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Un Giuramento Taciuto: L'Alchimia della Volontà

  • 5 dic 2025
  • Tempo di lettura: 24 min

Aggiornamento: 7 dic 2025

 

Nuovo! - Audio AI: riflessioni ragionate dall'articolo.

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Abbiamo preparato DUE versioni audio per accompagnarti in questo viaggio:


📖 Ragionamento sulla poesia - Riflessione Intima

Questo dialogo ti accompagna attraverso il testo originale con riflessioni poetiche, come una conversazione notturna che ti mostra le cose da un altro punto di vista. Perfetto per momenti di introspezione.

🔑 VERSIONE ANGELOLOGICA - Approfondimento Tecnico

Preferisci comprendere i meccanismi? Questo audio esplora l'angelologia sibaldiana, le lettere ebraiche, la metafora dei 4 uomini e tutti i collegamenti con le energie che insegnano a rompere i giuramenti. Perfetto per chi vuole studiare.


Generati con AI, questi audio trasformano l'articolo in esperienze diverse – scegli in base al tuo momento e al tuo bisogno!

Onde di colore oro e rosso dei Principati con scritta: Lo tocco, sono già lì.

UN GIURAMENTO TACIUTO: Quando il limite che ci blocca siamo noi stessi

Il sussurro che esplode


C'è un silenzio che non è pace. È prigione.


Un silenzio fatto di parole mai dette, di sogni custoditi in cassetti chiusi a chiave, di opinioni inghiottite prima ancora di prendere forma sulle labbra. È quel tipo di silenzio che pesa, che occupa spazio, che col tempo diventa muro. Una barriera invisibile tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere.

Oggi voglio condividere con te un testo breve, quasi un sussurro, ma con la forza di un'esplosione interiore. Si intitola "Un giuramento taciuto" ed è una di quelle riflessioni che parlano a tutti, perché toccano una verità profondamente umana: quella dei limiti che ci costruiamo da soli, spesso senza nemmeno sapere come o perché.

Prima di entrare nell'analisi, lascia che il testo ti raggiunga nella sua forma pura:


prima immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo rosso sangue

Un giuramento taciuto

«Ciò che non dico, è un giuramento fatto, chissà quando, chissà perché.

È quello scoglio che impedisce di vedere l'orizzonte.

Spostarmi?

La pietra è pietra, ferma, inerte, e lì ferma. Non si muoverà.

La volontà freme, senza esitazione, l'indice destro indica con decisione l'inerte, e dice "Spostati!".

Adesso l'orizzonte è libero al mio sguardo, estasiato lo contemplo...

Pietra, sei ancora lì, ferma?

Chi si è spostato?

Io che ho osato?

Rotto l'antico giuramento, libera dal silenzio, dico ciò che voglio dire...

Al cielo, al sole, alle nuvole, al mare e al nuovo orizzonte che vedo unire la terra con il cielo...

Lo tocco, sono già lì.»


-- Barbara Conigliaro --



Quali parole non hai mai detto?

Quali sogni hai tenuto chiusi dentro?

Quale parte di te hai silenziato per obbedire a una regola che nemmeno ricordi di aver accettato?

Questo testo è una mappa. Una guida per esplorare il territorio più pericoloso e affascinante che esista: quello dei nostri auto-sabotaggi.


Entriamo insieme.

La pietra che non si muove


seconda immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo rosso sangue

"La pietra è pietra, ferma, inerte, e lì ferma. Non si muoverà."

Iniziamo da qui, da questa immagine tanto semplice quanto devastante. Lo scoglio. La pietra. Un ostacolo che percepiamo come dato di fatto assoluto, inamovibile, parte integrante del paesaggio della nostra vita. Non è qualcosa che abbiamo scelto, è qualcosa che è, punto. Come una montagna. Come la gravità.

Ma da dove viene questo scoglio?

Il testo ce lo sussurra con un'indeterminatezza che è essa stessa rivelatrice: "un giuramento fatto chissà quando, chissà perché". Non c'è una firma, non c'è un contratto, non c'è un momento preciso in cui abbiamo deciso consapevolmente di limitarci. È un'abitudine del pensiero che è diventata legge. Un software invisibile che gira in background nella nostra psiche, determinando cosa possiamo dire, cosa possiamo sognare, cosa possiamo essere.

Questi patti silenziosi nascono spesso per una ragione precisa: protezione. Forse da bambini abbiamo imparato che esprimere un certo desiderio portava alla delusione, che dire la nostra opinione causava conflitti, che mostrarci autentici ci rendeva vulnerabili al giudizio. E così abbiamo costruito una regola: "Meglio tacere. Meglio non rischiare. Meglio restare al sicuro dietro questa pietra."

Il problema è che la protezione di ieri diventa la prigione di oggi.

L'uomo-pietra: vivere nell'inerzia

Igor Sibaldi, nel suo lavoro sull'evoluzione della coscienza, utilizza un'immagine potente per descrivere diversi stadi dell'essere umano (Master di Filosofia- 2015). Il primo è quello dell'uomo-pietra: l'essere dominato dalla staticità, dalla paura del cambiamento, dall'inerzia esistenziale.

La pietra non si muove. Non crea. Non esplora. Vive di schemi fissi, di abitudini consolidate, di sicurezze apparenti. L'uomo-pietra è quello che dice "Io sono fatto così" come se fosse una sentenza definitiva, una condanna biologica. È quello che guarda l'orizzonte e non lo vede nemmeno più, perché ha smesso di cercarlo.

Il giuramento taciuto è la manifestazione perfetta di questa condizione. È l'accettazione totale del limite come realtà immutabile. "La pietra è pietra, ferma, inerte..." — c'è una rassegnazione in queste parole che è quasi ipnotica. È la logica dell'ineluttabile: "Non c'è niente da fare. Così è e così sarà sempre."

Il muro che ti tiene fermo

Nell'angelologia cabalistica studiata e reinterpretata da Sibaldi, questa dinamica del blocco ha simboli precisi nell'alfabeto geroglifico ebraico.

La lettera Waw (ו) rappresenta il muro, il chiodo, il nodo da sciogliere. È l'energia della limitazione, quella forza che ti tiene fermo non perché tu sia debole, ma perché hai interiorizzato l'idea stessa del limite.

L'angelo — o meglio, l'energia angelica — associata a questo principio è # 35 KaWaQiYaH, che Sibaldi traduce "forzatamente in italiano" come "Blocchiele".

Ma il nome contiene una sequenza rivelatrice:

  • Kaf (כ) — la mano che stringe, il controllo

  • Waw (ו) — il blocco, il nodo, il muro

  • Qoph (ק) — la scure, l'arma che spezza, il dominio

Il destino di chi è attraversato da questa energia non è subire il blocco, ma imparare a usare la scure. La Qoph è lo strumento per tagliare il nodo della Waw. È la determinazione che spezza il passato.

E qui emerge un'altra verità: il giuramento taciuto è spesso un atto di fedeltà a un passato o a un modello familiare che ci sta stretto. Come spiega Sibaldi, per i Kawaqiyah i blocchi derivano quasi sempre dalla famiglia o da dissidi familiari. Il "giuramento" non è una scelta consapevole, ma una lealtà invisibile verso un genitore infelice, una regola di clan, un dolore ereditato.

"Non esprimere i tuoi sogni" potrebbe essere la fedeltà inconscia a un padre che ha rinunciato ai suoi. "Non osare troppo" potrebbe essere la protezione verso una madre che ha avuto paura del giudizio altrui.

Il giuramento è amore cieco. E romperlo richiede l'atto della Qoph: un taglio netto. Non per crudeltà, ma per liberazione. Per smettere di proteggere il proprio limite e iniziare a proteggere la propria grandezza.

L'atto di osare: la ribellione necessaria

terza immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo rosso sangue

"La volontà freme, senza esitazione, l'indice destro indica con decisione l'inerte, e dice: «Spostati!»"

E poi, all'improvviso, qualcosa si rompe.

E qui accade la magia.

L'indice destro che indica. Sibaldi ricorda che questo gesto — puntare il dito — è il geroglifico della lettera Yod (י): l'atto di creare realtà. La Yod è il dito che indica, l'attenzione estroversa che nomina le cose e, nominandole, le separa da sé.

Quando punti il dito contro la pietra, smetti di essere la pietra. Ti separi da essa. La guardi. La definisci come oggetto esterno, non più come parte integrante del tuo mondo interiore.

Quel "Spostati!" non è solo un urlo di rabbia. È un atto magico. È il momento in cui la Qoph taglia la Waw. La scure spezza il nodo. La determinazione rompe il giuramento.

Non è un processo graduale, non è un'evoluzione dolce. È un'esplosione. La volontà che freme è energia vitale repressa per troppo tempo che finalmente esplode. C'è una violenza in quel "Spostati!" che non è cattiveria, ma è potenza allo stato puro. È l'urlo di chi non ne può più di stare fermo.

Questo non è ancora il momento della saggezza o dell'illuminazione. È qualcosa di più primordiale, di più viscerale. È il momento della ribellione.

La persona non arriva subito alla vera comprensione. C'è prima questo atto quasi infantile, quasi arrogante: ordinare alla realtà di piegarsi al proprio volere. "Io voglio che tu, Pietra, ti sposti. E lo farai perché lo dico io."

È un'illusione di onnipotenza? Forse. Ma è un'illusione necessaria.


Per rompere la paralisi, a volte devi credere di poter comandare gli elementi. Prima di capire che il vero potere non è sulla pietra, devi affermare il tuo diritto a volerla spostare. È l'atto di smettere di essere passivi.

Quel "Spostati!" — sostenuto dalla Yod che indica, armato dalla Qoph che taglia — non è rivolto tanto alla pietra quanto alla propria rassegnazione. È un basta urlato alla propria immobilità. È dominio. Non della pietra, ma di sé. È smettere di proteggere il proprio limite per iniziare a proteggere la propria grandezza.

 Da pietra ad acqua: iniziare a scorrere

Nella metafora sibaldiana, questo è il passaggio dall'uomo-pietra all'uomo-acqua. L'acqua è flessibile, si adatta, scorre. Trova sempre una via. È la fase in cui cominciamo a mettere in dubbio i vecchi schemi, a sperimentare direzioni nuove.

L'uomo-acqua non ha ancora una forma pienamente definita, ma ha iniziato a muoversi. Ha capito che la staticità non è l'unica opzione. Ha scoperto che può fluire, esplorare, cercare vie alternative.

Questo movimento iniziale è ancora fragile, ancora incerto. Ma è fondamentale. Perché senza questo primo atto di ribellione, senza questo primo "no" urlato al limite, non può esserci evoluzione.

L'energia del NO: La'aWiYaH

Nell'angelologia, c'è un'energia che incarna perfettamente questo principio:

# 17 La'aWiYaH, "che potremmo tradurre forzatamente come NOELE " (da La'aW in ebraico, che significa "no").

Questa corrente energetica è quella di coloro che affermano che le cose "non mi vanno bene per niente". È l'energia della disobbedienza consapevole, del rifiuto delle norme che non ci rappresentano, della ribellione contro ciò che gli altri considerano normale e indiscutibile.

Il suo aforisma è potente: "Con le forze del cuore io supero i limiti."

Non con la razionalità. Non con la pianificazione strategica. Con le forze del cuore — quella spinta viscerale, quel desiderio profondo che non si lascia ingabbiare dalla logica dell'inerte.

Per chi è attraversato da questa energia (e per chiunque voglia evolvere), la disobbedienza non è un capriccio: è il primo compito evolutivo. "Non ci arrivi se non disobbedisci a qualcosa che gli altri ritengono normale e indiscutibile."

Nel caso del giuramento taciuto, la disobbedienza è rivolta verso la propria norma interiore limitante. È dire "no" alla regola che abbiamo accettato senza mai veramente sceglierla. È disobbedire a noi stessi nella versione pietrificata, per dare spazio a qualcosa di più fluido, di più vivo.


Il vaccino del senso di colpa

Ma c'è un ostacolo ancora più subdolo della pietra: il senso di colpa.

Quante volte non osiamo compiere atti grandi perché pensiamo "non me lo merito"? Quante volte ci auto-sabotiamo perché, in fondo, ci sentiamo indegni del successo, della felicità, della libertà?

Sibaldi identifica questa dinamica come una malattia diffusissima, specialmente in Occidente: la rassegnazione mascherata da umiltà, il senso di colpa che blocca ogni slancio vitale. "Sentirsi in colpa per un'azione commessa è una viltà, è solo una scusa per non crescere."

Gli Spiriti Ribelli (Angelo/energia HaHeWaYaH) sono esattamente il vaccino contro questo veleno. Il loro compito è incoraggiare a osare, disobbedire, sorprendersi. È rompere il patto tossico con la Civiltà del Senso di Colpa che ci vuole piccoli, obbedienti, silenziosi.

Il giuramento taciuto è il perfetto prodotto di questa civiltà: una regola che ci obbliga a tacere, a non sognare troppo in grande, a non disturbare. E la sua rottura è un atto rivoluzionario.

La scoperta: chi si è spostato?

quarta immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo onde color oro

"Pietra, sei ancora lì, ferma?"


E qui avviene il colpo di scena.

Per un istante, il testo ci fa credere che l'eroe abbia vinto. L'ordine è stato impartito, la pietra si è spostata, l'orizzonte è libero.

"Adesso l'orizzonte è libero al mio sguardo, estasiato lo contemplo..."

È la vittoria facile, quella che la nostra cultura ci insegna a desiderare. Il problema eliminato, l'ostacolo rimosso, il lieto fine.

Ma è una gioia che dura un istante.

Perché subito dopo arriva la domanda che fa crollare tutto e, al tempo stesso, costruisce il vero significato del testo: "Pietra, sei ancora lì, ferma?"


E la risposta è sì. La pietra non si è mossa di un centimetro. L'ostacolo esterno è identico a prima.

Il paradigma del passo di lato


Cosa è successo, allora?

È successa la cosa più importante: il vero cambiamento non è avvenuto nel mondo fisico, ma nella percezione interiore della persona.

settima immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo onde color oro

La domanda successiva svela tutto: "Chi si è spostato? Io che ho osato?"

Sì. Io che ho osato. Non la pietra.

Tutta l'energia di quel "Spostati!" non serviva a frantumare l'oggetto, ma a frantumare la propria paralisi di fronte all'oggetto. Questo capovolge completamente l'idea di cosa significhi superare un ostacolo.

Non si tratta di distruggerlo. Si tratta di cambiare la propria posizione rispetto ad esso.

È un'idea controintuitiva, vero? Tutta la nostra cultura è basata sul fare, sul risolvere il problema, sull'agire sulla realtà esterna. Qui la soluzione è essere in modo diverso. È un cambio di paradigma radicale.

L'orizzonte non era bloccato dalla pietra in sé, ma dalla decisione di stare fermi a guardare la pietra. Osando sfidare il limite, si è compiuto un passo — forse piccolo, forse solo un passo di lato — e si è scoperto che bastava quello per cambiare completamente la prospettiva.

Lo scoglio è ancora lì, ma non è più al centro del mio mondo. Non ha più potere su di me.

Liberazione dalle catene: Yeyaze'el

C'è un'energia angelica che rappresenta perfettamente questa dinamica: # 40 Yeyaze'el, l'energia della liberazione dalle catene.

Per chi è attraversato da questa corrente, il rischio principale è proprio la rassegnazione. È accettare le catene come parte inevitabile della vita, smettere di credere che la libertà sia possibile.

Ma come spiega Sibaldi, per gli Yeyaze'el la prigione è spesso una costruzione mentale: "si sentono intrappolati perché il loro orizzonte interiore è più vasto della realtà che vivono". Questa è la chiave: non è che il mondo sia troppo piccolo in senso oggettivo, è che il tuo potenziale è troppo grande per le gabbie che hai accettato.

Il giuramento taciuto è la perfetta immagine di questa prigionia: catene invisibili, fatte non di ferro ma di abitudine, di paura, di silenzio. E la sua rottura è l'attivazione dell'energia Yeyaze'el: il momento in cui capisci che quelle catene non hanno alcun potere reale, se non quello che tu gli attribuisci.

Le catene cadono non perché tu le spezzi con la forza bruta, ma perché smetti di crederci. Rompere il giuramento significa accettare finalmente la vastità del tuo orizzonte interiore, invece di ridurlo alle dimensioni della realtà esterna.


Il limite come gradino: la lezione della Waw

Torniamo alla lettera Waw (ו), che rappresenta il limite, il muro, il chiodo.

Gli angeli che hanno la Waw nel nome — come # 43 Wewuliyah o # 35 Kawaqiyah — insegnano una lezione paradossale: il limite è un'illusione ottica. Non va abbattuto a testate, ma aggirato o, meglio ancora, usato come gradino.

Il "passo di lato" di cui parla il testo non è debolezza o rinuncia. È saggezza. È capire che la Waw non è un nemico da distruggere, ma un punto d'appoggio per salire più in alto.

La pietra resta dove sta. Ma io, spostandomi, scopro che quella pietra può diventare il primo gradino verso l'orizzonte. Il limite che mi bloccava diventa lo strumento della mia elevazione.

Questo è il vero potere: non cambiare il mondo, ma cambiare la relazione con il mondo.

Ignorare il mondo che c'è già: 'ELaMiYaH

Un'altra energia cruciale in questo processo è quella di 'ELaMiYaH, che insegna una lezione paradossale: per aprire la strada a ciò che desideri e che non c'è ancora, devi "imparare a non curartene [di ciò che c'è già], a farlo scomparire il più possibile".

Il giuramento taciuto è esattamente quel "mondo che c'è già" — l'abitudine consolidata, la regola accettata, il limite dato per scontato. Per scoprire il futuro, l'orizzonte, il potenziale, devi imparare a ignorare questa presunta realtà immutabile.

Non è negazione della realtà. È rifiuto di considerarla definitiva.

La pietra c'è, sì. Ma devo tenerla al centro della mia attenzione? Posso fare un passo di lato e vedere cos'altro c'è.

Il crollo del silenzio

quinta immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo oro

"Rotto l'antico giuramento, libera dal silenzio, dico ciò che voglio dire..."

E qui la liberazione diventa completa.

Perché non è solo una questione di percezione. Non è solo un cambio di prospettiva interiore che resta nascosto. La rottura del giuramento taciuto ha conseguenze reali, tangibili, trasformative.

Il collegamento è diretto e potentissimo: il giuramento imponeva di non dire. Forse non dire i propri sogni per paura che fossero irrealizzabili a causa dello scoglio. Non dire le proprie opinioni per paura del giudizio. Non dire i propri bisogni per paura di essere un peso.

Nel momento in cui si capisce che il limite era autoimposto, crolla anche l'obbligo del silenzio.

L'autenticità diventa una conseguenza naturale della liberazione interiore. Non devo più nascondere parti di me per obbedire a una regola che ho appena scoperto di aver scritto io stessa.

Verso l'uomo-pane: nutrire con la propria verità

Nella metafora sibaldiana, questo è il passaggio dall'uomo-acqua all'uomo-pane. Il pane è cibo, nutrimento per altri. In questa fase l'individuo diventa capace di "nutrire" chi lo circonda attraverso idee, creatività, iniziativa.

Non ci si limita più ad adattarsi (come l'acqua) o a restare fermi (come la pietra). Si comincia a produrre valore. A trasformare ciò che si riceve in qualcosa di nuovo, di utile, di significativo.

Dire ciò che si vuole dire è proprio questo: offrire al mondo il proprio pensiero autentico, le proprie visioni, i propri doni. Non per bisogno di approvazione, ma perché si è scoperto che si ha qualcosa da dare.

E qui entra in gioco un'energia cruciale: quella di # 18 KaLiY'eL. Il suo insegnamento è chiaro: "Decido io in base alla mia morale chi ha torto o chi ha ragione". Non secondo le regole esterne, non secondo il giudizio altrui, ma secondo la propria coerenza interiore.

Rompere il giuramento taciuto è esattamente questo: un atto che permette di porsi come giudici di sé stessi in base alla propria verità. Non più sottomettersi a una regola imposta (anche se autoimposta), ma affermare la propria bussola morale. È un atto di responsabilità radicale: io scelgo cosa è giusto per me. Io decido quali parole meritano di essere dette. Io stabilisco i miei confini.

Da segregatore a donatore: MaNaQe'eL e HaHa'iYaH

Due altre energie sono cruciali in questo passaggio:

# 66 MaNaQe'eL (Ripuliele), che riceve "ispirazioni e rivelazioni dall'aldilà" — inteso come l'aldilà della mente e delle conoscenze solite. Questa energia ha la missione di sgombrare e ripulire l'orizzonte per allargare la mente. Rompere il silenzio è esattamente questo: fare spazio al nuovo, alla rivelazione, all'ispirazione che non può arrivare finché siamo intasati dal giuramento.

# 12 HaHa'iYaH (Angelo dei Delusi) rappresenta una scelta fondamentale: essere donatori-rivelatori o segregatori-doganieri severi.

Il giuramento taciuto è la fase del segregatore: quella parte di noi che trattiene l'espressione, che nasconde i tesori, che tiene tutto sotto chiave per paura. La sua rottura è l'affermazione del donatore-rivelatore: quella parte che decide di aprire le porte, di condividere i misteri, di dare voce a ciò che prima era muto.

È chiamato "Angelo dei Delusi" perché chi reprime questa energia di rivelazione finisce per chiudersi in se stesso per la delusione verso il mondo. Quando vedi che gli altri non capiscono, che il mondo non è pronto, che la verità fa male, la tentazione è quella di segregare tutto dentro, di diventare custode geloso dei propri segreti.

Ma la "guarigione" sta proprio nel tornare a donare la propria verità. Non perché il mondo sia cambiato, ma perché tu hai scelto di non lasciare che la delusione ti trasformi in prigione.

Sono già lì: l'orizzonte come presente

sesta immagine: un giuramento taciuto, titolo su fondo rosso sangue e oro

"Al cielo, al sole, alle nuvole, al mare e al nuovo orizzonte che vedo unire la terra con il cielo... Lo tocco, sono già lì."

E qui arriviamo al culmine, alla frase che chiude il cerchio in modo folgorante.

Prima il mondo era ridotto a "io e la pietra". Ora il mondo è tornato ad essere vasto, pieno di elementi: cielo, sole, nuvole, mare. La liberazione dal limite interiore ha allargato i confini del proprio universo.

C'è un senso di riconnessione con il tutto, una sensazione di appartenenza cosmica che era stata oscurata dalla fissazione sull'ostacolo.

Ma è l'ultima frase che porta il vero shock: "Lo tocco, sono già lì."

Non dice "ora posso raggiungerlo". Non dice "finalmente ci arriverò". Dice: sono già lì.

Cosa significa?

Significa che la distanza tra sé e il proprio potenziale, tra sé e l'orizzonte, era una costruzione mentale mantenuta in vita dal giuramento. Una volta rotto il giuramento, la distanza si annulla.

L'orizzonte smette di essere una meta futura da inseguire con fatica e diventa una realtà presente, un luogo in cui si abita già.

Il cambiamento di prospettiva non ha solo permesso di vedere l'orizzonte, ma ha trasportato la persona dentro l'orizzonte. La felicità, la realizzazione, il potenziale non sono più qualcosa "là fuori", al di là dello scoglio. Sono qui, ora, accessibili. Basta toccarli. L'uomo-sangue: quando il tempo si annulla

Nella metafora sibaldiana, questo è lo stadio finale: l'uomo-sangue.

Il sangue è energia vitale e movimento puro. Ma c'è di più. In ebraico, la parola Dam (דם) significa "sangue", ma indica specificamente il sangue che palpita — l'immagine della mente cosciente, dell'identità viva e presente.

L'uomo-sangue è chi vive per espandere significato, non per necessità. È guidato da un senso di missione, da una forza interiore che circola liberamente.

Questo stadio corrisponde a una libertà psicologica ed espressiva completa. Non c'è più bisogno di protezione (pietra), né di esplorazione (acqua), né di produzione (pane). C'è solo il fluire naturale dell'energia vitale che manifesta se stessa senza ostacoli, senza paure, senza giuramenti che la limitino.

"Sono già lì" è l'affermazione dell'uomo-sangue. Ed è anche il superamento del tempo lineare.

Nell'Aldilà (che Sibaldi chiama Olam in ebraico, "il mondo/tempo dove tutto è presente"), passato e futuro collassano nell'adesso. Quando la tua coscienza — il tuo Dam, il tuo sangue che palpita — raggiunge l'obiettivo, il corpo deve solo allinearsi.

Non c'è più separazione tra dove sono e dove voglio essere. La vita è un presente continuo in cui il potenziale si manifesta istante per istante.

Il giuramento era la catena che mi teneva nel tempo lineare: "un giorno, forse, se...". La sua rottura è l'ingresso nel tempo dell'Olam: "sono già lì, adesso, qui".

Illuminare la paura: Ra'aHa'eL

C'è un'energia angelica che rappresenta il passaggio dalla paura alla libertà: 

# 39 Ra'aHa'eL .

Il suo nome unisce due radici ebraiche: rahah (aver paura) e rahav (osare, ma anche "oceano"). È l'energia di chi osa guardare l'invisibile, di chi ha il coraggio di esplorare le profondità — quelle interiori, oscure, spaventose come un oceano sconosciuto.

Ma attenzione: per liberarsi dalla paura, non basta il coraggio. Il coraggio, spesso, è solo una reazione alla paura, un modo di fronteggiarla senza davvero comprenderla. Ciò che serve è qualcosa di più profondo: illuminare la propria chiusura.

Come ricorda Sibaldi citando l'antica preghiera, dalla tradizione ecclesiastica, all'Angelo Custode ("[...] Illumina, custodisci, reggi e governa me [...]"), l'atto fondamentale non è combattere, ma vedere. Portare la luce dove c'era ombra. Riconoscere la paura per quello che è.

Il testo di "Un giuramento taciuto" descrive esattamente questo: il momento in cui ci si accorge che la regola era un fantasma, un'autorità interiorizzata (forse un genitore severo, forse una voce sociale, forse un'esperienza dolorosa cristallizzata) che non ha più alcun potere reale su di noi.

Quando illumini il fantasma, smette di spaventarti. Non perché sia scomparso, ma perché lo vedi per quello che è: sabbia, non catene.

 

I custodi della chiave di Barbablù: Ḥa'aMiYaH

L'Angelo/energia # 38 Ḥa'aMiYaH possiede un talento psicologico inquietante: è lo scopritore delle stanze di Barbablù.

Sibaldi ricorda che Barbablù stesso — il Gilles de Rais storico — era nato sotto questo influsso. Un dettaglio che fa tremare, perché ci mostra i due lati di questa energia: la scoperta che può liberare o la scoperta che può distruggere.

Le stanze di Barbablù non sono solo i nostri traumi, le memorie dolorose, i segreti vergognosi. Sono soprattutto una potenza che ci spaventa. Una forza enorme che abbiamo rinchiuso dietro quella porta perché ci sembrava troppo grande, troppo pericolosa, troppo diversa.

Chi è attraversato da questa energia ha il compito di girare la chiave. Di aprire quella porta. Di guardare dentro.

E cosa scopre? Che quel "lato oscuro" contiene una riserva di energia immensa. Come quella che Enrico Fermi (un Ḥa'aMiYaH) trovò nell'atomo: una potenza spaventosa che, se compresa e canalizzata, può illuminare città intere. O come quella che Gandhi (anch'egli Ḥa'aMiYaH) trovò nella non-violenza: una forza così radicale da sembrare impossibile, eppure capace di piegare imperi.

Ma se non usi questa chiave per trasformare il buio in un'impresa, quella potenza si rivolta contro di te. Non solo accumulando rancore (come accade a chi non apre mai la porta), ma portandoti a cercare disperatamente di essere "normale". Di essere accettabile. Di essere piccolo.

E così finisci per diventare una vittima delle circostanze, un eterno Charlie Brown — sempre sfortunato, sempre schiacciato dagli eventi, sempre convinto che il problema sia il mondo là fuori e non la chiave che tieni in tasca senza usarla.

Il giuramento taciuto è esattamente questo: la porta chiusa di Barbablù. È la decisione (inconscia, ma pur sempre decisione) di non girare quella chiave, di non scoprire cosa c'è dentro, di non recuperare quella potenza.

Romperlo significa finalmente aprire. Entrare nella stanza. E scoprire che il tesoro energetico che avevamo segregato per paura di essere troppo potenti è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per vivere davvero.

La Soglia e l'insonnia: varcare il confine

Prima di arrivare alla chiusura pratica, voglio approfondire un concetto che lega tutto quanto abbiamo esplorato: la Soglia.

Nell'angelologia sibaldiana, la Soglia è il confine tra l'Aldiqua e l'Aldilà — non intesi in senso religioso, ma come dimensioni della coscienza. L'Aldiqua è il mondo delle abitudini, delle sicurezze, del già noto. L'Aldilà è il territorio del potenziale, dell'ignoto, del non ancora realizzato.

Varcare la Soglia significa passare da uno stato all'altro. Significa lasciare la pietra per diventare acqua, pane, sangue. Significa rompere i giuramenti taciuti e abbracciare l'autenticità.

Ma varcare la Soglia non è facile. Anzi, è forse la cosa più difficile che un essere umano possa fare. Perché significa affrontare tutte le resistenze che abbiamo costruito nel corso di una vita.

Sibaldi chiama queste resistenze, metaforicamente, "insonnia".

Non è il semplice non dormire. Nei testi antichi (le Claviculae), l'insonnia è citata solo per due Angeli/energie specifici — # 17 La'aWiYaH e # 66 MaNaQe'eL — ed è un codice per iniziati: indica la difficoltà di passare dal "piccolo territorio della mente" (l'Aldiqua) alle "aree speciali e avventurose" (l'Aldilà).

È l'incapacità di entrare nel flow, di lasciarsi andare alla corrente. È come essere nell'acqua e non riuscire a nuotare, o peggio, avere paura di abbandonarsi al flusso per timore di perdere il controllo.

Varcare la Soglia produce questa "insonnia metaforica": ansia, dubbi, paure, resistenze. La parte di noi che è ancora pietra (o, come direbbe Sibaldi, che è ancora chiusa nel guscio) si ribella all'idea di diventare acqua e scorrere.

Il giuramento taciuto è proprio questo guscio, questa resistenza. È l'insonnia che ci tiene bloccati sull'orlo della Soglia, impedendoci di attraversarla.

Pensaci: il guscio protegge l'embrione finché è necessario, ma poi deve rompersi altrimenti diventa una bara. Il giuramento che un tempo ci proteggeva ("Meglio non dire, meglio non rischiare") è diventato il guscio che ci soffoca.

Gli Angeli/energie La'aWiYaH e MaNaQe'eL hanno il compito specifico di vincere l'insonnia, cioè di insegnare a superare questa resistenza al cambiamento. Non è casuale che sotto l'influsso di MaNaQe'eL siano nati Galileo e Copernico: uomini che hanno rotto il guscio della visione geocentrica per allargare la mente dell'umanità intera.

Rompere il giuramento taciuto è lo stesso gesto: rompere il guscio per permettere all'energia di fluire, di entrare nel flow, di attraversare finalmente la Soglia.

Hamartia ed ḤeṬe’: lo spreco di energia

Ci sono due concetti che descrivono perfettamente la dinamica del giuramento taciuto:

Hamartia (ἁμαρτία) — "errore nel mirare a qualcosa", spreco di forze. È quando puntiamo le nostre energie nella direzione sbagliata, quando fissiamo la pietra invece di fare un passo di lato. Tutta l'energia che mettiamo nel cercare di frantumare l'ostacolo esterno è hamartia, perché l'ostacolo vero è interno.

ḤeṬe’ (in ebraico חטא) — lo sforzo che blocca l'energia invece di liberarla. È quando ci impegniamo tantissimo ma nella direzione opposta a quella evolutiva. È la fatica di chi nuota controcorrente non per sfida, ma per abitudine. È l'insonnia stessa: lo sforzo tremendo di restare svegli (nell'Aldiqua) invece di lasciarsi andare al sonno (l'Aldilà).

Il giuramento taciuto è sia hamartia che ḤeṬe’: è l'errore di mirare alla pietra invece che a se stessi, ed è lo sforzo enorme che facciamo per mantenere il silenzio, per reprimere l'autenticità, per obbedire a una regola autoimposta.

Rompere il giuramento è correggere la mira e liberare l'energia. È entrare finalmente nel flow.

La Civiltà, Società e Cultura di massa (CSC)

C'è un ultimo nemico da nominare: la CSC.

L'acronimo sta per "Civiltà, Società e Cultura di massa", ma potremmo benissimo chiamarla "La Civiltà del Senso di Colpa"[1-2] . Come spiega Sibaldi, infatti, la CSC ha bisogno che noi ci sentiamo colpevoli per poterci dominare meglio.

È quel sistema culturale, sociale, religioso che ci vuole piccoli, obbedienti, rassegnati. È quella voce che dice "Chi ti credi di essere?", "Non è per te", "Accontentati di quello che hai". È il coro uniforme che ripete "Si è sempre fatto così" e guarda con sospetto chi osa fare altrimenti.

La CSC è il terreno in cui crescono i giuramenti taciuti. È lei che ci insegna a vergognarci dei nostri sogni, a temere il giudizio, a nascondere la nostra luce. È lei che trasforma l'osare in "presunzione", il disobbedire in "egoismo", il rompere il silenzio in "mancanza di rispetto".

E lo fa attraverso lo strumento più efficace che esista: il senso di colpa.

"Non ti va bene niente" diventa: "Sei un ingrato." "Voglio dire la mia verità" diventa: "Stai facendo soffrire gli altri." "Voglio realizzare i miei sogni" diventa: "Sei egoista, pensa prima agli altri."

Ma ecco il punto cruciale: la CSC non è solo "là fuori", nelle istituzioni o nelle persone che ci circondano. È soprattutto dentro di noi. È la parte di noi che ha interiorizzato quei messaggi e li ripete in loop, come un disco rotto.

Riconoscere il giuramento taciuto significa comprendere che i presunti limiti esterni — spesso incarnati dalle autorità o dalla società — sono in realtà un riflesso del nostro "auto-ostacolarci". Significa dire "Sono io!" di fronte all'ostacolo.

Non per colpevolizzarsi ulteriormente (sarebbe solo più CSC), ma per riappropriarsi del potere. Se sono io che ho creato il limite, allora sono io che posso rimuoverlo. O meglio: sono io che posso fare un passo di lato, rompere il guscio, entrare nel flow.

Come ricordavamo parlando degli Spiriti Ribelli (HaHeWaYaH): "Sentirsi in colpa per un'azione commessa è una viltà, è solo una scusa per non crescere." Il giuramento taciuto è il prodotto perfetto della CSC, e romperlo è l'atto rivoluzionario per eccellenza.

Cosa fare con il tuo giuramento taciuto

Siamo arrivati al punto pratico. Quello in cui la teoria diventa azione, la riflessione diventa trasformazione.

Tutto quello che abbiamo esplorato finora converge in tre domande e tre azioni. Prenditi il tempo che serve per attraversarle. Non è un esercizio da fare di fretta. È un atto di rivoluzione interiore.

Le domande da portarti dentro

1. Quali sono i tuoi giuramenti taciuti?

Fermati un momento. Respira. E chiediti: quali sono quelle regole non scritte che governano la tua vita? Quelle convinzioni che hai accettato senza mai metterle davvero in discussione?

Potrebbero essere frasi come:

  • "Non sono portato per quella cosa"

  • "Per me è impossibile..."

  • "Io sono fatto così"

  • "Le persone come me non..."

Queste frasi sono pietre. Scogli. Giuramenti taciuti.

2. Quale pietra stai fissando invece di fare un passo di lato?

C'è un ostacolo nella tua vita che consideri assoluto, inamovibile? Una situazione che ti sembra senza via d'uscita? Una relazione che non cambia? Un lavoro che ti soffoca? Una condizione che ti definisce?

Chiediti: sto cercando di frantumare questa pietra con la forza, o potrei semplicemente spostarmi? Cosa succederebbe se smettessi di fissarla e guardassi altrove?

3. In quale stadio ti riconosci: pietra, acqua, pane o sangue?

Questa è forse la domanda più importante. Perché riconoscere dove sei è il primo passo per decidere dove vuoi andare.

  • Sei pietra? Fermo, bloccato, rassegnato?

  • Sei acqua? In movimento, esplorativo, ma ancora senza forma precisa?

  • Sei pane? Creativo, produttivo, capace di nutrire gli altri?

  • Sei sangue? Libero, vitale, guidato da una missione chiara?

Non c'è giudizio qui. Non c'è un posto "sbagliato" dove essere. C'è solo consapevolezza.

L'esercizio pratico: tre passi per rompere il giuramento

PASSO 1: Riconosci

Prendi carta e penna (sì, proprio carta e penna, non lo smartphone). Scrivi una frase che inizi con "Per me è impossibile..." e completala con la prima cosa che ti viene in mente.

Non pensarci troppo. Lascia che emerga dal profondo.

Quella frase è la tua pietra. Guardala. Leggila ad alta voce. Riconoscila per quello che è: un giuramento taciuto fatto chissà quando, chissà perché.

PASSO 2: Sussurra il tuo NO

Ora dedica 5 minuti (cronometrali) a immaginare cosa succederebbe se disobbedissi a questa regola.

Non cosa succederà (troppo futuro), non cosa dovresti fare (troppo prescrittivo). Semplicemente: cosa succederebbe se? Se dicessi quella cosa che tieni dentro? Se provassi quella strada che consideri impossibile? Se smettessi di obbedire a quella regola autoimposta?

Lascia che la mente esplori liberamente, senza censure. Potrebbero emergere paure, resistenze, ma anche — e soprattutto — possibilità inaspettate.

Questo è il tuo "Spostati!" interiore. È l'atto di ribellione che attiva l'energia La'aWiYaH.

PASSO 3: Fai un passo di lato

Ecco la parte cruciale: non cercare di distruggere il limite. Non pianificare una grande rivoluzione. Non promettere a te stesso cambiamenti epocali.

Semplicemente, fai UNA piccola azione che aggiri il limite.

Non frontale. Laterale.

Esempio: se il tuo giuramento taciuto è "Non sono bravo a scrivere", non proporti di scrivere un romanzo. Scrivi tre frasi su qualcosa che ti interessa. E basta.

Se è "Non posso cambiare lavoro", non dare le dimissioni domani. Aggiorna il CV. Manda una email a un contatto. Esplora un'opzione.


Se è "Non so esprimere le mie emozioni", non fare un discorso epico. Dì una frase vera a una persona che ti sta vicina.

Un passo. Piccolo. Laterale.

Perché non è la grandezza del passo che conta. È la direzione. È il fatto che ti sei mosso.

E una volta che ti sei mosso, l'orizzonte cambia. Sempre.

Esplora più a fondo

Se questo articolo ha risuonato con te, se hai sentito qualcosa muoversi dentro mentre leggevi, allora forse è il momento di approfondire.

Sul blog "Si può uscirne crescendo" trovi molti altri articoli dedicati alle energie angeliche e ai percorsi di liberazione interiore: # 04 ‘ELaMiYaH [1-2] — Ignorare il mondo che c'è già # 17 La'aWiYaH [1-2] — L'energia del NO e della disobbedienza consapevole

# 18 KaLiY'eL [1-2] — Imporre la propria morale e diventare giudici di se stessi # 24 HaHeWaYaH  [1-2] — Il vaccino del senso di colpa, (Spiriti Ribelli) # 35 KaWaQiYaH [1-2] — Il blocco e il dominio: usare la scure (Qoph) per tagliare # 38 Ḥa'aMiYaH [1-2] — Custode della chiave di Barbablù # 39 Ra'aHa'eL  [1-2] — Illuminare la paura invece di combatterla # 40 Yeyaze'el [1-2]  — Liberazione dalle catene e superamento della rassegnazione

# 43 Wewuliyah [1-2] — La lezione della Waw: il limite come gradino, non come nemico # 66 MaNaQe'eL [1-2] — Vincere l'insonnia (citato insieme a # 17) # 69 Ra'aHa'eL [1-2] — Trasformare la paura in coraggio, dall'insonnia al risveglio


E se vuoi scoprire quale energia angelica attraversa la tua vita, quale corrente sta cercando di manifestarsi attraverso di te (e magari si sta trasformando in ostacolo perché non la riconosci), esplora la sezione dedicata all'energia angelica basata sull'angelologia sibaldiana.

Perché ricorda: gli Angeli non sono entità esterne che vengono a salvarci. Sono energie che attraversano gli individui. Sta a noi comprenderle e manifestarle.

Se un individuo non agisce l'energia del proprio Angelo, questa si manifesta in modo negativo o bloccante. Il giuramento taciuto era proprio questo: la manifestazione negativa di un'energia (forse legata all'espressione della verità, o alla creatività, o al coraggio) che, repressa, si è trasformata in un vincolo interno.

Liberare il giuramento significa liberare l'energia. Significa permettere all'Angelo — cioè alla tua parte più autentica, più potente, più viva — di fluire senza ostacoli.

Un'ultima cosa

Prima di lasciarti, voglio condividere con te una metafora finale per comprendere davvero il giuramento taciuto:

Immagina un viaggiatore che si ritrova incatenato nel bel mezzo di un vasto deserto. Non sono catene di ferro, ma corde fatte di sabbia che lui stesso ha tessuto nel corso degli anni. La liberazione non arriva da un soccorritore esterno, ma dal momento in cui capisce che la sabbia non ha forza se non è lui a crederci.

Quel momento di consapevolezza è l'esplosione che spazza via i fantasmi del passato e gli permette di dire "No" al suo vecchio sé.

Ecco: tu sei quel viaggiatore. Le corde di sabbia sono i tuoi giuramenti taciuti. E il momento della liberazione è adesso.

Non domani. Non quando sarai pronto. Non quando le condizioni saranno perfette.

Adesso.

Perché l'orizzonte non è là fuori, in qualche futuro lontano. L'orizzonte sei tu che ti permetti di vederlo. Di toccarlo. Di essere già lì.

Rotto l'antico giuramento, libera dal silenzio, dico ciò che voglio dire...

E tu? Cosa vuoi dire?

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