l'insoddisfazione passiva in energia creativa attiva.


Variazione per i giorni 9-13 ottobre: Applica le due domande non solo al tuo ambiente personale, ma al mondo in generale. "Cosa mi piace nel mondo di oggi? Cosa non mi piace e cosa cambierei?" Le risposte potrebbero contenere il seme di un'opera importante.


🚪 Esercizio Avanzato: Il Difetto Come Porta Segreta


Obiettivo: Trasformare i difetti in possibilità creative


Durata: 45 minuti (una volta a settimana)


Pratica:


  1. Identificazione (5 minuti): Scrivi un difetto che ti tormenta, qualcosa che hai sempre cercato di correggere o nascondere. Sii onesto e specifico.

  2. Sospensione del giudizio (5 minuti): Scrivi tutte le ragioni per cui questo difetto è "male", tutte le voci (tue e altrui) che lo condannano. Esaurisci completamente questa fase.

  3. Inversione finalistica (15 minuti): Ora capovolgi completamente la prospettiva. Invece di chiedere "Cosa c'è che non va?" chiedi "Per quale scopo potrebbe servire questo difetto?" Scrivi tutte le possibili risposte, anche quelle che sembrano assurde. Esempi:

    • Se sei timido: "Forse la timidezza mi protegge da relazioni superficiali per dedicarmi a un lavoro profondo?"

    • Se sei disorganizzato: "Forse il caos esterno riflette una mente che rifiuta l'ordine convenzionale per cercare ordini nuovi?"

    • Se sei ipersensibile: "Forse questa sensibilità è necessaria per percepire le sfumature che altri non vedono?"

  4. La porta segreta (10 minuti): Scegli la risposta finalistica che risuona di più. Ora chiedi: "Se questo difetto è in realtà una porta segreta, dove porta? Quale possibilità nuova si apre?" Esplora questa possibilità in dettaglio.

  5. Azione concreta (10 minuti): Progetta un'azione specifica che usa il "difetto" come risorsa invece di combatterlo. Non deve essere grande: anche un gesto simbolico va bene.


Perché funziona: Questo esercizio libera enormi quantità di energia che erano bloccate nell'autocritica e nell'autosabotaggio. Quando smetti di lottare contro te stesso e accetti i tuoi difetti come parte del tuo scopo, quella energia diventa disponibile per la creazione.


Variazione per i giorni 9-13 ottobre: In questi giorni, l'esercizio ha una potenza particolare. Il "difetto" potrebbe rivelarsi essere esattamente ciò che distingue la tua voce artistica unica da tutte le altre. Ciò che sembrava un limite potrebbe rivelarsi la tua firma.


17. 🗣 Affermazioni

e 🙏 Invocazioni per l'Energia Yeyaseliana


Le affermazioni e le invocazioni non sono formule magiche, ma strumenti per allineare la coscienza con l'energia specifica dell'angelo. Si usano nei giorni 9-13 ottobre, o quando senti il bisogno di connetterti con l'energia creativa ribelle.


Affermazioni Quotidiane


Al risveglio (per aprire il canale della percezione):

"Oggi accolgo le idee che arriveranno. Sono pronto ad afferrare ciò che scorre veloce. La mia percezione è una freccia pronta ad essere lanciata."


Prima di creare (per superare la paura di disturbare):

"Ho il diritto di essere artista. I miei gusti sono validi. La mia visione ha valore. Lancio ciò che ho visto in più."


Di fronte all'ostacolo (per mantenere la ribellione):

"Non accetto l'oppressione, né esterna né interiore. Creare è il mio modo di ribellarmi. La mia opera è la mia risposta."


Alla sera (per integrare l'energia del giorno):

"Oggi ho aumentato l'universo. Ciò che ho creato prima non esisteva. Domani continuerò ad annunciare il nuovo."


Invocazione Formale a YeYaSeʼeL

Da pronunciare nei giorni 9-13 ottobre, o quando inizi un'opera importante, o quando hai bisogno di superare la rassegnazione:


"Angelo YeYaSeʼeL, Angelo degli Artisti, Tu che vedi oltre il vedere, Tu che lanci la freccia verso bersagli futuri, Tu che accompagni oltre, verso il nuovo giorno che incomincia,


Apri i miei occhi a ciò che è in statu nascendi. Aiutami ad afferrare le idee che arrivano tante volte E scappano via in pochi secondi. Dammi il coraggio di non temere, di non rimandare,


Di trasformare il dono in richiesta, La visione in opera.


Liberami dalle catene dei miei nemici, Siano essi esterni o interiori. Proteggimi dalla rassegnazione, Quel nemico oscuro che dice "questo basta". Dammi successo nelle arti,

Che sono l'unica via per la mia mente troppo vasta.


Fammi essere Cervantes invece che Chisciotte, Creatore dell'opera invece che sognatore che rimanda. Fammi superare la superbia che rifiuta i doni, E la viltà che subisce l'oppressione.


Insegnami i due linguaggi: L'arte che affascina con la bellezza, E la tecnologia che meraviglia con l'invenzione. Dammi la forza per il superlavoro creativo, Per vincere la resistenza della materia.


Angelo YeYaSeʼeL, Io accetto il mio destino di outsider, Il mio compito di annunciatore, La mia funzione di aumentare l'universo.


La mia vita varrà la pena di essere vissuta Solo se serve a produrre bellezza e conoscenza al contempo.


Così io dichiaro, così io chiedo, così io agisco. YeYaSeʼeL, accompagnami oltre, verso il futuro."


Mantra Breve (per momenti di blocco creativo)

Da ripetere quando l'idea arriva ma la paura blocca:


"Vedo. Lancio. Manifesto."


Ripeti tre volte, poi passa immediatamente all'azione concreta, anche piccola.


  1. 🏹 Riflessione Finale:

    🎯 Essere la Freccia o il Bersaglio?


Siamo arrivati alla fine di questo lungo viaggio attraverso l'energia di YeYaSeʼeL, l'Angelo degli Artisti. È tempo di una riflessione conclusiva che integri tutto ciò che abbiamo esplorato.


La Domanda Fondamentale


L'energia di questo angelo pone una domanda radicale ad ogni essere umano, ma specialmente a chi è nato tra il 9 e il 13 ottobre: vuoi essere la freccia o il bersaglio?


Il bersaglio è ciò che riceve, ciò che subisce, ciò che sta fermo aspettando che qualcosa lo colpisca. È l'oggetto delle azioni altrui, il destinatario delle visioni altrui, il consumatore delle creazioni altrui. Il bersaglio non è attivo ma passivo, non crea ma riceve, non aumenta l'universo ma si adatta all'universo esistente.


La freccia è ciò che vola, ciò che cerca, ciò che manifesta un'intenzione e tende verso uno scopo. È il soggetto dell'azione, il portatore della visione, il creatore dell'opera. La freccia è attiva, crea invece di ricevere, aumenta l'universo invece di subirlo.

YeYaSeʼeL ti invita ad essere la freccia. Ma non una freccia qualsiasi: la freccia che è stata scoccata, che ha già lasciato l'arco, che è già in volo. Non puoi più fermarla, non puoi più richiamarla indietro. Sei già lanciato verso il bersaglio, e l'unica scelta che hai è se volare con consapevolezza e determinazione, o se cercare invano di tornare indietro.


Il Coraggio del Non-Ritorno

C'è un momento nella vita di ogni artista yeyaseliano - e quel momento può arrivare più volte - in cui senti che devi scegliere. Puoi continuare a rimandare come Don Chisciotte, puoi continuare a costruire ostacoli, puoi continuare a legarti a Dulcinee insensate, puoi continuare a cercare l'approvazione di molti. Oppure puoi accettare che sei una freccia scoccata, che il tuo destino è volare verso il bersaglio, che non c'è ritorno alla quiete della faretra.


Questo momento richiede il coraggio del non-ritorno. È il coraggio di dire: "Da oggi, sono un artista. Da oggi, la mia vita varrà la pena solo se produce bellezza e conoscenza. Da oggi, non cerco più di adattarmi al mondo: creo strutture nuove."


È il coraggio di Cervantes che scrive invece di sognare, di Verdi che compone invece di contemplare, di Lennon che canta "Imagine" sapendo che diventerà un bersaglio per chi vuole mantenere lo status quo, di Crowley che brucia tutti i ponti con la normalità pur di manifestare la sua visione.


Non è un coraggio eroico nel senso tradizionale. Non è il coraggio del guerriero che affronta il nemico. È il coraggio più sottile e più profondo di accettare un dono, di fidarsi di una percezione eccedente, di lanciare una freccia senza sapere dove colpirà ma sapendo che deve essere lanciata.


L'Unica Cosa Completamente Tua

Ricordi l'insegnamento fondamentale di Sibaldi sulla nascita? Ciò che condiziona le tue scelte non è il giorno di nascita, ma il luogo, il ceto, l'influsso di genitori e parenti, l'ambiente culturale, le ferite ricevute crescendo, le mode, i valori altrui, la pubblicità, e via dicendo.


"Magari mi fosse concesso di obbedire soltanto al mio giorno di nascita, cioè a qualcosa che perlomeno è completamente mio!"


Il giorno di nascita - e quindi l'angelo che regna in quel giorno - è l'unica cosa completamente tua. Tutto il resto ti è stato imposto, influenzato, condizionato. Ma il momento in cui sei entrato nel mondo, quel momento specifico sotto quel cielo specifico, quello è tuo e solo tuo.


Quando lavori con l'energia di YeYaSeʼeL, stai obbedendo a qualcosa di completamente tuo invece che al "me" che è frutto di un lungo e tormentoso compromesso con altri. Stai uscendo dalla condizione di esilio da te stesso in cui tanti trascorrono tutta la vita.


La Promessa e il Prezzo

YeYaSeʼeL ti fa una promessa e ti chiede un prezzo.


La promessa è questa: se accetti la tua funzione di artista-annunciatore, se manifesti ciò che hai visto in più, se lanci la tua freccia con determinazione e coraggio, avrai successo nelle arti. Non forse, non se sei fortunato, non se ti sforzi abbastanza: avrai successo. È una delle tre chiavi: "Successo soltanto nelle arti."


Ma nota bene: "soltanto nelle arti". Non nelle professioni normali, non nei percorsi convenzionali, non nelle carriere con tredicesima e TFR. Solo nelle arti. Questo significa che devi scegliere: o accetti di essere outsider e trovi il tuo successo, o cerchi di essere insider e trovi solo frustrazione e fallimento.


Il prezzo è questo: devi rinunciare alla tranquillità, alla normalità, alla sicurezza del bersaglio. Devi accettare il superlavoro creativo, la resistenza della materia, il conflitto con chi vuole mantenere lo status quo. Devi vivere nello scompenso temporale, essere più grande del tuo momento storico, annunciare ciò che gli altri non vogliono sentire.

Devi corazzarti contro gli attacchi esterni e contro la tua stessa sensibilità. Devi affrontare la paura di disturbare ogni singolo giorno. Devi combattere la superbia che rifiuta i doni e la viltà che subisce l'oppressione. Devi trasformare ogni difetto in porta segreta, ogni ostacolo in materiale per l'opera.


È un prezzo alto. Ma per chi è nato sotto questo angelo, o per chi sente risuonare questa energia, non è veramente una scelta. Puoi rimandare come Don Chisciotte, puoi costruire strategie di autolimitazione, puoi cercare Dulcinee insensate, ma alla fine la freccia vuole essere lanciata. L'idea vuole essere manifestata. L'universo vuole essere aumentato.


L'Annuncio del Nuovo Giorno

C'è un'immagine finale che voglio lasciarti. È l'immagine della dea Nike che annuncia le grandi vittorie prima che ne giunga notizia per vie ordinarie. È l'immagine di qualcuno che sta sulla soglia tra due mondi, tra il presente e il futuro, tra ciò che è e ciò che sta per essere.


Tu, artista yeyaseliano, sei questo annunciatore. Non stai descrivendo ciò che vedi intorno: stai annunciando ciò che sta arrivando. Non stai commentando il presente: stai facendo nascere il futuro. Non stai adattando la realtà esistente: stai aumentando l'universo.


E l'annuncio non è fatto con le parole ordinarie - abbiamo visto che il linguaggio normale non basta. L'annuncio è fatto con l'opera: il romanzo che crei, la musica che componi, la scultura che scolpisci, l'invenzione che realizzi, il linguaggio nuovo che inventi.

Ogni opera è un annuncio: "Il nuovo giorno è arrivato. Vedete? Questo è possibile ora, e prima non lo era. Questo esiste ora, e prima non c'era. L'universo è più vasto di un'opera rispetto a ieri."


Il Nuovo Giorno Che Incomincia

Le lettere del nome YeYaSeʼeL significano "far sì che tanti vedano ciò che ormai è scoccato, il nuovo giorno che incomincia". Non il nuovo giorno che forse arriverà, o che speriamo arrivi, o che dovrebbe arrivare. Il nuovo giorno che incomincia, ora, in questo momento, attraverso la tua opera.


Tu non aspetti il nuovo giorno: lo fai incominciare. Tu non speri che il mondo cambi: lo cambi con la tua creazione. Tu non ti lamenti che l'universo esistente non basta: lo aumenti con ciò che manifesti.

Questa è la tua funzione, il tuo destino, la tua benedizione e la tua responsabilità. È ciò per cui sei nato, ciò che sei chiamato a fare, ciò che solo tu puoi fare nel modo in cui solo tu puoi farlo.


L'universo ha bisogno dei suoi annunciatori. Ha bisogno di chi vede oltre e lancia frecce verso bersagli futuri. Ha bisogno di chi accetta i doni e li trasforma in opere. Ha bisogno di chi si ribella alle oppressioni e crea strutture nuove. Ha bisogno di chi dice "tutto questo non basta" e poi mostra cosa manca.


L'universo ha bisogno di te. Non domani, non quando sarai più preparato, non quando avrai risolto tutti i tuoi difetti. Oggi. Ora. Con tutti i tuoi difetti che sono porte segrete, con tutte le tue paure che devi attraversare, con tutta la tua grandezza che ti spaventa ma che devi accettare.


La freccia è già scoccata. Il nuovo giorno sta già incominciando. L'unica domanda è: sei pronto a volare?


NB.

L'artista... amplia l'accezione, sii artista in tutto quello che fai... anche in senso lato...


Per Igor Sibaldi, l’"artista” non è semplicemente chi produce opere d’arte, ma colui che crea realtà nuove. È un creatore di mondi, qualcuno che va oltre i confini del già noto per esplorare l’ignoto e portarlo nella dimensione condivisa.


 Secondo Sibaldi, l’artista autentico attinge a una dimensione più alta della coscienza, diventa un tramite fra il visibile e l’invisibile, fra il possibile e l’impossibile. Egli non riproduce, ma rivela. L’arte, in questa prospettiva, è un atto di conoscenza e di trasformazione, non di rappresentazione.


 Come dice Sibaldi: “L’artista non copia il mondo, lo amplia.”



La freccia è scoccata. Il nuovo giorno incomincia. Ora.


Buon viaggio nell'energia di YeYaSeʼeL, Angelo degli Artisti ✨


Articolo basato sugli insegnamenti di Igor Sibaldi |

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📊 INFOGRAFICA Cap.3-4




📚 Per Approfondire l'Angelologia di Igor Sibaldi


Questo articolo è basato sulle opere fondamentali di Igor Sibaldi sull'angelologia:


Per esplorare ulteriormente gli angeli dell'anno, leggi anche:

📖 Angelo #16 HaQaMiYaH - Il gemello yeyaseliano nei Cherubini (6-11 giugno)

📖 Angelo #19 LeWuWiYaH 🔗 [1-2] - Il gemello yeyaseliano nei Troni (22-27 giugno)

📖 Angelo #39 RaHaʼeL  🔗 [1-2] - L'Angelo che precede YeYaSeʼeL (3-8 ottobre)

📖 Angelo #41 HaHaHeʼeL - L'Angelo che segue YeYaSeʼeL (14-18 ottobre)







Domande Frequenti (FAQ) & Test






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