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ZACCARIA, GIOVANNI BATTISTA, GESÙ E LA LIBERTÀ DI DIRE “IO”

  • 9 nov 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

QUANDO IL SILENZIO DIVENTA RIVELAZIONE


(Secondo il metodo di Igor Sibaldi e la psicologia antica:

dal mutismo del passato al coraggio del metanoein)



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Immagine disegnata di Zaccaria con mano sulla bocca per indicare il mutismo, il silenzio interiore
Zaccaria Il silenzio... la trasformazione

IL SILENZIO CHE TRASFORMA


C’è un silenzio che non è pace, ma tensione. È il silenzio di chi non sa più cosa dire perché, dentro, tutto quello che conosce non basta più.


È il momento in cui la voce si ferma non per mancanza di parole, ma perché le parole vecchie non hanno più senso.


Questo è il silenzio di Zaccaria, sacerdote del Tempio, colto e rispettato, che — di fronte all’annuncio dell’Arcangelo Gabriele — non riesce a credere. Dubita, e per questo rimane muto.


Sembra una punizione, ma in realtà è una rivelazione. Come direbbe Igor Sibaldi, “quando le vecchie parole non bastano, è segno che sta nascendo una lingua nuova dentro di te.”


Zaccaria non perde la voce: perde il linguaggio del passato.


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Zaccaria in catene, prigioniero del passato
Zaccaria in catene, prigioniero del passato

ZACCARIA: LA VOCE PRIGIONIERA DEL PASSATO


Il sacerdote Zaccaria rappresenta, secondo Sibaldi, il lettore dei Vangeli legato al passato, a ciò che è “già noto”, alle verità altrui che ingombrano la mente e l’anima. È un uomo “avanti negli anni” — cioè ricco di esperienze, ma povero di spazio interiore.


Quando l’Arcangelo gli annuncia che sua moglie partorirà un figlio, Zaccaria risponde con la logica del tempo:

“Come potrà mai essere? Io sono vecchio, e mia moglie è avanti negli anni.”


È la risposta del mondo interiore che non sa più immaginare. E quando smetti di immaginare, smetti anche di parlare.


Il suo mutismo è simbolico: rappresenta

la paralisi di chi resta fedele alle vecchie definizioni di sé,

di chi parla ancora il linguaggio dei “ruoli”, dei “doveri”, delle “sicurezze”.


È il silenzio di chi non riesce più a dire “Io” — perché quell’Io è coperto da strati di passato, famiglia, religione, identità sociale.


Come dice Sibaldi, “l’Arcangelo non appare per dare notizie, ma per misurare quanto di te è disposto a cambiare.” Zaccaria non riesce a farlo, e rimane nel silenzio che separa l’uomo antico dall’uomo nuovo.


Nel greco dei Vangeli, questo non è mancanza di "fede" (nel senso religioso), ma mancanza di pistis — coraggio intellettuale. La pistis non è credere ciecamente: è osare pensare l'impossibile come possibile. Zaccaria ha conoscenza ma non ha pistis: sa tutto del passato, nulla del futuro che chiede di essere immaginato.


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a sinistra Zaccaria imprigionato nelle segrete del passato, a destra Maria libera e un germoglio che spunta dal terreno
Zaccaria imprigionato dal passato - Maria libera per non aver passato

MARIA: LA LIBERTÀ DI CHI NON HA PASSATO


Pochi versi dopo, lo stesso Arcangelo appare a Maria di Nazareth. Lei non chiede garanzie, non cita il passato, non dice “non è possibile”. Risponde semplicemente: “Avvenga di me secondo la tua parola.”


Maria, dice Sibaldi, è l’archetipo del lettore libero: colui che non ha bisogno di appoggiarsi a nulla di già noto, e perciò può accogliere il nuovo.


È l’opposto di Zaccaria. Da lei nascerà Gesù — cioè, simbolicamente, l’Io. Da Zaccaria nascerà Giovanni Battista — il limite.


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GIOVANNI BATTISTA: LA RIBELLIONE INCOMPIUTA


Giovanni il Battezzatore è figlio di un sacerdote, ma rifiuta la casta, il Tempio, le regole. Va nel deserto, parla di purificazione, battezza con acqua: immerge e tira fuori.


È il simbolo della ribellione spirituale che però resta prigioniera del passato. Vuole rompere gli schemi, ma li combatte ancora con le stesse armi della tradizione. Battezza, ma resta “dall’altra parte del Giordano”: non attraversa mai le acque, non entra nella Terra Promessa del Sé.


Come nota Sibaldi, “il Battezzatore non osa dire Io: si ferma al Non sono Io.” Questo “Non sono Io” è la formula più sottile dell’auto-limitazione spirituale. È il linguaggio del Noi travestito da libertà.


Giovanni rappresenta chi ha intuito la via dell’Io, ma non ha ancora avuto il coraggio di abbandonare del tutto le fedeltà antiche. È la figura di chi cerca Dio senza accorgersi che la vera ricerca è diventare Dio — cioè, riconoscere la propria divinità interiore.


Gesù lo capirà e dirà:

Tra i nati di donna non vi è nessuno più grande di Giovanni; eppure il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui.”


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Il Kosmos, a sinistra, Panorama arido con Zaccaria e Giovanni il battezzatore ,la Liberta di essere se stessi, l'Io,, a destra
Il Kosmos, a sinistra, la Liberta di essere, a destra

IL CONFINE DEL GIORDANO: IL PUNTO DOVE TUTTI ESITIAMO


Il fiume Giordano separa simbolicamente il mondo del Noi da quello dell’Io. Mosè lo aveva già visto e non poté attraversarlo; Giovanni lo tocca ma non passa; Gesù lo supera, camminandoci sopra.


Nel linguaggio della psicologia antica, questo significa: superare il confine tra il conosciuto e il possibile. Il punto in cui smetti di cercare conferme e inizi a creare realtà.


Questo confine ha un nome preciso in Sibaldi: l'Aldilà. Non un luogo dopo la morte, ma lo spazio oltre i limiti della coscienza ordinaria. Attraversare il Giordano significa entrare nell'Aldilà in vita: quel territorio interiore dove l'"Io" non è più definito dal passato ma si crea momento per momento.


Zaccaria, Giovanni, Gesù sono tre fasi interiori:


  • Zaccaria – la mente che resiste.

  • Giovanni – la ribellione che non osa.

  • Gesù – l’Io che nasce dal silenzio.


Il passaggio da uno all’altro è il processo che Sibaldi chiama metanoein: “riuscire a pensare più in là”. Non convertirsi, non credere, ma superare la vecchia idea di sé.


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IL SILENZIO COME INIZIAZIONE


Zaccaria diventa muto non per essere punito, ma per imparare ad ascoltare. Il suo silenzio è l’attesa del nuovo linguaggio, quello dell’Io. Il silenzio è sempre la soglia dell’iniziazione: quando il rumore delle vecchie certezze si spegne, si apre lo spazio per la parola divina.


Nella prospettiva sibaldiana, l’Arcangelo è il Vangelo stesso, e “il Vangelo parla solo a chi ha fatto silenzio dentro di sé.

Finché parliamo con la voce dei nostri ruoli, dei nostri genitori, della società, non possiamo udire l’Annuncio.


Solo quando tutto tace, può nascere qualcosa di completamente nuovo.


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DALLA TEOLOGIA ALLA PSICOLOGIA: IL SILENZIO DENTRO DI NOI


Ogni volta che restiamo “muti” di fronte a un cambiamento — quando diciamo “non so se me la sento”, “non è il momento”, “non posso” — stiamo rivivendo il silenzio di Zaccaria. È il punto in cui il nostro linguaggio interiore non regge più la grandezza di ciò che vuole nascere.


Quello è il momento in cui, invece di cercare risposte, dovremmo restare nel silenzio e ascoltare. Il silenzio non è vuoto: è una gravidanza.


Dentro di noi, come in Maria, la parola nuova sta prendendo forma.


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APPLICAZIONE INTERIORE: IL TUO ZACCARIA E IL TUO BATTISTA


Puoi riconoscere il tuo Zaccaria interiore ogni volta che difendi vecchie certezze con la logica del “è sempre stato così”.


Puoi riconoscere il tuo Giovanni Battista interiore quando senti che vuoi cambiare, ma cerchi ancora l’approvazione del passato.


Il punto non è forzare la trasformazione, ma accorgersi del limite: quel punto in cui ti accorgi di “non riuscire a dire Io”.


Esercizio:

In quali situazioni della mia vita oggi non riesco a dire “Io voglio”?
Dove continuo a dire “si deve”, “bisogna”, “gli altri si aspettano”?

Scrivilo, e poi chiediti:


“Cosa succederebbe se smettessi di voler avere ragione su chi credo di essere?”

Come insegna Sibaldi: “Il re non chiede permesso: decide. Il re non obbedisce: crea realtà.


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Scritta nera su sfondo arancione che recita: Metanoein, Riuscire a pensare più in là. Non una conversione, ma il superamento della vecchia idea di sé
Metanoein - Pensare più in là

IL METANOEIN: PENSARE OLTRE


Quando finalmente accetti di non sapere chi sei, come Zaccaria nel suo silenzio, inizi il vero metanoein. È il momento in cui smetti di credere per iniziare a pensare più in là.


Ogni volta che lasci morire una vecchia idea di te, stai rinascendo come Gesù — il simbolo del tuo Io più vasto, non come fede, ma come funzione divina della coscienza.


Sibaldi scrive: Il passato non è ciò che è stato, ma ciò che continui a pensare di te.”


Quando smetti di difendere quel pensiero, cominci a creare un futuro nuovo.


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LA DOMANDA CHE APRE IL SILENZIO


Il mutismo di Zaccaria è il segno che l’Io sta per nascere, ma ha bisogno di silenzio per farlo. Giovanni Battista, che prepara la via, mostra che non basta ribellarsi: bisogna attraversare il confine. Gesù, infine, rappresenta l’Io che osa dire “Io sarò quello che sarò.”


E tu? In quale di questi tre ti riconosci oggi? Nel sacerdote che dubita, nel ribelle che non osa, o nell’Io che cammina sulle acque del proprio coraggio?


La differenza tra Giovanni e Gesù è la differenza tra il piccolo io (che si ribella ma cerca ancora approvazione) e il Grande Io — ciò che Sibaldi chiama autentia: l'Io autentico che non ha bisogno di confrontarsi col Noi perché crea la propria realtà. Gesù non dice "non sono Giovanni": dice "Io SONO". Questa è la libertà.


Ogni giorno, l’Arcangelo torna a bussare dentro di te. Non per chiederti di credere, ma per invitarti a parlare con voce nuova.


Forse è proprio questo il senso di ogni silenzio nella vita: non l’assenza di parole, ma il momento in cui Dio — o l’Io — sta imparando a parlarti con la tua voce.


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🔥 DALLA NASCITA DELL’IO AL FARE: LA TECNICA DEI 101 DESIDERI


L’Io non basta riconoscerlo: va fatto agire. Come ricorda Igor Sibaldi, “la parola ‘Io’ non serve per definirsi, ma per decidere.


E la decisione, per essere vera, deve prendere forma in un atto di creazione: un desiderio espresso con precisione.


Un esercizio antico e potentissimo per risvegliare l’Io nel fare è la Tecnica dei 101 Desideri. Serve a smascherare le zone della tua mente dove ancora dici “non posso” o “non mi è permesso”.


Come iniziare:


1. Prendi un quaderno e scrivi 150 desideri, da cui sceglierai 101.

2. Ogni desiderio deve iniziare con le parole “Io voglio…” — non vorrei, non mi piacerebbe.

3. Evita le negazioni (“non voglio più…”): scrivi sempre in positivo.

4. Devono essere desideri che ti fanno vibrare – anche se sembrano assurdi, infantili o impossibili.

5. Fallo in silenzio, come se rispondessi all’Arcangelo dentro di te che ti chiede: “Cosa vuoi che nasca, ora?


Scrivendoli, scoprirai non solo cosa vuoi, ma anche dove non riesci ancora a volere. E lì si trova il tuo Zaccaria interiore: il punto in cui la voce dell’Io è ancora muta.


Ripetere questo esercizio ogni anno è un modo per riaccendere la parola creativa dell’Io e trasformare la teoria del metanoein in azione quotidiana.


📘 Per le regole complete della tecnica e un approfondimento sul suo significato nel Corpus Sibaldianum, puoi leggere la voce dedicata nel glossario:




2 commenti


Lelehe'el
09 nov 2025

Grazie 🙏

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Vito Angius
09 nov 2025
Risposta a

Grazie a te per il commento. 😘

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