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Il Mondo è Brutto o è il tuo Sguardo?

  • 20 ott 2025
  • Tempo di lettura: 19 min

Aggiornamento: 3 nov 2025

Nuovo! - Audio AI: riflessioni ragionate dall'articolo.

Preferisci ascoltare una versione elaborata invece di leggere?


Generato con AI, questo audio trasforma l'articolo in un dialogo fluido con riflessioni extra – perfetto per ascoltare durante spostamenti o attività quotidiane. Non una lettura letterale, ma un'evoluzione per la tua crescita personale!





Un'immagine divisa a metà che rappresenta la Terra: a sinistra, un emisfero lussureggiante e soleggiato con foreste verdi, oceani azzurri e un cielo sereno con nuvole bianche e raggi di sole; a destra, un emisfero spoglio e inquinato con terre aride, fumi grigi da fabbriche industriali e un'atmosfera oscura e nebbiosa. Al centro, la Terra fluttua come una sfera tridimensionale. In alto, il testo 'Il mondo non è brutto'; in basso, 'È come lo vedi tu'. Sfondo a contrasto tra azzurro luminoso e marrone cupo.
Il mondo non è brutto di per sé: è solo una questione di prospettiva.

Il Mondo È Brutto o Lo Guardi Tu Male?


Quando la percezione diventa prigione e lo sguardo può liberare


"Il mondo è così brutto."


Quante volte l'hai pensato? Quante volte l'hai detto? Quante volte l'hai sentito dire?


Ma aspetta: il mondo è brutto, o sei tu che lo stai guardando male?


Questa domanda apparentemente banale nasconde una trappola mortale che Igor Sibaldi può aiutarti a smascherare. Una trappola che ti rende impotente, vittima, paralizzato. Una trappola che confonde un fatto (opinione soggettiva) con una cosa (realtà oggettiva).


E la differenza tra queste due è tutto: la differenza tra essere prigioniero o essere libero.


Per chi è brutto il mondo?

Prima di procedere, fermiamoci un attimo. La domanda "Perché il mondo è così brutto?" presuppone che il mondo sia brutto. Ma è davvero così?


Riformuliamo: il mondo è così brutto? O il mondo è così brutto per me?


Non è sofismo, è precisione. Perché se il mondo è oggettivamente brutto per tutti, sempre, ovunque, allora sei impotente - non c'è nulla che tu possa fare. Ma se il mondo è brutto per te, in questo momento, secondo la tua percezione, allora hai potere: puoi cambiare il modo in cui guardi.


La domanda si riferisce a un fatto o a una cosa?


Fatto o cosa? La distinzione che cambia tutto


Sibaldi, nella conferenza su Dioniso al Festival della Bellezza di Selinunte (ottobre 2024), fa una distinzione cruciale che può ribaltare completamente il modo in cui vedi il mondo.


Una cosa è un fatto - qualcosa da credere, un racconto, un'interpretazione soggettiva.


Un'altra è una cosa - una realtà oggettiva da scoprire, verificabile, indipendente da chi la osserva.


Esempi concreti della differenza


FATTO: "Babbo Natale esiste"→ Storia culturale, credenza, narrazione condivisa ma non oggettiva


COSA: "La neve esiste"→ Realtà fisica misurabile, verificabile, oggettiva


FATTO: "Il caffè è disgustoso"→ Giudizio personale, preferenza soggettiva


COSA: "Il caffè contiene caffeina"→ Composizione chimica verificabile


FATTO: "Gli dei dell'Olimpo esistevano"→ Narrazione mitologica (se considerata racconto)


COSA: "Gli dei dell'Olimpo esistevano"→ Archetipi psichici reali e operativi (se considerati forze interiori)


FATTO: "La resurrezione di Dioniso"→ Storia mitologica da credere o non credere, racconto culturale


COSA: "La resurrezione di Dioniso"→ Meccanismo psichico reale per far rivivere parti "morte" di sé, come i wormholes einsteiniani che collegano dimensioni apparentemente separate


Come spiega Sibaldi nella conferenza citata, se gli eventi mitologici o gli archetipi sono considerati fatti (racconti o postulati da credere), essi rimangono delle storie o degli elementi culturali. Ma se sono considerati cose (realtà oggettive da scoprire - realtà psichiche, forze interiori operanti), si aprono prospettive completamente nuove che riguardano l'esistenza umana e il futuro.


Ora applica questa distinzione


"Il mondo è brutto."


È un fatto o una cosa?


È un giudizio soggettivo che tu stai proiettando (fatto), o una proprietà oggettiva misurabile della realtà (cosa)?


Proviamo a verificare:


SE FOSSE UNA COSA (realtà oggettiva):

  • Tutti dovrebbero percepirlo come brutto, sempre

  • Dovrebbe essere misurabile con strumenti oggettivi

  • Non dovrebbe dipendere da chi lo osserva

  • Non dovrebbe cambiare nel tempo


SE FOSSE UN FATTO (interpretazione soggettiva):

  • Diversi osservatori potrebbero vederlo diversamente

  • Dipende dallo stato interiore di chi guarda

  • Può cambiare nel tempo anche se il mondo resta uguale

  • Non è misurabile oggettivamente


Quale delle due descrizioni corrisponde a "il mondo è brutto"?


La risposta è ovvia: è un fatto, non una cosa. È il tuo giudizio sul mondo, non una proprietà del mondo.


E la differenza è cruciale: se il mondo È brutto (cosa), tu sei vittima impotente. Se il mondo


TI SEMBRA brutto (fatto), tu hai potere di cambiare prospettiva. La differenza è tra un errore di mira - quello che Sibaldi, citando il termine greco originale, definisce hamartia: "letteralmente, 'il non raggiungere', 'il mancare una meta, un bersaglio'"[6] - e una condanna permanente. Un errore si può correggere. Una proprietà intrinseca no.


La trappola della generalizzazione

Come la mente trasforma un disagio in un mondo ostile


Quando dici "il mondo è brutto", stai compiendo tre operazioni mentali che ti imprigionano:


Errore 1: Spacci un giudizio per un fatto


Trasformi una tua interpretazione soggettiva in una verità oggettiva. Non dici "io percepisco il mondo come brutto in questo momento", dici "il mondo È brutto". Rimuovi te stesso dall'equazione, proietti all'esterno la tua percezione interiore, e così facendo ti rendi impotente: se il mondo È brutto, cosa puoi farci?


Errore 2: Generalizzi da "alcune cose" a "tutto"


Succedono eventi spiacevoli, certo. Ma da "alcune cose non mi piacciono" salti a "il mondo (tutto) è brutto". È come dire: "Ho trovato tre mele marce, quindi tutti i frutti del mondo sono marci."


La mente che generalizza è la mente che soffre inutilmente.


Errore 3: Confondi il dito con la luna


Vedi alcuni aspetti della realtà che non ti piacciono e concludi che la realtà stessa è il problema. Ma la realtà è neutra - né bella né brutta. È il tuo sguardo che attribuisce bellezza o bruttezza.


Confondere l'oggetto osservato con il modo in cui lo osservi è l'errore fondamentale che genera sofferenza.


Le tre domande socratiche


Per smascherare la trappola, poniamoci tre domande semplici ma radicali.


Prima domanda: Per tutti è brutto?


Davvero tutti trovano il mondo brutto? Tutti, tutti?


Che prove concrete hai per affermarlo?


Guarda: c'è gente che trova il mondo meraviglioso. Bambini che ridono scoprendo un insetto. Innamorati che danzano sotto la pioggia. Artisti che creano estatici. Esploratori che scoprono luoghi nuovi con gli occhi che brillano. Scienziati che svelano un mistero della natura e piangono di commozione. Monaci che meditano in pace profonda.


Per loro il mondo è brutto?


Se anche solo una persona trova il mondo bello, allora "il mondo è brutto" non può essere una proprietà oggettiva del mondo. È una tua percezione, non la realtà.


E se è percezione, può cambiare.


Seconda domanda: Per me lo è 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno?


Sii onesto con te stesso. Il mondo è brutto sempre? Anche quando:

  • Mangi il tuo piatto preferito e i sapori esplodono in bocca?

  • Abbracci qualcuno che ami e senti il calore del contatto?

  • Scopri qualcosa che ti affascina e il tempo si ferma?

  • Ridi per una battuta stupida e ti dimentichi tutto?

  • Guardi un tramonto che ti mozza il fiato?

  • Ascolti una musica che ti attraversa l'anima?

  • Dormi finalmente dopo giorni di insonnia?


In quei momenti - anche se brevi, anche se rari - il mondo ti sembra ancora brutto?


Se c'è anche solo un istante in cui il mondo non ti sembra brutto, allora "brutto" non è una proprietà permanente del mondo, ma il tuo stato interiore variabile.

Il mondo non è cambiato tra ieri (quando ti sembrava orribile) e oggi (quando per un momento hai sorriso). Sei cambiato tu. Il tuo sguardo.


Terza domanda: Che fatti concreti ho a disposizione?


Distinguiamo tra fatti oggettivi e interpretazioni soggettive.


FATTO OGGETTIVO: "Mio figlio non mi ha risposto al telefono da tre giorni

"INTERPRETAZIONE: "Il mondo è brutto (non mi ama, sono solo, la vita è ingiusta)"


FATTO OGGETTIVO: "Ho perso il lavoro

"INTERPRETAZIONE: "Il mondo è brutto (ce l'ha con me, non merito nulla, sono un fallimento)"


FATTO OGGETTIVO: "C'è una guerra in corso in un altro paese

"INTERPRETAZIONE: "Il mondo è brutto (tutto è violenza, l'umanità è perduta)"


FATTO OGGETTIVO: "Ho una malattia"

INTERPRETAZIONE: "Il mondo è brutto (sono sfortunato, Dio mi odia, non c'è giustizia)"


Vedi la differenza?


I fatti sono eventi specifici, circoscritti, verificabili. Le interpretazioni sono giudizi globali, generalizzati, proiettati.


Quando dici "il mondo è brutto", non stai descrivendo fatti. Stai interpretando alcuni fatti specifici (che magari ti riguardano personalmente) come se fossero la totalità della realtà.


È come guardare un puntino nero su un foglio bianco e dire: "Questo foglio è tutto nero."


L'attrattore della bruttezza

Quando pensi costantemente "il mondo è brutto", stai rinforzando un punto dell'attrattore - quello che Sibaldi descrive come un vortice di energia psichica che cattura l'attenzione e la mantiene fissa su un tema.


L'attrattore non è una singola convinzione, ma l'intera costellazione di credenze interconnesse che si alimentano reciprocamente. "Il mondo è brutto" è un nodo centrale dentro questo sistema più ampio, che funziona come un buco nero mentale: tutto ciò che accade viene risucchiato e interpretato secondo il tema dominante.


Come funziona l'attrattore della bruttezza


1. 🎯 L'io piccolo formula il giudizio"Il mondo è brutto"


2. 🔍 L'Autòs (guardiano dell'io piccolo) ricerca conferme

Il cervello umano ha un bias naturale verso la negatività (negativity bias). Se l'io piccolo crede che il mondo sia brutto, la mente inferiore - che Sibaldi chiama Autòs (ciò che tu credi di te) - focalizzerà l'attenzione automaticamente su tutto ciò che conferma questa credenza: notizie negative, eventi spiacevoli, persone sgradevoli, situazioni difficili.


3. 🚫 L'Autòs elimina le controconferme

Simultaneamente, l'Autòs - il guardiano del confine dell'io piccolo - diventa cieco a tutto ciò che contraddice la credenza: bellezza, gentilezza, gioia, meraviglia. Non è che non ci siano - è che l'Autòs le elimina sistematicamente dalla memoria per mantenere l'individuo nel suo io piccolo. Come spiega Sibaldi, l'Autòs elimina le meraviglie e le coincidenze per proteggere l'identità limitata.


4. ✅ Rinforzo della credenza

"Vedi? Avevo ragione. Il mondo È brutto. Ecco la prova." Ogni conferma rafforza l'attrattore, rendendo l'io piccolo più rigido e l'Autòs più vigilante.


5. 🔄 Profezia che si autoavvera

Quando l'io piccolo è convinto che il mondo sia brutto, si comporta di conseguenza: chiuso, difensivo, negativo. Questo comportamento influenza le interazioni, che spesso confermano le aspettative negative. L'io piccolo ha creato il mondo brutto che temeva. Come scrive Sibaldi: "Il Diavolo è bensì abbondantissimo. Non c'è, di per sé: ma tu puoi farlo essere."[5] Il mondo brutto non esiste oggettivamente - ma tu puoi farlo esistere attraverso il tuo sguardo, le tue aspettative, le tue azioni.


6. 🔁 Il loop si chiude

L'attrattore si autoalimenta. L'io piccolo produce il giudizio, l'Autòs lo protegge, la ratio (il calcolo razionale) lo giustifica, e tutto diventa sempre più dominante, fino a colorare ogni esperienza.


Il paradosso dell'attrattore


L'attrattore non è malvagio. È solo un meccanismo mentale. Ma finché non lo vedi per quello che è - un vortice di attenzione autocreato - rimani suo prigioniero.


Come dice Sibaldi: "Quando lo vedi, si dissolve."


Questo accorgersi è l'unica via di liberazione. Non serve capire razionalmente perché l'attrattore esiste, non serve analizzare ogni sua dinamica. Come scrive Sibaldi: "Non occorre altro per entrarvi: l'unico e perenne confine dell'Aldilà è l'accorgersi, cioè il più immediato di tutti i modi di conoscere."[2]


Serve solo vederlo - accorgersi che "il mondo è brutto" non è la realtà ma il tuo attrattore attivo. L'accorgersi non è la comprensione logica della mente inferiore (ratio), ma la visione diretta dell'Io grande che semplicemente vede il meccanismo per quello che è.


Questo atto di percezione - questo accorgersi - è ciò che Sibaldi chiama "non capire-capere": non è la comprensione logica della mente inferiore (ratio), ma la visione diretta dell'Io grande che semplicemente vede il meccanismo per quello che è.

Nel momento stesso in cui ti accorgi che stai rinforzando un punto dell'attrattore, qualcosa già cambia. Il semplice atto di riconoscere che "il mondo è brutto" non è la realtà ma il tuo filtro percettivo già inizia a sciogliere il loop.


Inferno, Purgatorio o Paradiso?


Se hai già letto l'articolo su Inferno, Purgatorio e Paradiso È Colpa Tua o Loro? La Mappa di Dante secondo Sibaldi , riconosci il pattern?


"Il mondo è brutto" è la perfetta espressione di una coscienza che si trova all'Inferno - la fase della proiezione.


Inferno: "È colpa loro" (proiezione)


"Il mondo è brutto."


La responsabilità è fuori di te. Il mondo - quella cosa esterna, oggettiva, immutabile - È brutto. Tu sei vittima innocente di una realtà ostile. Non c'è nulla che tu possa fare se non lamentarti, sopportare, o cercare di cambiare il mondo (impossibile).


Questo è l'Inferno: l'illusione che il problema sia fuori.


Come Dante che vede i dannati e non riconosce ancora che sono lui - "mi veggio intorno" (vedo me tutt'intorno) - così tu vedi un mondo brutto e non riconosci che stai vedendo la tua bruttezza interiore proiettata all'esterno.


Come scrive Sibaldi: "Loro e il loro mondo sono la tua prigione."[1] Non il mondo in sé - ma la tua percezione di "loro" (gli altri, il mondo esterno come causa dei tuoi problemi) diventa le sbarre della tua gabbia. Quando proietti all'esterno la responsabilità, costruisci tu stesso la prigione in cui ti lamenti di essere rinchiuso.


Purgatorio: "È colpa mia" (responsabilità)


"Io sto guardando il mondo in un modo che me lo rende brutto."


La responsabilità si sposta dentro. Non è il mondo che è brutto, è il mio sguardo che lo rende tale. Il mio stato interiore, i miei filtri percettivi, il mio attrattore, le mie credenze.


Questa consapevolezza è liberatoria perché ti restituisce il potere: se il problema è il tuo sguardo, puoi lavorare sul tuo sguardo. Non devi aspettare che il mondo cambi (non cambierà mai abbastanza velocemente). Puoi cambiare tu.


Questo è il Purgatorio: l'assunzione della sovranità sul proprio mondo interiore.


Come Virgilio che corona Dante "re e papa di te stesso", così tu ti coroni sovrano della tua percezione. Riconosci: "È la mia mente che sta creando questa esperienza."


Paradiso: "Colpa?" (trascendenza)


"Il mondo è, semplicemente."


La categoria stessa di "bello" o "brutto" viene trascesa. Il mondo non è né bello né brutto - è. La bellezza e la bruttezza sono giudizi che tu sovrapponi alla realtà, non proprietà della realtà stessa.


Quando accedi all'Io grande, non giudichi più. Osservi. Crei. Trasformi. Ma non ti lamenti più che il mondo dovrebbe essere diverso da com'è.


Come Cunizza da Romano che lietamente a se stessa indulge - perdona con gioia a se stessa la propria storia - così tu perdoni al mondo di non essere come lo vorresti. Anzi: smetti proprio di volerlo diverso.


Questo è il Paradiso: la libertà dal giudizio.


Il sole sorge sui giusti e sugli ingiusti, sui belli e sui brutti. Non discrimina. Non giudica. Semplicemente irradia.


E quando tu diventi come il sole - quando l'Io grande emerge - anche tu irradi senza giudicare.


L'io piccolo e l'Io grande


Chi dice "il mondo è brutto"?


Secondo Sibaldi, è l'io piccolo - quella identità limitata che l'individuo ha costruito attraverso i condizionamenti subiti e accettati, una "immagine dell'io minuscola" rispetto all'immagine che aveva da bambino.


L'io piccolo: l'identità limitata


L'io piccolo è la parte di sé che si manifesta nell'Aldiquà, che è nata nel mondo e vive in esso. È ciò che l'adulto sa di sapere, di essere, e di poter fare - che è poco rispetto alle sue reali potenzialità.


Come spiega Sibaldi, l'io piccolo è il risultato del sentirsi stretti, opposti all'idea di infinito.


È una minuscola propaggine del corpo maggiore, l'identità limitata dall'esperienza del mondo finito (kósmos).


Caratteristiche dell'io piccolo:


Giudica costantemente: "Il mondo è brutto" è tipico giudizio dell'io piccolo. Divide il mondo in bello/brutto, giusto/sbagliato, buono/cattivo. Ha sempre un'opinione, sempre una lamentela.


Confronta: Paragona com'è con come dovrebbe essere, e trova sempre che la realtà sia insufficiente rispetto alle sue aspettative limitate.


Si lamenta: "Perché a me? Perché proprio questo? Non è giusto!" È la voce del vittimismo cronico che caratterizza l'io piccolo intrappolato.


Proietta: Attribuisce all'esterno (mondo, altri, destino) la causa della propria infelicità. "Il mondo è brutto" è la sua formula preferita - proietta all'esterno la propria limitazione interiore.


Ha paura: Fondamentalmente, l'io piccolo è terrorizzato. Terrorizzato di non avere controllo, di non essere abbastanza, di non essere al sicuro. E questa paura si traveste da giudizio: "Il mondo è brutto" significa "Il mondo mi fa paura e io sono troppo piccolo per affrontarlo."


La mente inferiore: il guardiano dell'io piccolo


Ma l'io piccolo non opera da solo. È protetto e mantenuto da quella che Sibaldi chiama la mente inferiore - un insieme di funzioni mentali che impediscono l'accesso all'Io grande.

La mente inferiore comprende:


L'Autòs - "Ciò che tu credi di te", il guardiano del confine dell'io piccolo. Sibaldi lo descrive come il guardiano che elimina le coincidenze per tenerti nel tuo piccolo kosmos finito. Quando vedi bellezza che contraddice "il mondo è brutto", l'Autòs la censura, la minimizza, la dimentica.

📌 NOTA PER APPROFONDIRE Autòs (dal greco): letteralmente "ciò che tu credi di te". È quel filtro mentale che Sibaldi descrive come guardiano dell'identità limitata, pronto a censurare le meraviglie e le coincidenze significative che potrebbero farti accorgere di essere molto più grande di come ti percepisci. Opera automaticamente, sotto la soglia della consapevolezza, eliminando sistematicamente dalla memoria tutto ciò che non si conforma all'immagine ristretta che hai di te stesso.

La ratio (razionalità) - Il calcolo che elabora gli strumenti per raggiungere un obiettivo. È la componente dell'io piccolo che deve "precisare la conformità" di ciò che è conforme al mondo e farlo rispettare. La ratio giustifica razionalmente perché "il mondo è brutto" - trova prove, costruisce argomenti, conferma il giudizio.

📌 NOTA PER APPROFONDIRE Ratio: la mente calcolante, quella che misura, compara, giustifica. Come spiega Sibaldi: "'Capire' vuol dire 'far stare dentro'. Una bottiglia è più capiente di un bicchiere: il bicchiere capisce meno della bottiglia. Quando noi capiamo, facciamo stare qualcosa all'interno di 'contenitori' che sono nella nostra mente."[4] La ratio è il bicchiere ristretto che cerca di contenere l'oceano. Sibaldi la distingue dalla vera conoscenza (che appartiene all'Io grande): mentre la ratio comprende attraverso il calcolo logico, l'Io grande sa senza bisogno di comprendere razionalmente - è quella "competenza senza comprensione" che opera quando agisci dalla tua natura profonda, senza che l'io piccolo capisca esattamente come.

L'Ira - Secondo Sibaldi, la sede dell'Ira è proprio nella mente inferiore. L'Ira difende la "vecchia identità" (l'io piccolo) e si manifesta quando il mondo non si conforma alle aspettative limitate. "Il mondo è brutto" è spesso accompagnato da Ira: rabbia che il mondo non sia come dovrebbe essere.

📌 NOTA PER APPROFONDIREL'Ira (nella lettura sibaldiana): non è semplicemente rabbia, ma il meccanismo difensivo dell'io piccolo che si attiva quando la realtà contraddice le sue convinzioni. L'Ira nella mente inferiore confonde il possesso con l'amore e l'obbedienza con il rispetto - genera quella rabbia che dice "ho ragione ad essere arrabbiato perché il mondo/gli altri mi stanno facendo torto". È il carburante che mantiene attivo l'Inferno della proiezione.

In sintesi: l'io piccolo produce il giudizio ("il mondo è brutto"), l'Autòs lo protegge (eliminando controconferme), la ratio lo giustifica (con argomenti razionali), e l'Ira lo difende (contro chi osa contraddirlo).

L'io piccolo usa quindi la mente inferiore per evitare di accorgersi che può essere molto di più di quello che crede di essere.


L'Io grande: l'identità illimitata

Contrapposto all'io piccolo c'è l'Io grande (o Aldilà) - quella dimensione dell'essere che trascende i confini dell'identità limitata e accede a potenzialità molto più vaste.


Come sottolinea Sibaldi: l'aldilà non è dopo la morte, ma dentro di te, ora.


Non è una promessa futura, non è una ricompensa ultraterrena. È una dimensione accessibile qui e ora, quando smetti di identificarti completamente con l'io piccolo e ti accorgi di essere molto più grande.

📌 NOTA IMPORTANTE Io grande vs "io" pronome: Attenzione a non confondere l'Io grande (dimensione vasta della coscienza, aspetto accessibile della divinità dentro ciascuno) con il semplice pronome "io" (l'identità personale limitata). Quando Sibaldi parla di "Io grande", si riferisce a quella realtà psichica immensa che è il tuo vero Sé, ben diverso dall'"io piccolo" che credi di essere.

Caratteristiche dell'Io grande:


Osserva senza giudicare: Vede ciò che è senza sovrapporvi immediatamente un'etichetta di valore. "Questo è così" invece di "questo è brutto."


Crea: Invece di lamentarsi che il mondo non è come vorrebbe, l'Io grande aggiunge al mondo ciò che manca. Come gli Angeli degli Artisti secondo Sibaldi: non decorano il mondo, lo aumentano.


Trasforma: Dove l'io piccolo vede problema insormontabile, l'Io grande vede opportunità di trasformazione. Non "il mondo è brutto", ma "cosa posso creare di bello?"


Espande: L'Io grande non si contrae nella lamentela ma si espande nella possibilità. Non si chiede "perché è così brutto?" ma "cosa può diventare?"


Ama incondizionatamente: Come il sole che sorge su tutti, l'Io grande irradia senza discriminare. Non ha bisogno che il mondo sia perfetto per amarlo. Come scrive Sibaldi: "L'Io è la luce del mondo."[3] Non il sole fisico, ma l'Io grande che illumina senza giudicare chi merita luce e chi no. È quella qualità che il Vangelo descrive quando esorta a essere "figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Matteo 5,45). L'Io grande non giudica chi merita luce e chi no - semplicemente irradia, come il sole fa naturalmente.


Il passaggio dall'io piccolo all'Io grande

"Il mondo è brutto" è il grido dell'io piccolo che vuole che il mondo si pieghi alle sue aspettative limitate, che si adatti alle sue paure, che lo rassicuri e lo protegga.


Ma il mondo non è qui per compiacere il tuo io piccolo.


Quando l'Io grande emerge, la domanda cambia radicalmente:


Io piccolo: "Perché il mondo è così brutto?"Io grande: "Cosa posso creare di bello in questo mondo?"


Io piccolo: "Il mondo dovrebbe essere diverso."Io grande: "Il mondo è il mio campo di gioco creativo."


Io piccolo: "Sono vittima di un mondo ostile."Io grande: "Sono creatore in un mondo neutro."


Il passaggio non è automatico. Richiede consapevolezza. Richiede lavoro interiore. Richiede che tu riconosca la voce dell'io piccolo per quello che è - una voce limitata, non la realtà - e che scelga consapevolmente di accedere alla prospettiva più ampia dell'Io grande.

Richiede soprattutto che tu riconosca l'Autòs, il guardiano, e che smetta di lasciargli eliminare le meraviglie dalla tua memoria.


L'artista che aumenta il mondo

Dall’io vittima all’io creatore: l’arte di aggiungere bellezza


Sibaldi spiega che l'artista autentico non dice "il mondo è brutto". Dice: "Il mondo non mi basta - aggiungo bellezza."


Questa è la postura fondamentale dell'Io grande: non lamentarsi della scarsità ma creare abbondanza.


Il principio dell'aumento


L'arte - nel senso più ampio del termine, non solo pittura o musica ma ogni atto creativo - non è decorazione dell'esistente. È ampliamento della realtà. È portare nel visibile ciò che prima non esisteva.


Quando guardi il mondo e dici "è brutto", stai guardando come un consumatore passivo che si aspetta di essere intrattenuto, rassicurato, compiaciuto. Sei in modalità ricettiva, aspetti che il mondo ti dia qualcosa.


Ma l'artista - e qui "artista" significa chiunque viva dall'Io grande - è in modalità creativa. Non aspetta che il mondo sia bello: crea bellezza. Non si lamenta della bruttezza: la trasforma.


Dalla lamentela alla creazione

Ogni volta che pensi "il mondo è brutto", hai due scelte:


Scelta 1 (mente inferiore): Lamentarti, soffrire, sentirti vittima, aspettare che qualcuno o qualcosa cambi il mondo per te.


Scelta 2 (Io grande): Chiederti "dove posso aggiungere bellezza?" e agire di conseguenza.


Non è retorica. È pratica concreta:

  • Vedi sporcizia per strada? Raccogli un pezzo di spazzatura (aggiungi pulizia)

  • Vedi qualcuno triste? Sorridi, offri un gesto gentile (aggiungi calore umano)

  • Vedi ignoranza? Condividi conoscenza (aggiungi luce)

  • Vedi ingiustizia? Agisci, anche in piccolo (aggiungi giustizia)

  • Vedi assenza di bellezza? Crea qualcosa - un disegno, una canzone, un piatto cucinato con cura, un giardino, una parola gentile (aggiungi bellezza letteralmente)


L'artista vede il mondo com'è - senza negare le difficoltà, senza minimizzare il dolore - e dice: "E ora io aggiungo questo."


Questa è la vera risposta a "perché il mondo è così brutto?"


Non lo è. Ma se ti sembra tale, sei chiamato a essere artista.


Esercizio pratico: Smonta la generalizzazione (7 giorni)


La comprensione intellettuale non basta. Serve pratica. Ecco un esercizio concreto per i prossimi sette giorni.


Istruzioni


Ogni volta che ti sorprendi a pensare "il mondo è brutto" (o varianti: "la vita fa schifo", "tutto va male", "non c'è speranza", ecc.), fermati immediatamente e fai queste quattro domande:


Domanda 1: SPECIFICA


"Cosa ESATTAMENTE è brutto in questo momento?"


Non accettare generalizzazioni. Devi essere specifico, concreto, circoscritto.

❌ "Il mondo è brutto"✅ "Il mio capo mi ha sgridato ingiustamente"

❌ "La vita fa schifo"✅ "Ho ricevuto una bolletta più alta del previsto"

❌ "Tutto va male"✅ "Ho litigato con mia madre stamattina"


Nota come la specificità riduce immediatamente il problema da "totalità della realtà" a "evento circoscritto gestibile".


Domanda 2: TEMPORALE


"È sempre così o solo ora? Ieri era così? Tra un'ora lo sarà?"


Verifica se il "brutto" è permanente o temporaneo.


Esempio:

  • Ieri il mondo ti sembrava brutto? (Forse sì, forse no)

  • Domani lo sarà ancora? (Non lo sai, quindi non è certo)

  • Tra cinque anni ricorderai questa situazione come "brutta"? (Probabilmente no)


Questa domanda ti mostra che "brutto" è uno stato, non una proprietà. Stati cambiano. Proprietà restano.


Domanda 3: UNIVERSALE


"È brutto per tutti o solo per me? C'è qualcuno che non lo trova brutto?"


Cerca controesempi.


Esempio:

  • Sta piovendo (tu lo trovi brutto)

  • Il contadino sta festeggiando (per lui la pioggia è bellissima)

  • Stesso evento, percezioni opposte

  • Quindi "brutto" non è nel mondo ma nello sguardo


Domanda 4: ALTERNATIVA


"Quale interpretazione diversa è possibile? Cosa vedrebbe l'Io grande in questa situazione?"


Spostati dalla mente inferiore all'Io grande.


Esempio:

  • Mente inferiore: "Ho perso il lavoro, il mondo è brutto"

  • Io grande: "Ho l'opportunità di scoprire cosa voglio davvero fare"


Non si tratta di negare la difficoltà. Si tratta di vedere anche la possibilità oltre la difficoltà.


Come registrare

Tieni un diario (anche solo note sul telefono). Ogni sera, scrivi:

DATA: [giorno]
PENSIERO: "Il mondo è brutto perché..."
SPECIFICA: [cosa esattamente]
TEMPORALE: [sempre/ora/ieri/domani]
UNIVERSALE: [per tutti o solo per me]
ALTERNATIVA: [cosa vedrebbe Io grande]

Dopo 7 giorni


Rileggi tutte le annotazioni. Cosa scopri?


Probabilmente scoprirai che:

  1. Eventi specifici sono meno catastrofici della generalizzazione

  2. Stati temporanei non sono condanne permanenti

  3. Percezioni soggettive non sono verità universali

  4. Prospettive alternative sono sempre possibili


E questa scoperta - questa semplice constatazione empirica - inizierà a dissolvere l'attrattore della bruttezza.


Conclusione: Il mondo è uno specchio


Il mondo non è né bello né brutto.


Il mondo è.


Punto.


Tu sei quello che ci proietta bellezza o bruttezza, senso o assurdità, amore o ostilità.


Come dice Dante nell'Inferno: "mi veggio intorno" - vedo me stesso tutt'intorno.


Tutto ciò che vedi "fuori" è specchio di ciò che hai "dentro".


Se il mondo ti sembra brutto, non è il mondo che deve cambiare. Non puoi aspettare che sette miliardi di persone, la natura, gli eventi, la storia, il destino si allineino alle tue aspettative per smettere di soffrire.


Devi smettere di proiettare il tuo stato interiore sulla realtà.


Questo non è colpa

Sentiamoci chiari: riconoscere che "il mondo è brutto" è il tuo sguardo, non la realtà, non è colpa. Non è auto-flagellazione. Non è dire "sono cattivo perché vedo il mondo brutto".


È potere.


Perché se il problema è fuori, sei impotente - puoi solo sperare, aspettare, subire.


Ma se il problema è il tuo sguardo, puoi cambiarlo. Hai il potere. Il potere di passare dall'Inferno al Purgatorio al Paradiso. Il potere di passare dalla mente inferiore all'Io grande. Il potere di passare da consumatore passivo ad artista creativo.

Il mondo non è brutto. È neutro. È uno schermo bianco su cui tu proietti il film della tua interiorità.


Il nuovo sguardo

Il mondo aspetta il tuo nuovo sguardo.

Non uno sguardo ingenuo che nega le difficoltà. Non uno sguardo che minimizza il dolore reale che esiste. Ma uno sguardo che, pur vedendo ciò che è, non si ferma lì.

Uno sguardo che dice: "Vedo questo, e ora io aggiungo qualcosa."

Uno sguardo che non giudica ma crea.

Uno sguardo che non si lamenta ma trasforma.

Uno sguardo che non aspetta il paradiso ma lo costruisce, qui, ora, con ogni piccolo gesto di bellezza aggiunta.


Il mondo non cambierà finché non cambia il tuo sguardo.


Ma quando cambia il tuo sguardo, scoprirai che il mondo non aveva mai avuto bisogno di cambiare.


Era già lì, in attesa.


In attesa che tu smettessi di cercarlo con gli occhi della paura.


E iniziassi a crearlo con le mani dell'amore.


Prova l'esercizio dei 7 giorni oggi. Inizia adesso, non domani.


E poi dimmi: cosa hai aggiunto al mondo stamattina?



“Se le porte della percezione fossero purificate,

tutto apparirebbe all’uomo com’è: infinito.”

William Blake





Note e riferimenti bibliografici


Citazioni dirette

[1] Igor Sibaldi, "Discorso sull'infinito", conferenza Angeli, Harmonia Mundi, Roma, 19 ottobre 2012, © 2014 Spazio Interiore

[4] Igor Sibaldi, "Il metodo metafisico", corso 2017, Lifestrategies

[6] Igor Sibaldi, I Miracoli di Gesù. La tecnica dei miracoli nei vangeli canonici, Oscar Uomini e Religioni, Mondadori, 1989


Conferenza citata

Igor Sibaldi, "Dioniso, dio oltre", Festival della Bellezza - L'Arte nell'Arte, Selinunte, 8-10 ottobre 2024.


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Concetti sibaldiani chiave


  • Io piccolo e Io grande

  • Autòs (guardiano dell'io piccolo)

  • Attrattore

  • Fatto vs Cosa

  • Inferno/Purgatorio/Paradiso come stati di coscienza

  • L'arte come ampliamento del mondo

  • Accorgersi come atto liberatorio

  • Hamartia (errare il bersaglio)

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