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È Colpa Tua o Loro? La Mappa di Dante secondo Sibaldi

  • 13 ott 2025
  • Tempo di lettura: 17 min

Aggiornamento: 4 nov 2025


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Ritratto di Dante Alighieri di profilo con corona d'alloro e veste rossa su sfondo scuro - Inferno Purgatorio Paradiso secondo Sibaldi
Dante Alighieri, il poeta che ha mappato i tre regni dell'evoluzione interiore: Inferno (proiezione), Purgatorio (sovranità), Paradiso (trascendenza).


La Triade della Colpa secondo Igor Sibaldi


Quando dai la colpa agli altri, sei all'Inferno. Quando la dai a te stesso, sei in Purgatorio. Quando smetti di darla, sei in Paradiso. E tu dove sei adesso, in questo momento? Dante lo sapeva già nel 1300, Sibaldi te lo spiega oggi.

⏱️ LEGGI IN 2 MINUTI -

I TRE REGNI COME STATI INTERIORI


🔴 INFERNO → "È colpa loro"Proietti i tuoi traumi sugli altri. Vedi nemici e dannati ovunque. Sei bloccato nella rabbia.Vai alla sezione Inferno ↓


🟡 PURGATORIO → "È colpa mia"Riconosci la tua responsabilità. Affronti le tue paure. Ti coroni sovrano di te stesso.Vai alla sezione Purgatorio ↓


🟢 PARADISO → "Colpa?"Trascendi il giudizio. Vivi nella libertà. La colpa perde significato.Vai alla sezione Paradiso ↓


📍 Scopri dove sei tu con il test pratico alla fine dell'articolo


Nella rilettura sibaldiana della Divina Commedia,

i tre regni di Dante non sono luoghi geografici dell'aldilà,

ma tre fasi progressive del percorso di liberazione interiore,

ciascuna caratterizzata da una diversa relazione con il concetto di colpa:



Inferno ("È colpa loro"),

Purgatorio ("È colpa mia"),

Paradiso ("Colpa?").



Questa interpretazione trasforma l'opera dantesca da viaggio escatologico

(cioè un viaggio letterale nei destini ultraterreni dell'anima dopo la morte)

a mappa psicologica dell'evoluzione della coscienza, dal meccanismo della proiezione alla conquista della sovranità interiore, fino alla dissoluzione stessa della categoria morale del giudizio.


Visione Escatologica (Tradizionale)

Visione Psicologica (Sibaldi)

Viaggio dopo la morte

Viaggio da vivi

Luoghi geografici dell'aldilà

Stati di coscienza

Dannati = anime morte

Dannati = proiezioni psichiche

Punizione divina eterna

Traumi non risolti

Salvezza nell'aldilà

Liberazione qui e ora

Teologia del dopo

Psicologia del presente


I TRE STADI DELL'EVOLUZIONE DELLA COLPA


La progressione attraverso i tre regni rappresenta l'itinerario che ogni individuo deve percorrere per liberarsi dai traumi e dalle resistenze che impediscono l'accesso all'Io grande.


Dante nell'Inferno - lago ghiacciato Cocito con anime congelate e figura in veste rossa - rappresentazione dell'orrore della proiezione
Il Cocito, il lago ghiacciato al fondo dell'Inferno: lo specchio ghiacciato delle proiezioni. Tutto ciò che non vogliamo vedere in noi stessi si congela in figure esterne, immobilizzate nel ghiaccio della negazione.

Inferno: "È Colpa Loro" - La Fase della Proiezione


L'Inferno dantesco è la prima, necessaria immersione nei traumi pesanti accumulati nella psiche. È la fase in cui tutti i problemi, le sofferenze e le limitazioni vengono attribuiti a cause esterne: sono gli altri i responsabili del nostro dolore.


Il sonno e l'abbandono della verace via

Il viaggio inizia con Dante che si trova "in una selva oscura, ché la diritta via era smarrita". Questo smarrimento avviene a causa del "sonno" - un momento in cui la coscienza si sposta dal confine consueto tra reale e non reale verso la "selva" (il caos interiore).

Il sonno rappresenta lo stato di incoscienza in cui si vive proiettando all'esterno le proprie ombre, inaugurando così la discesa nell'Inferno. Non si è più sulla "verace via" perché non si vede più la realtà per come è, ma attraverso il filtro delle proiezioni.


I dannati come specchi proiettivi

Sibaldi interpreta i dannati incontrati da Dante non come anime realmente punite, ma come proiezioni del poeta stesso. Ogni peccatore, ogni tormento, ogni cerchio dell'Inferno rappresenta un trauma, una paura, un limite che Dante (e per estensione ogni lettore) porta dentro di sé ma non riconosce ancora come proprio.


Virgilio, lo Spirito guida, conduce Dante a guardare, osservare, ascoltare e indagare le proprie reazioni di fronte a queste figure. Non chiede di giudicarle o di compatirle, ma di riconoscere in esse qualcosa di profondamente personale.


"Mi veggio intorno" - Il vedere circolare


Nel terzo cerchio dell'Inferno, Dante pronuncia un verso cruciale:


«Novi tormenti e novi tormentatimi veggio intorno, come ch'io mi movae ch'io mi volga e come che io guati. Io sono al terzo cerchio»


L'espressione "mi veggio intorno" ha un doppio significato: "vedo intorno a me" ma anche "vedo me tutt'intorno". Il senso profondo è: "sono io tutto ciò che adesso sto vedendo".


Dante sta iniziando a comprendere che l'orrore esterno è lo specchio del proprio orrore interiore. Ma in questa fase infernale, la consapevolezza è ancora parziale: si vede l'orrore, ma si continua a pensare che la colpa sia "loro", dei dannati, del mondo esterno.


Il deliquio come morte psichica


L'episodio di Paolo e Francesca (Inferno V) segna il primo vero incontro traumatico. Dante ascolta la loro storia d'amore e perdizione, e alla fine sviene:

«io venni men così com'io morisse»«caddi come corpo morto cade»

Questo deliquio [1] non è debolezza sentimentale, ma una morte psichica simbolica. Dante deve "morire" a una vecchia parte di sé - in questo caso, al desiderio erotico di conoscenza represso - per poterlo poi riportare in vita trasformato. Solo attraversando questa piccola morte può risvegliarsi con maggiore consapevolezza.


L'Inferno come specchio ghiacciato

Sibaldi descrive l'Inferno come fatto di specchi. Al fondo dell'Inferno, nel Cocytus (il lago ghiacciato), le lacrime trattenute e i pianti paralizzati si rapprendono in "visiere di cristallo" che riempiono lo specchio ghiacciato, rendendo i dannati simili a "facce su una superficie di vetro".


L'Inferno è l'orrore delle proiezioni: tutto ciò che non vogliamo vedere in noi stessi si congela in figure esterne, immobilizzate nel ghiaccio della negazione.


E in quel ghiaccio si specchia ancora chi, oggi, preferisce aver ragione piuttosto che sciogliere la propria paura.


L'Inferno è ciò che credi sia fuori di te, mentre è ancora dentro.


La dinamica psicologica dell'Inferno

In termini pratici, la fase infernale è quella in cui:


  • Attribuiamo la responsabilità dei nostri problemi agli altri

  • Vediamo nei dannati (colleghi, familiari, nemici) la causa della nostra sofferenza

  • Non riconosciamo ancora che stiamo guardando noi stessi

  • L'orrore è fuori, non dentro

  • La soluzione sembra essere: "Se loro cambiassero, io starei bene"


È la fase dell'Ira (come nell'articolo sul senso vietato): "Ho ragione ad essere arrabbiato perché loro mi hanno fatto questo."


Dante con libro davanti ai tre regni della Divina Commedia - Inferno Purgatorio Paradiso - mappa allegorica del viaggio interiore secondo Sibaldi
Dante davanti ai tre regni: a sinistra l'Inferno (proiezione - "è colpa loro"), al centro il Purgatorio (sovranità - "è colpa mia"), a destra il Paradiso (trascendenza - "colpa?"). Non luoghi geografici, ma stati di coscienza.


Purgatorio: "È Colpa Mia" - La Fase dell'Autoanalisi


Il Purgatorio rappresenta il passaggio cruciale dalla proiezione all'introspezione. Il focus si sposta dall'esterno all'interno: non è più "colpa loro", ma "colpa mia".


L'itinerario di liberazione

L'attraversamento del Purgatorio è la continuazione della meticolosa autoanalisi il cui fine è liberarsi dalle resistenze e compulsioni determinate dai traumi. Non si tratta più di osservare figure esterne, ma di riconoscere e superare i propri limiti interiori.


Lo specchio dell'insufficienza

Durante la salita del Purgatorio, Dante incontra figure che riflettono la sua stessa insufficienza. Un esempio chiave è il poeta Stazio, che fu cristiano in segreto per paura ("chiuso cristian fu'mi, lungamente mostrando paganesmo").


Sibaldi nota che Stazio è uno specchio in cui Dante si riconosce: "fino a questo punto del cammino, Dante è stato -in tutta la sua opera- uno Stazio". Anche Dante ha vissuto nella paura, nella viltà, nel nascondimento della propria verità.

Il cammino purgatoriale è il processo per superare la propria viltade (viltà) - quella paura che impedisce di manifestare pienamente l'Io grande.


La coronazione del Sé

La fase del Purgatorio si conclude con uno degli eventi più significativi dell'intera Commedia: il congedo di Virgilio, che dichiara a Dante:


«Perch'io te sopra te corono e mitrio»


Questo verso richiama la tradizione iniziatica dell'antico Egitto, dove il percorso di trasformazione culminava nell'unificazione dei due poteri nell'iniziato: quello regale (governare la propria esistenza) e quello sacerdotale (accesso alla dimensione divina). La doppia incoronazione - corona (re) e mitria (vescovo/papa) - simboleggia l'autonomia spirituale e la regalità interiore conquistate attraverso l'iniziazione.


Il significato è: "Io ti corono re e ti faccio vescovo di te stesso".


Virgilio (lo Spirito guida) sta dicendo: "Ora hai imparato a vedere molto; e sei giunto in luoghi oltre il confine dei quali io non riesco più a vedere. Non ti aspettare da me altri insegnamenti: saprai scegliere bene da solo, e sarebbe grave errore non fidarti di te: infatti, io sono quella parte del tuo io che tu sentivi più potente e più elevata di te, e ora tu la sei diventata."


L'assunzione del potere sovrano


L'auto-coronazione rappresenta la conquista fondamentale del Purgatorio: ogni potere risiede in sé stessi. Non c'è più bisogno di autorità esterne, di guide, di maestri. Sei diventato re e papa di te stesso.


Questa trasformazione implica anche il superamento della volontà di dominare o dell'essere dominati, riconosciuta come paura della libertà. Chi domina o si fa dominare non ha ancora raggiunto la propria sovranità interiore.


La via per arrivare qui è stata riassunta da Virgilio poco prima: «libero, dritto e sano è tuo arbitrio, e fallo fora non fare a suo senno» - la tua volontà è ora libera, retta e sana: sarebbe errore non seguirla.


Il Purgatorio come attuazione dell'insegnamento evangelico


La fase purgatoriale ("È colpa mia") è l'attuazione dell'insegnamento evangelico sul superamento della colpa, che gli antichi consideravano una via verso la sapienza. Non si tratta di accumulare senso di colpa, ma di riconoscere la propria responsabilità per trasformarla in potere creativo.


La Guida (Virgilio) può condurre l'io fino a questo limite - fino alla soglia della libertà - ma il passo successivo verso il Paradiso richiede la fiducia nel proprio arbitrio. Nessuna guida esterna può fare questo passaggio per te. Devi coronarti da solo.


La dinamica psicologica del Purgatorio

In termini pratici, la fase purgatoriale è quella in cui:


  • Smettiamo di proiettare e guardiamo dentro noi stessi

  • Riconosciamo: "Non è colpa loro, sono io che ho permesso questo"

  • Affrontiamo la nostra viltà, le nostre paure, le nostre insufficienze

  • Assumiamo la piena responsabilità (non come senso di colpa paralizzante, ma come potere)

  • Diventiamo sovrani di noi stessi

  • Non abbiamo più bisogno di guide esterne


È la fase del passaggio da vittima a creatore, da dominato a sovrano. "È colpa mia" non significa auto-flagellazione, ma riconoscimento del proprio potere: se è colpa mia, allora posso cambiare le cose.


Ogni colpa è un invito a conoscere più a fondo la tua libertà.


Miniatura medievale Divina Commedia - Dante nel Paradiso con figure divine e terrene - visione dell'Io grande e della libertà interiore, incontro con Cunizza da Romano
Dante e Beatrice incontrano lo spirito di Cunizza da Romano. Dante nel Paradiso: la visione finale in cui il divino ha "della nostra effigie" - il proprio volto. Qui la colpa si dissolve, il giudizio scompare, e resta solo la libertà dell'Io grande che riconosce se stesso nel divino.

Paradiso: "Colpa?" - La Fase della Trascendenza


Il Paradiso rappresenta l'iniziazione alla sapienza e l'accesso alla dimensione dell'Aldilà/Io grande, dove la stessa categoria di "colpa" - sia essa proiettata o interiorizzata - viene trascesa e dissolta.


La sconfitta della colpa e del male


Nella dimensione dell'Io grande, o Aiòn (il Grande Tempo divino), l'individuo non è più schiavo del kosmos (il mondo delle illusioni, dei limiti, delle categorie dualistiche).


Sibaldi richiama le parole di Gesù sul Regno: l'essere umano che vi accede "non ha da preoccuparsi del bene e del male, ma è passato dalla vita limitata di questo mondo alla vita reale".


Il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, la colpa e l'innocenza: tutte queste sono categorie del kosmos, del mondo limitato. Nell'Io grande, queste distinzioni perdono significato.


Il superamento del peccato


Sibaldi interpreta il peccato non come una macchia morale intrinseca all'essere umano, ma come l'essere servo dell'idea del peccato che ci è stata insegnata.

"Solo un servo può disobbedire" - se ti senti in colpa, significa che ti consideri ancora servo di una legge esterna. Ma "soltanto se scoprite cos'è il Figlio [l'Io] in voi, sarete veramente liberi".


La libertà paradisiaca è la libertà da ogni giudizio morale esterno o interno. Non perché si possa fare qualsiasi cosa senza conseguenze, ma perché si agisce da una dimensione superiore dove la motivazione non è più la paura della punizione o il bisogno di approvazione.

L'indulgenza lieta - L'esempio di Cunizza


Nel cielo di Venere, Dante incontra Cunizza da Romano, una donna che in vita fu nota per le sue passioni amorose considerate scandalose. Ma nel Paradiso, Cunizza non si pente, non si vergogna, non chiede perdono: semplicemente, lietamente, perdona a se stessa.


D'una radice nacqui e io ed ella: Cunizza fui chiamata, e qui refulgo perché mi vinse il lume d'esta stella. Ma lietamente a me medesma indulgo la cagion di mia sorte, e non mi noia; che parria forse forte al vostro vulgo. (Paradiso, Canto IX, vv. 31-36)


"Lietamente a me medesma indulgo" - con gioia, con leggerezza, perdono a me stessa. Non c'è traccia di rimorso, di pentimento tormentato, di senso di colpa. Cunizza ha trasceso il giudizio morale: ciò che per il "vulgo" (il popolo, la massa) sarebbe fonte di vergogna e condanna, per lei è semplicemente "la cagion di mia sorte" - la causa del suo destino, accettata senza dolore ("e non mi noia").


Questo è l'atteggiamento paradisiaco verso la propria storia, i propri errori, le proprie scelte: indulgenza lieta. Non negazione, non giustificazione, non auto-flagellazione. Semplicemente: "È andata così, e va bene così".


Cunizza rappresenta la perfetta incarnazione del superamento della colpa. Colpa? Nel Paradiso, la domanda stessa perde senso. C'è solo l'amore che abbraccia tutto - compreso il proprio passato, le proprie ombre, le proprie passioni.


La legge dell'amore illimitato


Nel Paradiso si raggiunge la prospettiva divina che trascende il giudizio morale terreno. Gesù esorta a essere "figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti".

Dio non giudica, non punisce, non distingue. Il sole sorge su tutti. La pioggia cade su tutti.

Questo è l'amore illimitato che non conosce colpa.

Il raggiungimento di questa sapienza rende superflua la distinzione tra giusto e ingiusto, e quindi annulla l'importanza della colpa stessa. Non c'è più nulla da cui difendersi, nulla da espiare, nulla da giustificare.


La libertà come essenza del non-giudizio


La libertà conquistata nel Paradiso è la vera essenza del non-giudizio. Virgilio stesso, prima di congedarsi, esorta a non giurare fedeltà a nessuno, citando l'insegnamento evangelico: "Sia il vostro parlare: 'sì' quando è sì, e 'no' quando è no" (Matteo 5,37).


Questa è l'espressione massima della libertà di scelta: non sei più vincolato da giuramenti, fedeltà esterne, obblighi morali imposti. Dici "sì" quando è veramente sì per te, "no" quando è veramente no. Senza giustificazioni, senza colpa, senza bisogno di approvazione.


Questa libertà radicale è essenziale per l'ingresso nel Regno dei Cieli - che non è un luogo dopo la morte, ma uno stato di coscienza accessibile qui e ora, quando si è trascesa ogni forma di giudizio e si agisce dalla pienezza dell'Io grande.


La visione finale e l'identificazione col divino


Nel Paradiso, Dante giunge alla visione ultima in cui contempla Dio sotto forma di luce, e in essa scorge un volto che è "della nostra effigie" - della nostra stessa immagine.

«Perché il mio viso in lei tutto era messo» - perché il mio volto era totalmente immerso in quella luce.


Questa è la somma eresia (secondo la teologia ortodossa) dell'auto-identificazione con il divino. Dante vede che Dio ha il suo stesso volto. O meglio: che il proprio Io profondo è il divino, è "ciò che in te, crea; ed è il vedere".

Con questa identificazione si dissolve ogni distanza, ogni separazione, ogni giudizio. Se io sono il divino e il divino è in me, chi potrebbe giudicare chi? La colpa perde ogni senso.


La dinamica psicologica del Paradiso


In termini pratici, la fase paradisiaca è quella in cui:

  • Trascendiamo completamente la categoria di colpa

  • Non è più "colpa loro" né "colpa mia", semplicemente non c'è colpa

  • Agiamo da una dimensione di libertà illimitata

  • Riconosciamo il divino in noi stessi e in ogni cosa

  • Il giudizio morale viene sostituito dalla visione amorevole

  • Siamo l'Io grande che crea, vede, ama senza limiti


L'esperienza del Paradiso


Nel Paradiso non "sai" più che sei libero: lo senti, come si sente il sole sulla pelle. La colpa non scompare perché l'hai negata, ma perché non ti serve più. È come un vestito pesante che hai portato per anni: un giorno te ne accorgi, lo lasci cadere, e cammini leggero. Non hai dovuto "sconfiggere" il vestito - semplicemente, non era più te.


È la fase della piena realizzazione spirituale, dove la dualità si dissolve nell'unità. "Colpa?" - la domanda stessa perde significato, diventa un concetto appartenente a un mondo che abbiamo trasceso.


Il Paradiso non è il premio: è ciò che resta, quando non hai più bisogno di premi.


IL PERCORSO INTEGRATO:

DALLA PROIEZIONE ALLA LIBERTÀ


I tre regni non sono fasi rigidamente sequenziali ma rappresentano dimensioni della coscienza che possono coesistere e tra cui possiamo oscillare.


La spirale evolutiva


È possibile trovarsi contemporaneamente:


  • All'Inferno rispetto a un trauma (proiettandolo sugli altri)

  • In Purgatorio rispetto a un altro limite (riconoscendone la responsabilità)

  • In Paradiso rispetto a un'area già trascesa (vivendo nella libertà)


Il percorso non è lineare ma spiralico: si attraversa l'Inferno molte volte, ogni volta con maggiore consapevolezza. Si scala il Purgatorio per diverse vette. Si accede al Paradiso in lampi sempre più frequenti e duraturi.


I segnali di transizione


Da Inferno a Purgatorio:


  • Inizi a sospettare che "forse non è solo colpa loro"

  • Ti chiedi: "Perché attiro sempre le stesse situazioni?"

  • Senti il bisogno di guardare dentro invece che fuori

  • L'Ira comincia a rivelarsi per ciò che è: un indicatore


Da Purgatorio a Paradiso:


  • La responsabilità si trasforma in potere creativo

  • Il senso di colpa si dissolve nella libertà

  • Non c'è più bisogno di giustificarsi o difendersi

  • Si agisce da una dimensione di amore incondizionato

  • Il giudizio (su sé stessi e sugli altri) scompare


Il ruolo della Guida

Virgilio rappresenta lo Spirito guida che accompagna attraverso Inferno e Purgatorio, ma non può accedere al Paradiso. Questo è significativo: la guida esterna può condurti fino alla sovranità interiore, ma non può entrare con te nella libertà ultima.

Il momento in cui Virgilio ti corona "re e papa di te stesso" è il momento in cui devi lasciarlo andare. Chi si aggrappa alla guida anche oltre questo punto non è pronto per il Paradiso.


ASPETTI PRATICI:

DOVE SEI NEL TUO PERCORSO?


Test diagnostico della fase


Sei all'Inferno se:


  • Continui a pensare che i tuoi problemi siano causati dagli altri

  • Attribuisci la responsabilità delle tue sofferenze a eventi esterni

  • Vedi dannati ovunque (colpevoli, nemici, oppressori)

  • La tua Ira è sempre giustificata da ciò che "loro" ti hanno fatto

  • Aspetti che gli altri cambino per poter stare bene

  • Sei convinto di "aver ragione" nella tua rabbia


Sei in Purgatorio se:


  • Hai iniziato a riconoscere: "Forse sono io che devo cambiare"

  • Stai facendo un'autoanalisi profonda dei tuoi limiti e paure

  • Riconosci la tua viltà e stai lavorando per superarla

  • Stai assumendo la piena responsabilità (non come colpa ma come potere)

  • Non hai più bisogno di guide esterne per sapere cosa fare

  • Stai diventando sovrano di te stesso


Sei in Paradiso se:


  • La categoria di colpa è diventata irrilevante

  • Agisci da una dimensione di libertà illimitata

  • Non giudichi più (né te stesso né gli altri)

  • Vedi il divino in ogni cosa e in te stesso

  • L'amore è incondizionato, come il sole che sorge su tutti

  • La separazione tra te e il divino si è dissolta


Esercizio: La mappa dei tre regni


  1. Identifica le aree della tua vita 

    (relazioni, lavoro, salute, creatività, spiritualità)


  2. Per ciascuna area, chiediti:

    • "In questa area, sono all'Inferno (è colpa loro)?"

    • "Sono in Purgatorio (è colpa mia, ma sto lavorandoci)?"

    • "Sono in Paradiso (non c'è colpa, c'è libertà)?"


  3. Per le aree all'Inferno:

    • Chi sono i "dannati" che vedi? (chi incolpi?)

    • Cosa succederebbe se "mi veggio intorno" - se riconoscessi che sono io?

    • Quale trauma sto proiettando?


  4. Per le aree in Purgatorio:

    • Quale limite sto riconoscendo in me stesso?

    • Quale viltà sto superando?

    • Quanto manca alla mia auto-coronazione in quest'area?


  5. Per le aree in Paradiso:

    • Come si sente la libertà dal giudizio?

    • Come posso espandere questa libertà ad altre aree?

    • Cosa posso insegnare a chi è ancora all'Inferno o in Purgatorio?


I RISCHI E LE OMBRE DI OGNI FASE


Il rischio dell'Inferno cronico


Rimanere bloccati all'Inferno significa vivere una vita di proiezione perpetua. È la condizione di chi:


  • Invecchia nella rabbia ("tutti ce l'hanno con me")

  • Non evolve mai perché aspetta che il mondo cambi

  • Accumula rancore e vittimismo

  • Vede nemici e colpevoli ovunque

  • Non accede mai al proprio potere


Questo è l'Inferno vero: non un luogo dopo la morte, ma una condizione psichica in vita.


Il rischio del Purgatorio infinito


Il Purgatorio può diventare una trappola se si trasforma in auto-flagellazione perpetua. È il rischio di chi:


  • Riconosce "è colpa mia" ma poi si paralizza nel senso di colpa

  • Fa autoanalisi infinita senza mai agire

  • Si sente sempre insufficiente, mai degno

  • Non riesce a coronarsi re e papa di sé stesso

  • Cerca sempre una guida esterna invece di fidarsi di sé


Il Purgatorio deve essere attraversato, non abitato per sempre. Chi vi si installa ha paura del Paradiso - della vera libertà.


Il rischio del falso Paradiso


C'è un Paradiso autentico e uno falso. Il falso Paradiso è:


  • Negazione dei problemi ("va tutto bene, non c'è colpa, non c'è male")

  • Spiritualità dissociata dalla realtà

  • "Amore e luce" che evita l'ombra invece di integrarla

  • Salto dall'Inferno al Paradiso senza passare per il Purgatorio

  • Illuminazione che non ha fatto i conti con i traumi


Il vero Paradiso è raggiungibile solo dopo aver attraversato Inferno e Purgatorio. Chi cerca scorciatoie costruisce castelli di carta.


COLLEGAMENTI CON ALTRI CONCETTI SIBALDIANI


Attrattore e Inferno


L'Attrattore (il vortice di energia psichica che tiene l'attenzione sullo stesso tema) è il meccanismo che ti mantiene all'Inferno. Finché non lo riconosci ("quando lo vedi, si dissolve"), continuerai a proiettare e a vedere dannati ovunque.


Ira e Inferno


L'Ira è il carburante della fase infernale. È il meccanismo che dice: "Ho ragione ad essere arrabbiato perché è colpa loro". L'Ira nasce dalla mente inferiore che confonde possesso con amore, obbedienza con rispetto.


La continuità tra Inferno, Purgatorio e Paradiso


L'Inferno è il luogo dell'Ira e dell'Attrattore: 

la convinzione di aver ragione e la ripetizione del destino. Sei bloccato nel circolo vizioso della proiezione.


Il Purgatorio è la prima resa del controllo: 

smetti di pretendere che il mondo si pieghi alle tue convinzioni, lasci andare l'Ira, assumi la sovranità su te stesso.


Il Paradiso è la libertà da entrambi: 

non c'è più Ira perché non c'è più giudizio, non c'è più Attrattore perché non c'è più identificazione con i limiti. Sei l'Io grande che crea in libertà assoluta.


Auto-coronazione e Purgatorio


"Perch'io te sopra te corono e mitrio" è il momento culminante del Purgatorio: diventi sovrano di te stesso. È l'equivalente dantesco della "Tecnica dei 101 Desideri" - riconoscere e manifestare il proprio potere creativo.


Io grande e Paradiso


Il Paradiso è la dimensione dell'Io grande (Aiòn), contrapposto al kosmos (mondo limitato). È lo spazio dove l'Io si riconosce come divino, creatore, illimitato. È la realizzazione di "Io sarò quello che sarò" - la libertà totale di essere e divenire.


Angeli e i tre regni


Gli Angeli, secondo Sibaldi, sono emanazioni dell'inconscio che spingono l'individuo alla scoperta dell'Io. Potremmo dire:


  • Inferno: Gli Angeli sono proiettati come figure esterne (i dannati)

  • Purgatorio: Gli Angeli sono riconosciuti come parti di sé da integrare

  • Paradiso: Gli Angeli sono l'Io grande stesso che si manifesta


CONCLUSIONE:

L'ITINERARIO DELLA LIBERTÀ


La triade Inferno-Purgatorio-Paradiso non è solo una struttura letteraria della Divina Commedia, ma una mappa dell'evoluzione della coscienza umana valida per ogni tempo e ogni individuo.


Il percorso dalla proiezione ("colpa loro") alla responsabilità ("colpa mia") alla trascendenza ("colpa?") è l'itinerario che ciascuno deve compiere per passare dalla schiavitù alla libertà.


L'Inferno ti mostra ciò che neghi.

Il Purgatorio ti rende sovrano di ciò che sei.

Il Paradiso ti libera da ciò che credi di dover essere.


Non si tratta di attraversare questi regni una volta per tutte, ma di riconoscere in quale regno ci troviamo in ogni momento, in ogni area della vita, di fronte a ogni sfida.

La domanda non è "Ho superato l'Inferno?", ma "Sto proiettando in questo momento?" La domanda non è "Sono arrivato in Paradiso?", ma "Sto vivendo questa situazione dalla libertà o dal giudizio?"


Dante non racconta un viaggio che ha fatto -

racconta il viaggio che stai facendo tu,

proprio ora.


I dannati non sono là sotto, nel passato medievale. Sono qui, intorno a te, nel tuo presente. O meglio: "mi veggio intorno" - sono te che ti vedi proiettato tutto intorno.

E come Dante, sei chiamato a:


  1. Riconoscere le proiezioni (Inferno)

  2. Assumere la sovranità (Purgatorio)

  3. Trascendere il giudizio (Paradiso)


Fino a quando, come lui, potrai vedere che il volto di Dio è "della nostra effigie" - è il tuo stesso volto, liberato finalmente da ogni maschera di colpa.


Ora chiudi gli occhi e chiediti:


in quale cerchio stai guardando te stesso?


In quel punto esatto, inizia la tua uscita dalla selva.


NOTE


[1] Deliquio: dal latino deliquium, derivato di delinquĕre "venire meno (coi sensi)". Oscuramento passeggero e più o meno profondo della coscienza, accompagnato da senso di vertigine, offuscamento della vista, indebolimento dell'azione cardiaca, pallore intenso, sudore freddo, perdita delle forze e rilasciamento muscolare più o meno gravi, fino all'abbandono completo del corpo e alla caduta. In uso comune: "avere un deliquio", "cadere in deliquio". Il termine medico equivalente è lipotimia. Nel contesto dantesco, il deliquio rappresenta una morte psichica simbolica necessaria per la trasformazione interiore.


Riferimenti:


Igor Sibaldi - Interpretazioni della Divina Commedia da libri, corsi e conferenze:


Igor Sibaldi - Testi su peccato, colpa e liberazione (applicabili al Paradiso):


Testi primari:

  • Dante Alighieri, La Divina Commedia (Inferno I, V-VI, Purgatorio XXVII, Paradiso XXXIII)

  • Vangelo secondo Matteo (5,37)

  • Vangelo secondo Giovanni (8,36)

  • Vangelo secondo Luca (17,21)


Collegamenti concettuali:


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